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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


Per l’Industria farmaceutica dal Decreto Sostegni bis un credito d’imposta del 20%.

Uncategorised Posted on Sun, August 22, 2021 13:50:19

Tra le diverse agevolazioni alle imprese contenute nel “Decreto Sostegni-bis” (DL n. 73/2021, convertito nella Legge n. 106 del 23 luglio 2021, recante: «Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali.»), si distingue il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, inclusi quelli vaccinali.

In particolare l’art. 31, commi 1-5, della norma stabilisce a favore delle imprese che effettuano attività di ricerca e sviluppo per farmaci nuovi, inclusi i vaccini, un credito d’imposta nella misura del 20% dei costi sostenuti dal 1° giugno 2021 al 31 dicembre 2030.

Ai fini della determinazione della base di calcolo del credito d’imposta, sono considerati ammissibili, nel rispetto delle regole generali di effettività, pertinenza e congruità, tutti i costi sostenuti per ricerca fondamentale, ricerca industriale, sviluppo sperimentale e studi di fattibilità necessari per il progetto di ricerca e sviluppo nel corso della sua durata, così come indicati dall’art. 25 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, ovvero: a) spese di personale: ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario nella misura in cui sono impiegati nel progetto; b) costi relativi a strumentazione e attrezzature nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto. Se gli strumenti e le attrezzature non sono utilizzati per tutto il loro ciclo di vita per il progetto, sono considerati ammissibili unicamente i costi di ammortamento corrispondenti alla durata del progetto, calcolati secondo principi contabili generalmente accettati; c) costi relativi agli immobili e ai terreni nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto. Va osservato che tali costi, pur essendo inclusi nell’art. 25 del regolamento (UE) n. 651/2014, sono tuttavia esplicitamente esclusi dal Decreto Sostegni bis dalle spese ammissibili; d) costi per la ricerca contrattuale, le conoscenze e i brevetti acquisiti o ottenuti in licenza da fonti esterne alle normali condizioni di mercato, costi per i servizi di consulenza e servizi equivalenti utilizzati esclusivamente ai fini del progetto; e) spese generali supplementari e altri costi di esercizio, compresi i costi dei materiali, delle forniture e di prodotti analoghi, direttamente imputabili al progetto.

L’art. 25 del regolamento (UE) n. 651/2014 fissa percentuali differenziate per l’intensità dell’aiuto, variando la quota di costi ammissibili sul totale che può essere soggetta a misure di sostegno.

Nello specifico è previsto che l’intensità di aiuto per ciascun beneficiario non superi: il 100% dei costi ammissibili per la ricerca fondamentale; il 50% dei costi ammissibili per la ricerca industriale; il 25% dei costi ammissibili per lo sviluppo sperimentale; il 50% dei costi ammissibili per gli studi di fattibilità.

Con riferimento alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale, l’intensità di aiuto può essere aumentata fino a un’intensità massima dell’80% dei costi ammissibili come segue: del 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole imprese; del 15% se è soddisfatta una delle seguenti condizioni: i) il progetto prevede la collaborazione effettiva tra imprese di cui almeno una è una PMI o viene realizzato in almeno due Stati membri, o in uno Stato membro e in una parte contraente dell’accordo SEE, e non prevede che una singola impresa sostenga da sola più del 70% dei costi ammissibili, o prevede la collaborazione effettiva tra un’impresa e uno o più organismi di ricerca e di diffusione della conoscenza, nell’ambito della quale tali organismi sostengono almeno il 10% dei costi ammissibili e hanno il diritto di pubblicare i risultati della propria ricerca; ii) i risultati del progetto sono ampiamente diffusi attraverso conferenze, pubblicazioni, banche dati di libero accesso o software open source o gratuito. Per gli studi di fattibilità le intensità di aiuto possono essere aumentate del 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole imprese.

Il credito d’imposta del 20% non è cumulabile, in relazione ai medesimi costi ammissibili, con altri incentivi sotto forma di credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo.

Il credito spetta alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo in Italia nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con l’Italia (Decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996).

Il credito d’imposta spetta fino ad un importo massimo di euro 20 milioni annui per ciascun beneficiario ed è utilizzabile in compensazione con mod. F24 (ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241), in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno successivo a quello di maturazione.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini IRES e IRAP e non rileva ai fini della deducibilità di interessi passivi e altri componenti negativi (come prevista dagli artt. 61 e 109, comma 5, del TUIR).

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Farmacia dei Green Pass e dei tamponi.

Uncategorised Posted on Wed, August 11, 2021 08:00:44

Mentre l’Italia va in vacanza, il Governo cerca di contenere la circolazione del virus, in quella che ormai si sta configurando come la “quarta ondata”, attraverso l’obbligatorietà del Green Pass e dei test per la rilevazione di antigene SARSCoV-2.

Il DL n. 105 del 23 luglio scorso (“Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”) prevede infatti che per accedere a diversi luoghi al chiuso e spazi all’aperto ad alto rischio assembramenti (Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso; Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; Musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; Sagre e fiere, convegni e congressi; Centri termali, parchi tematici e di divertimento; Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione; Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; Concorsi pubblici) si debba essere in possesso della “Certificazione verde Covid-19” (Green Pass), comprovante l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 (validità 9 mesi) o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi), oppure si sia effettuato un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore).

Lo scorso 5 agosto, il Commissario straordinario gen. Figliuolo in ossequio a quanto stabilito dal DL n. 105/2021, art. 5 (“Misure urgenti per la somministrazione di test antigenici rapidi”), ha siglato un Protocollo d’intesa con il Ministro della salute e le farmacie (rappresentate dai presidenti di Federfarma, A.S.SO.FARM. e FarmacieUnite) e le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi per la rilevazione di antigene SARSCoV-2, a prezzi contenuti.

In particolare il Protocollo prevede la somministrazione, da parte delle farmacie convenzionate, dei test antigenici rapidi a favore della popolazione:

  • di età compresa tra i 12 e i 18 anni, con oneri a carico degli utenti nella misura di € 8,00 e una quota di contribuzione a carico dell’Amministrazione pubblica pari a € 7,00 per ogni test antigenico rapido eseguito;
  • di età maggiore o uguale a 18 anni, con oneri a carico degli utenti nella misura di € 15,00 per ogni test antigenico rapido eseguito;

La remunerazione complessiva della farmacia per ogni test somministrato, pari ad € 15,00 (IVA esente), come precisa il Protocollo, è comprensiva dei costi di approvvigionamento dei test, del materiale di consumo necessario (guanti, camici, DPI), degli oneri di logistica, di rilascio delle certificazioni verdi COVID-19 e di ogni altro onere accessorio strettamente connesso all’esecuzione della prestazione. Pertanto nei € 15,00 è inclusa anche la remunerazione dell’atto professionale di somministrazione ed effettuazione del singolo test da parte dei farmacisti o del personale sanitario abilitato (infermiere, biologo) dagli stessi all’uopo ingaggiato, nonché di tutte le attività di eventuale prenotazione, di gestione delle agende degli appuntamenti e comunque collegate all’esecuzione dei test antigenici.

A ciò si aggiunge che la liquidazione della spesa a favore delle farmacie, per quanto concerne la compartecipazione a carico dell’Amministrazione pubblica, non è immediata, ma avverrà solo a consuntivo, da parte delle ASL, a seguito dell’approvazione dell’apposito documento contabile ovvero nell’ambito della distinta contabile riepilogativa (esponendo la cifra nel rigo dei servizi usualmente prestati), mediante pagamento di fatturazione elettronica del servizio reso, entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Per quanto concerne le certificazioni verdi (Green Pass) la questione è invece molto più semplice: sono rilasciate senza oneri a carico del cittadino e pertanto, non essendo prevista alcuna compartecipazione da parte dell’Amministrazione pubblica, risultano a totale carico delle farmacie.

A queste condizioni, in pochi giorni, le farmacie sono state prese d’assalto da migliaia di utenti interessati ad un supporto gratuito per la produzione del Green Pass o per la somministrazione dei test a prezzi calmierati.

Ma le farmacie, dopo anni di “liberalizzazioni”, di “distribuzione diretta e per conto”, di sconti crescenti e trattenute, di burocrazia e adempimenti, hanno dovuto contrastare l’erosione dei propri margini esasperando l’efficienza: con spazi, personale e attività attentamente calibrati allo svolgimento delle attività tradizionali.

Le farmacie pertanto non possono reggere un’ondata di richieste straordinarie, come quelle di questi giorni: le file si allungano, crescono i disservizi, diminuisce la qualità delle vendite.

Aumentano i costi.

Diminuiscono gli utili.

Paradossalmente mentre, da un lato, il Governo cerca attraverso un nuovo “modello di remunerazione” di correggere le distorsioni del passato, dall’altro, assume decisioni che vanno nella direzione opposta.

Del resto che qualcuno abbia fatto male i conti risulta ancor più evidente dopo che ieri una Regione virtuosa come il Veneto è dovuta correre ai ripari abolendo la gratuità dei tamponi, che potranno costare fino a € 22,00.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Slitta nuovamente il termine per inviare i dati al Sistema Tessera Sanitaria.

Uncategorised Posted on Wed, July 28, 2021 21:24:01

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, accogliendo le istanze di alcune Associazioni di categoria circa le criticità tecniche di aggiornamento di relativi software, ha emesso un decreto (ancora in fase di pubblicazione), che rinvia la trasmissione dei dati di spesa sanitaria sostenuta nel primo semestre 2021 al Sistema Tessera Sanitaria, prevista per il prossimo 31 luglio, slitta al 30 settembre 2021.

Si ricorda che da quest’anno il Sistema TS, da un lato, rappresenta l’unico canale per tutti gli obblighi fiscali di trasmissione e, dall’altro, è abilitato a ricevere solo i documenti che nel periodo siano anche stati pagati, dovendosi necessariamente indicare, salvo per le spese specificatamente esentate dall’obbligo di tracciamento, la modalità di pagamento.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Covid-19 e la modifica del sistema di remunerazione delle Farmacie.

Uncategorised Posted on Mon, July 12, 2021 09:47:11

Sono anni che i farmacisti stanno assistendo alla progressiva diminuzione del fatturato mutualistico per effetto di un combinato di fattori quali l’introduzione dei farmaci equivalenti (“generici”), l’aumento degli sconti e trattenute Asl, la Distribuzione diretta e per conto.

Del resto, l’attuale sistema di remunerazione della Filiera del farmaco, che si caratterizza per il riconoscimento ex lege all’Industria, alla Distribuzione intermedia e alla Farmacia di una percentuale fissa (“margine”) del prezzo di vendita al pubblico del medicinale, è incapace in un contesto deflattivo di garantire il mantenimento di adeguati livelli di remunerazione.

I farmacisti hanno quindi dovuto cercare nuove, difficili, condizioni di economicità attraverso lo sviluppo di comparti non tipicamente caratteristici. Attigui -se vogliamo- ma non tradizionali, almeno in una concezione ortodossa della Farmacia, che la vede innanzitutto focalizzata nella dispensazione del farmaco.

Tuttavia -come si ricorderà- ancora nel 2010, il Governo Berlusconi intervenne per risolvere il problema alla radice, gettando le basi per la riforma del sistema di remunerazione. Col DL 78/2010 dispose infatti l’avvio di un confronto tecnico per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica tra il Min. della salute, il MEF, l’AIFA e le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Al nulla di fatto che ne conseguì, cercò di porre rimedio nel 2012 il Governo Monti col DL 95/2012, stabilendo che a decorrere dal 1° gennaio 2013, l’attuale sistema di remunerazione fosse sostituito da un nuovo metodo, definito con Decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni, sulla base di un accordo tra le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l’Aifa. Addirittura Monti, col DL 95/2012 stabilì che, in caso di mancato accordo tra gli attori coinvolti, onde garantire comunque il rispetto del suddetto termine, il Governo dovesse intervenire direttamente e autonomamente, attraverso Decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF.

Da allora sono passati molti anni: le ricette hanno continuato a svalutarsi, le farmacie a impoverirsi, i farmacisti a cercare sempre nuove identità, ma il sistema di remunerazione non si è modificato.

Come evidenziato nel post del 22 marzo 2021, purtroppo è stata necessaria la tragedia della pandemia per riportare prepotentemente l’attenzione sulla vitale necessità per il Paese di una Farmacia solida, anche dal punto di vista economico. Ecco allora che all’art. 20 del “Decreto sostegni” (DL n. 41 del 22 marzo 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 69 del 21 maggio 2021 – Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19) sono previste in via sperimentale, per gli anni 2021 e 2022, una remunerazione aggiuntiva per il rimborso dei farmaci erogati in regime di Servizio sanitario nazionale nei limiti dell’importo pari € 50 milioni per l’anno in corso (dato che la sperimentazione dovrebbe partire dal prossimo mese di settembre) e a € 150 milioni per il prossimo anno, da adottarsi con decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Da quanto si evince dalla Bozza di Decreto che nei giorni scorsi il Min. Speranza ha inviato alla Conferenza Stato Regioni, la remunerazione aggiuntiva, che dovrebbe entrare in vigore già dal prossimo mese di settembre, verrà articolata sulla base delle seguenti componenti:

1. al fine di incentivare la dispensazione del farmaco al prezzo più basso, è prevista una quota premiale aggiuntiva di € 0,12, per tutte le farmacie, applicata ad ogni confezione di farmaci generici ed originator con prezzo pari a quello di riferimento;

2. al fine di valorizzare l’atto professionale, sganciando la remunerazione dal prezzo del farmaco, è prevista una quota fissa aggiuntiva per singola confezione di € 0,08, uniforme per tutte le tipologie di farmacia e da applicare a tutti i farmaci rimborsati dal SSN;

3. al fine di supportare le Farmacie non sussidiate, è prevista una quota “tipologica” aggiuntiva di € 0,12, destinata solo alle farmacie che godono della riduzione del 60% del multi sconto SSN;

4. al fine di valorizzare il servizio reso dalle farmacie periferiche e a minor fatturato SSN, è prevista una ulteriore quota “tipologica” aggiuntiva di € 0,14;

5. al fine di valorizzare il servizio reso dalle farmacie a minor fatturato SSN, è prevista una ulteriore quota “tipologica” aggiuntiva di € 0,25, destinata solo alle farmacie rurali e urbane che sono esentate dallo sconto SSN, in quanto con fatturato SSN inferiore a € 150 mila.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Tamponi e vaccini in Farmacia e obblighi INAIL

Uncategorised Posted on Sat, June 19, 2021 08:36:40

L’INAIL con l’Istruzione operativa diramata il 15 giugno scorso, avente ad oggetto: “somministrazione di vaccini anti SARS-CoV-2 nelle farmacie aperte al pubblico da parte di farmacisti. Classificazione attività e termini per la presentazione della denuncia di variazione”, ha chiarito che per assicurare il personale dipendente delle Farmacie che ora, per effetto dei recenti interventi normativi, svolga attività di somministrazione di vaccini o tamponi antigenici e molecolari, è necessario presentare con l’apposito servizio on-line entro il 15 luglio 2021, apposita denuncia di estensione del rischio (ai sensi dell’art.12, comma 3, primo periodo, DPR n. 1124/1965), indicando le presunte retribuzioni per il periodo decorrente dall’inizio dell’attività fino al 31 dicembre 2021 del personale interessato.

L’Istituto assicuratore sulla base di tale Denuncia provvederà a rideterminare (in aumento) il premio INAIL che passerà da un’aliquota del 6,4 per mille (voce 21102), all’11,85 per mille (voce 03114).

Con l’occasione, l’INAIL ha ricordato che in via generale le Farmacie, ai fini assicurativi (INAIL) rientrano nella gestione Terziario alla voce 21102.

In tale voce rientrano anche le eventuali attività svolte in Farmacia di preparazione di farmaci galenici, l’attività di vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche), le prestazioni di autoanalisi, di cui al DLgs n.153/2009.

L’Istituto ricorda come queste prestazioni analitiche di prima istanza, rientranti nell’ambito dell’autocontrollo, prevadono l’utilizzo di dispositivi di auto diagnosi e siano gestibili direttamente dai pazienti, non richiedendo il supporto di un operatore sanitario.

Viceversa -precisa l’Istituto- l’erogazione di prestazioni sanitarie, tra le quali rientra la somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2 o l’effettuazione di tamponi antigenici e molecolari, si realizza tramite un ciclo lavorativo caratterizzato da un rischio non assimilabile a quello connesso alle attività di cui sopra e ricade nella voce 03114.

Pertanto tali prestazioni, laddove erogate da personale dipendente delle Farmacie, deve essere oggetto di classificazione separata alla voce 0311 della gestione Terziario ad essa espressamente dedicata.

L’INAIL ricorda infine che, per la gestione Altre attività, la vendita dei prodotti farmaceutici e di altre merci (ad esempio cosmetici, dispositivi medici non professionali, calzature anatomiche) e le prestazioni di autoanalisi effettuate presso le Farmacie sono ricondotte al gruppo 01005, mentre le preparazioni galeniche svolte in farmacia sono da riferire al gruppo 21006. Anche in questo caso le eventuali prestazioni sanitarie sono da ricondurre al sottogruppo 03107.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il potenziamento dell’infrastruttura tecnica del Sistema Tessera sanitaria e il blocco odierno

Uncategorised Posted on Sun, May 30, 2021 06:00:38

Il Sistema Tessera Sanitaria a partire dalle ore 18:00 di sabato 29 maggio e fino alle ore 16:00 di oggi, domenica 30 maggio, è sottoposto ad un fermo totale dei servizi offerti per consentire il potenziamento dell’infrastruttura tecnica.

Durante questa interruzione le Farmacie non possono accedere ai servizi collegati alla piattaforma SOGEI e in particolare devono trattare le ricette dematerializzate in modalità off-line, come in passato si faceva per le ricette rosse. Una volta ripristinato il servizio e ritornati alla normalità, le Farmacie dovranno annullare le precedenti dispensazioni, facendo quindi -prima- rientrare in magazzino i farmaci nel frattempo dispensati e -dopo- farli nuovamente uscire secondo la procedura ordinaria per la ricetta dematerializzata.

Per le Farmacie sii tratterà quindi di un lavoro straordinario, con possibili ricadute anche sulle operazioni di tariffazione.

L’evoluzione tecnologica e la crescente digitalizzazione della Farmacia sono tuttavia indispensabili per consentirle di avere un ruolo di centralità nella sanità territoriale.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



Il Recovery plan, un’occasione da non perdere per il Paese, la sanità e la Farmacia

Uncategorised Posted on Sat, May 01, 2021 20:15:10

Entro il termine del 30 aprile, l’Italia ha inviato nella giornata di ieri il Recovery plan, anche denominato Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), alla Commissione europea che nei prossimi due mesi lo dovrà valutare e quindi finanziare.

Il Piano si inserisce all’interno di quel corposo pacchetto di interventi (meglio noto come “Next Generation EU”) da € 750 miliardi, stanziato nel pieno della pandemia dalla UE per favorire nel “vecchio continente” l’uscita dalla crisi e la ripresa economica.

Come ampiamente riportato dai media, al nostro Paese è destinata la parte più consistente di questi fondi: oltre € 235,14 miliardi, finanziati per € 191,5 miliardi attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, per € 30,6 miliardi attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio e infine per € 13,0 miliardi attraverso i fondi del React-EU.

Del resto -ha spiegato il Presidente Draghi- l’Italia non solo è stata investita dall’epidemia da Covid-19 prima e più duramente di tutti gli altri Paesi europei, ma lo è stata quando era già fragile dal punto di vista economico, sociale e ambientale, subendone le conseguenze più gravi.

Per il nostro Paese si tratta quindi di un’occasione senza precedenti per recuperare il gap accumulato negli ultimi vent’anni e rimettersi al pari delle migliori economie.

Seguendo le indicazioni di Bruxelles, il Piano si articola in sedici capitoli di spesa (“Componenti”), raggruppate in sei Missioni. Ogni Componente presenta riforme e priorità di investimento per un determinato settore o area di intervento, il tutto secondo un pacchetto coerente di misure tra loro complementari.

Entrando nel merito dei contenuti del Piano, le aree di intervento si distinguono in:

Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (3 componenti): Sono previsti investimenti per €50,07 miliardi per sostenere la transizione digitale del Paese, nella modernizzazione della pubblica amministrazione, nelle infrastrutture di comunicazione e nel sistema produttivo. L’obiettivo è garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga, migliorare la competitività delle filiere industriali, agevolare l’internazionalizzazione delle imprese. Infine, rilanciare i settori del turismo e della cultura, particolarmente strategici e caratterizzanti il nostro Paese.

Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica (4 componenti): Sono stanziati €69,96 miliardi per la realizzazione della transizione verde ed ecologica della società e dell’economia per rendere il sistema sostenibile e garantire la sua competitività. Sono compresi interventi per l’agricoltura sostenibile e per migliorare la capacità di gestione dei rifiuti; programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili; investimenti per lo sviluppo delle principali filiere industriali della transizione ecologica e la mobilità sostenibile. Sono anche previsti investimenti per l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato nonché iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, per salvaguardare e promuovere la biodiversità del territorio, per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche.

Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile (2 componenti): Sono previsti €31,46 miliardi per rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno. Sono previsti interventi sui servizi di trasporto merci secondo una logica intermodale in relazione al sistema degli aeroporti ed è favorita l’ottimizzazione e la digitalizzazione del traffico aereo. Sono inoltre previsti interventi per garantire l’interoperabilità della piattaforma logistica nazionale (PNL) per la rete dei porti.

Missione 4 – Istruzione e ricerca (2 componenti): Vengono destinati €33,81 miliardi per colmare le carenze strutturali, quantitative e qualitative dell’offerta di servizi di istruzione in tutto in ciclo formativo. Sono previste misure per l’aumento dei posti negli asili nido, fino all’accessibilità all’università. Sono rafforzati gli strumenti di orientamento e i sistemi di reclutamento e formazione degli insegnanti. È infine previsto il potenziamento della ricerca di base e applicata e strumenti per il trasferimento tecnologico, per innalzare il potenziale di crescita.

Missione 5 – Inclusione e coesione (3 componenti): €29,62 miliardi sono destinati alle infrastrutture sociali, al rafforzamento delle politiche attive del lavoro e all’imprenditoria femminile. Sono previsti interventi a favore del sistema di protezione per le situazioni di fragilità sociale ed economica, per le famiglie, per la genitorialità. Interventi a favore dello sport come fattore di inclusione. Investimenti per migliorare la coesione territoriale, potenziando le Zone Economiche Speciali e la Strategia nazionale delle aree interne, il Servizio Civile Universale e il ruolo del terzo settore nelle politiche pubbliche.

Missione 6 – Salute (2 componenti): sono appostati €20,22 miliardi per la salute, focalizzati su due obiettivi: (A) il rafforzamento della prevenzione e dell’assistenza sul territorio, con l’integrazione tra servizi sanitari e sociali; (B) l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale, il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e lo sviluppo della telemedicina, lo sviluppo delle competenze tecniche, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario nonché la promozione della ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario.

Attraverso gli investimenti in queste diverse aree, l’Italia avrà la possibilità di superare questo momento buio, uscendone migliorata, più moderna, con minori diseguaglianze, con più competenze, con maggiore cultura, più unita, più ricca.

Dal punto di vista sanitario -come dichiarato dal Governo- l’obiettivo inseguito con la Missione 6 è quello di garantire equità di accesso alle cure, rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, la modernizzazione e la digitalizzazione del Ssn. Una sanità più territoriale, con una più diffusa assistenza di prossimità sul territorio, attraverso l’istituzione di 1.288 Case di comunità e 381 Ospedali di comunità, il potenziamento dell’assistenza domiciliare (per raggiungere il 10% della popolazione con più di 65 anni), della telemedicina e dell’assistenza remota (con l’attivazione di 602 Centrali Operative Territoriali).

Non solo, anche una sanità più digitale grazie agli investimenti nell’aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzatture per diagnosi e cura, inclusa la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico.

La Farmacia, da sempre presidio sanitario di prossimità, distribuito sull’intero territorio nazionale sulla base delle Piante organiche (ora “Zone”), ha di fronte a sé un’occasione senza precedenti per valorizzare il proprio ruolo, anche se ciò comporta la maturazione verso un modello evoluto di “Farmacia dei servizi”, che sappia andare oltre la sola dispensazione di medicinali.

La “Farmacia di domani” potrà essere coinvolta nei processi di deospedalizzazione e assistenza domiciliare, coordinando le diverse professionalità necessarie sul territorio e favorendo l’incontro tra la domanda e l’offerta di tali servizi.

La Farmacia avrà la possibilità di ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle attività di screening della popolazione, di farmacovigilanza, ed anche nella gestione delle campagne vaccinali. In un sistema sanitario territoriale integrato e digitalizzato, attraverso la condivisione e l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico potrà anche contribuire ad una efficiente gestione delle prenotazioni delle visite ed esami, al ritiro dei referti, fino ad arrivare alla verifica dell’appropriatezza delle cure e dell’aderenza terapeutica.

La Farmacia, in particolare la Farmacia rurale, è poi esplicitamente richiamata nel Piano dalla Missione 5 (“Inclusione e coesione”), dove assurge a perno della strategia di potenziamento delle “aree interne”.

Le aree interne -si legge sul Piano- rappresentano circa tre quinti dell’intero territorio nazionale. La “Strategia nazionale per le aree interne” -descritta dal PNRR- prevede “Interventi speciali per la coesione territoriale” (Investimento 1.1) per il “Potenziamento servizi e infrastrutture sociali di comunità e nei Servizi sanitari di prossimità”.

A tal riguardo il Piano punta al consolidamento delle farmacie rurali convenzionate dei centri con meno di 3.000 abitanti, per renderle strutture in grado di erogare servizi sanitari territoriali, per coprire maggiormente la gamma di servizi sanitari offerta alla popolazione di queste aree marginalizzate.

Per realizzare tali obiettivi il Piano prevede l’assegnazione di risorse finanziarie pubbliche che sappiano incentivare i privati, secondo il meccanismo del co-investimento privato (pari a circa il 50% dell’intervento pubblico stanziato) a investire nell’adeguamento delle farmacie al fine di rafforzarne il ruolo di erogatori di servizi sanitari, (i) partecipando al servizio integrato di assistenza domiciliare; (ii) fornendo prestazioni di secondo livello, attraverso percorsi diagnostico- terapeutici previsti per patologie specifiche; (iii) erogando farmaci che il paziente è ora costretto a ritirare in ospedale; (iv) monitorando pazienti con la cartella clinica elettronica e il fascicolo farmaceutico.

Il Piano inviato ieri a Bruxelles rappresenta quindi una grandissima occasione non solo per il nostro Paese, ma anche per la Farmacia. Un’occasione unica per riacquistare in chiave moderna quella posizione di centralità di cui tutti abbiamo bisogno, come il Covid-19 ha drammaticamente dimostrato.

Si profilano mesi cruciali.

Se si sapranno fare le scelte giuste, il futuro che ci attende sarà ricco di opportunità e soddisfazioni.

Buon viaggio, Recovery plan. Buon futuro, Italia!

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le misure del Decreto Covid per le Farmacie

Uncategorised Posted on Thu, April 01, 2021 06:54:19

Nel picco della terza ondata con circa 500 morti giornaliere, il Consiglio dei Ministri presieduto dal Presidente Draghi e su proposta dei Ministri Cartabia (Giustizia), Speranza (Salute), Brunetta (Pubblica Amm.ne) e Orlando (Lavoro), al fine di favorire il contenimento della pandemia in corso, nella serata di ieri (mercoledì 31 marzo) ha approvato un Decreto Legge (cd “Decreto Covid”) concernente misure urgenti in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici.

Il Decreto, nel prorogare fino al 30 aprile 2021 l’applicazione di molte delle disposizioni del DPCM del 2 marzo 2021 e del Decreto Legge n.30/2021 e introduce anche alcune misure innovative.

Tra queste ve ne sono due di particolare rilievo per le Farmacie.

La prima prevede l’introduzione di uno “scudo penale” per tutti i soggetti vaccinatori e quindi, a seguito del Decreto sostegni, anche per quei farmacisti che eventualmente svolgeranno tale attività.

La seconda introduce l’obbligo vaccinale per tutto il personale medico-sanitario, inclusi i farmacisti.

In particolare circa lo “scudo penale” l’art. 3 del Decreto prevede l’impunibilità in caso di delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose (articoli 589 e 590 del Codice penale) verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria, qualora le vaccinazioni siano effettuate in conformità alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e alle relative circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute.

Con riguardo invece all’obbligo vaccinale per il personale medico-sanitario, l’art. 4 del Decreto prevede che, stante la situazione di emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, fino alla completa attuazione del piano vaccinale, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, onde tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2, salvo un accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestato dal medico di medicina generale.

La norma infatti precisa che la vaccinazione rappresenta un requisito essenziale all’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati.

È quindi prevista una rigorosa procedura al fine di garantire l’obbligatorietà.

Pertanto al fine di realizzare la campagna vaccinale obbligatoria:

  • entro cinque giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto, ciascun Ordine professionale territoriale competente deve trasmettere l’elenco degli iscritti, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla regione o alla provincia autonoma in cui ha sede;
  • entro lo stesso termine i datori di lavoro degli operatori di interesse sanitario, che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private, farmacie, parafarmacie e studi professionali trasmettono l’elenco dei propri dipendenti con tale qualifica, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla regione o alla provincia autonoma nel cui territorio operano;
  • entro dieci giorni dalla data di ricezione degli elenchi, le regioni e le province autonome verificano lo stato vaccinale di ciascuno dei soggetti rientranti negli elenchi. Quando dai sistemi informativi vaccinali a disposizione della regione e della provincia autonoma non risulta l’effettuazione della vaccinazione anti SARS-CoV-2 o la presentazione della richiesta di vaccinazione nelle modalità stabilite nell’ambito della campagna vaccinale in atto, la regione o la provincia autonoma, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, segnala immediatamente all’azienda sanitaria locale di residenza i nominativi dei soggetti che non risultano vaccinati;
  • ricevuta la segnalazione, l’azienda sanitaria locale di residenza invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione o i motivi di una sua omissione o differimento;
  • in caso di mancata presentazione della documentazione, l’azienda sanitaria locale, successivamente alla scadenza del predetto termine di cinque giorni, senza ritardo, invita formalmente l’interessato a sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2, indicando le modalità e i termini entro i quali adempiere all’obbligo;
  • in caso di presentazione di documentazione attestante la richiesta di vaccinazione, l’azienda sanitaria locale invita l’interessato a trasmettere immediatamente e comunque non oltre tre giorni dalla somministrazione, la certificazione attestante l’adempimento all’obbligo vaccinale;
  • decorsi invece inutilmente i termini, l’azienda sanitaria locale competente accerta l’inosservanza dell’obbligo vaccinale e ne dà immediata comunicazione all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza;
  • l’adozione dell’atto di accertamento da parte dell’azienda sanitaria locale determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2;
  • l’Ordine professionale di appartenenza comunica immediatamente la sospensione al datore di lavoro;
  • ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, che non comportino un rischio di contagiosità, con il trattamento economico corrispondente alle mansioni esercitate;
  • quando invece l’assegnazione a diverse mansioni non è possibile, per il periodo di sospensione non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato;
  • la sospensione mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

È facile attendersi che tali misure, da un lato, aumentino sia la platea dei soggetti disponibili a effettuare le vaccinazioni che il numero dei vaccinati, mentre dall’altro, contribuiscano a ridurre le occasioni di contagio.

Si tratta comunque di due disposizioni dal forte impatto etico e legale, che denotano la determinazione del Governo nella gestione della crisi sanitaria e che potrebbero alimentare un significativo contenzioso.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le misure del Decreto sostegni per le Farmacie

Uncategorised Posted on Mon, March 22, 2021 07:06:04

Il “Decreto sostegni”, appena approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 19 marzo 2021 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce alcune importanti disposizioni a favore delle Farmacie.

Innanzitutto, come anticipato nei giorni scorsi alle Commissioni Sanità di Camera e Senato dal Ministro della salute Speranza, i farmacisti vengono inseriti tra gli operatori sanitari preposti alla somministrazione dei vaccini.

Del resto l’esclusione disposta dall’ultima Legge di bilancio (Legge 30 dicembre 2020, n. 178), consentendo la vaccinazione in farmacia solo sotto la supervisione del medico, stonava non solo rispetto alla situazione di crescente emergenza, ulteriormente aggravatasi nelle ultime settimane per l’avvento della “terza ondata” e le difficoltà di approvvigionamento e utilizzo dei vaccini, ma anche rispetto ai riscontri positivi delle “iniziative attuate nei Paesi appartenenti all’Unione europea finalizzate alla valorizzazione del ruolo dei farmacisti nelle azioni di contrasto e di prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2”.

In via sperimentale viene quindi consentita per l’anno in corso la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico da parte dei farmacisti, purché siano opportunamente formati, anche rispetto alla disciplina del consenso informato, che gli stessi devono acquisire direttamente.

A tal riguardo è prevista la stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle Farmacie, sentito il competente ordine professionale, volti a disciplinare gli aspetti operativi, compresi i requisiti minimi strutturali dei locali per la somministrazione dei vaccini e le opportune misure da adottarsi per garantire la sicurezza degli assistiti.

Per assicurare il puntuale adempimento degli obblighi informativi (come previsti dall’articolo 3, comma 5, del decreto legge 14 gennaio 2021, n. 2), i farmacisti devono trasmettere, senza ritardo e con modalità telematiche sicure, i dati relativi alle vaccinazioni effettuate alla Regione o alla Provincia autonoma di riferimento, attenendosi alle indicazioni tecniche fornite da queste ultime, anche attraverso il Sistema Tessera Sanitaria.

Altra novità molto importante riguarda la remunerazione.

Il Legislatore è tornato a ribadire nella Relazione illustrativa al Decreto sostegni la preoccupazione per la tenuta del Sistema della distribuzione farmaceutica nel nostro Paese a causa della diminuzione della spesa convenzionata, che potrebbe esporre molte farmacie al rischio chiusura e pertanto propone un nuovo modello di Farmacia che oltre al farmaco assicuri ai cittadini una serie di prestazioni aggiuntive. “Durante l’emergenza covid-19 -si legge- la farmacia ha svolto un’importante assistenza sia per l’esecuzione di test mirati a rilevare la presenza di anticorpi e di tamponi antigenici rapidi che per la somministrazione dei vaccini. (…) La farmacia può diventare il luogo dove la popolazione può trovare la prima risposta alle proprie domande di salute, un’azienda erogatrice di servizi da mettere a disposizione del pubblico. Tali disposizioni hanno lo scopo quindi di passare da un sistema di remunerazione fondato sulla scontistica sul prezzo a una remunerazione che valorizza la funzione; in tal modo si incentiva la vendita anche dei farmaci generici che hanno un prezzo più basso rispetto agli altri”.

Al di là delle aspettative, già in passato ampiamente disattese soprattutto a causa della incapacità della Filiera del farmaco di trovare un punto d’incontro sul “nuovo modello di remunerazione”, il Decreto sostegni al fine di rafforzare strutturalmente la resilienza, la prossimità e la tempestività di risposta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) alle patologie infettive emergenti e ad altre emergenze sanitarie, prevede a favore delle Farmacie, in via sperimentale, per gli anni 2021 e 2022, una remunerazione aggiuntiva per il rimborso dei farmaci erogati in regime di Servizio sanitario nazionale nei limiti dell’importo pari € 50 milioni per l’anno in corso (dato che la sperimentazione dovrebbe partire dal prossimo mese di settembre) e a € 150 milioni per il prossimo anno, da adottarsi con decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

In conclusione da quest’ultimo Decreto ne esce una Farmacia finalmente rivalutata sotto il punto di vista del riconoscimento del ruolo di centralità all’interno del Servizio sanitario nazionale, che premia -tra l’altro- l’importante lavoro svolto con professionalità in questi difficili mesi nel contrasto alla diffusione della pandemia e nell’erogazione di servizi sanitari.

A ciò si aggiunge un primo significativo stanziamento di risorse economiche, volto a contrastare l’ormai evidente incapacità dell’attuale modello di remunerazione, basato sul “sistema del margine”, di garantire in un contesto di prezzi decrescenti, il mantenimento dell’equilibrio economico e adeguati standard di efficienza ed efficacia.

Chissà che dopo tanti anni difficili non si stia finalmente aprendo per la Farmacia una nuova stagione.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



L’incompatibilità per il socio della Farmacia

Uncategorised Posted on Sat, February 13, 2021 14:53:59

Uno dei temi più dibattuti a seguito delle modifiche normative disposte negli ultimi anni a favore della liberalizzazione del Settore, che ha portato la “Farmacia di soli farmacisti (che fanno solo i farmacisti)” a diventare la “Farmacia di tutti (farmacisti e non farmacisti, società di persone e di capitali)”, riguarda il vincolo della non-incompatibilità del titolare e del socio di società titolare di Farmacia.

La Legge n.362/1991, come modificata nell’agosto 2017 dalla Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017), prevede infatti:

  • all’art. 7, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata sia incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Inoltre alle suddette società si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8;
  • all’art. 8, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata, salvo il caso di comunione ereditaria, sia incompatibile:

a) nei casi di cui al citato art. 7;

b) con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;

c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.

Al Ministero della salute, subissato da una moltitudine di richieste di chiarimenti da parte di privati cittadini, federazioni di ordini professionali, enti del Servizio sanitario nazionale in merito alla corretta interpretazione delle nuove disposizioni, si accorsero immediatamente delle notevoli difficoltà interpretative, al punto che il Ministero stesso, con la nota di trasmissione della relazione prot. 12257 del 3 novembre 2017, dovette chiedere soccorso al Consiglio di Stato, che sul finire del 2017 fornì i seguenti chiarimenti:

  1. Medici: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio di società titolare di farmacia, qualunque medico, sia che eserciti la professione sia che non la eserciti e sia solo iscritto all’albo professionale;
  2. Titolari, gestori provvisori, direttori, collaboratori di farmacia: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, indipendentemente dal fatto che sia un “socio operativo”, un “socio di capitali”, un “socio persona fisica” o un “socio società”, chiunque sia titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;
  3. Rapporto di lavoro: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, chiunque abbia un altro rapporto di lavoro, intendendo con questo non solo un rapporto di lavoro subordinato, ma qualsiasi rapporto di lavoro (anche autonomo) che abbia carattere continuativo e la cui regolarità delle prestazioni sia tale da risultare assorbente;
  4. Farmacie del concorso straordinario: Le incompatibilità previste dalla norma sono applicabili sia alle farmacie vinte con concorso ordinario sia a quelle vinte con concorso straordinario.

Il dibattito tuttavia, anche a livello dottrinale, era tutt’altro che chiuso e pochi mesi dopo, nell’aprile del 2018, anche il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, si volle esprimere sulle novità introdotte dalla Legge n. 124/2017 (art. unico, commi 157 e ss.) e quindi sul regime delle incompatibilità.

Al riguardo i tre autori dello Studio (P. Guida, A. Ruotolo e D. Boggiali) arrivarono alla sconsolata conclusione che, seguendo l’indirizzo dettato dal Consiglio di Stato, la partecipazione alle società di farmacia sarebbe stata di fatto impedita a quasi tutte le persone fisiche, rimanendo compatibili solo i disoccupati, pensionati, studenti e le casalinghe.

Al fine di superare questa impasse, lo Studio trovò nella ratio della norma due ambiti soggettivi di applicazione dell’incompatibilità: uno, concernente “qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché (…) l’esercizio della professione medica” rivolto a qualsiasi socio; l’altro, cui afferiscono tutte le ipotesi di cui all’art. 8, rivolto ai soli farmacisti. A supporto di tale conclusione il Notariato richiamò le disposizioni normative riguardanti il regime sanzionatorio, operante solo per i farmacisti (Legge n. 362/1991, art. 8, c.3) e quelle in materia successoria (Legge n. 361/1991, art. 7, c. 9).

Com’era facile prevedere, negli anni seguenti il tema dell’incompatibilità si è spostato dal piano dottrinale a quello giurisprudenziale, arrivando ad una prima sintesi con le sentenze della Corte Costituzionale n. 11 del 5 agosto 2020, del Consiglio di Stato n. 4634 del 20 luglio 2020 e del TAR Toscana n. 233 del 20 febbraio 2020.

Con riguardo al tema dell’incompatibilità con “qualsiasi rapporto di lavoro”, la giurisprudenza ha stabilito infatti che possono legittimamente partecipare ad una società titolare di farmacia sia farmacisti che non farmacisti, anche se dipendenti pubblici o privati o lavoratori autonomi a condizione che siano soci di mero capitale e non siano in alcun modo coinvolti nella gestione della farmacia o della società. Eccezion fatta per le società costituite dai vincitori di una farmacia a concorso straordinario per i quali per il primo triennio valgono in via restrittiva tutte le condizioni di incompatibilità previste nel comma 2 dell’art. 7 e nel comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91, compresa dunque quella “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato”. Superato il triennio i soci delle società vincitrici saranno equiparabili agli altri soci di farmacia in termini di norme di incompatibilità.

Sul tema dell’incompatibilità e in particolare dell’incompatibilità con la professione medica ovvero “con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica” (art. 7, comma 2, secondo periodo, della legge n. 362 del 1991, come novellato dalla Legge n. 124 del 2017) si è recentemente espresso il TAR Marche con la sentenza n. 106/2021 pubblicata l’8 febbraio 2021.

Il TAR ha affermato che “la ratio della disciplina delle incompatibilità che riguardano la titolarità della farmacia e i rapporti con altre professioni sanitarie risiede nella necessità di garantire al massimo l’indipendenza e l’autonomia dell’attività di dispensazione dei farmaci, soprattutto rispetto all’attività di prescrizione degli stessi, evitando così possibili conflitti di interessi”.

Pertanto agli esercenti professioni sanitarie non è sufficiente “schermarsi” attraverso la costituzione di un “soggetto intermedio” (ovvero di una società) per superare l’incompatibilità.

La sentenza spiega che l’incompatibilità tra l’esercizio della professione medica con la professione di farmacista è posta dall’ordinamento a presidio della libertà nello svolgimento delle rispettive attività di prescrizione del farmaco e di consiglio farmaceutico, in modo da evitare il verificarsi di possibili conflitti di interessi.

La sentenza stabilisce che l’incompatibilità è un principio generale applicabile a tutti i soggetti che, in forma singola o associata, siano titolari o gestori di farmacie e va estesa a qualsiasi forma di partecipazione alle società di farmacia, senza alcuna limitazione o esclusione, quindi anche ai soci che partecipano con il solo conferimento di capitali.

In conclusione, qualunque sia la forma di partecipazione sociale dei medici (anche solo la presenza nel Consiglio di Amministrazione o nella compagine societaria della società controllante) configura i presupposti dell’incompatibilità.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Covid-19 e la telemedicina nelle Farmacie. Un credito d’imposta per le Farmacie che operano nei centri più piccoli:

Uncategorised Posted on Sat, February 06, 2021 16:26:20

L’evoluzione tecnologica, la ricerca da parte della popolazione di una maggiore assistenza sanitaria di prossimità, e la necessità per molti farmacisti di ampliare la propria offerta attraverso l’erogazione di “servizi sanitari”, ha favorito negli ultimi anni la progressiva introduzione della telemedicina nelle nostre Farmacie.

È stato però l’avvento della pandemia e le gravi difficoltà che medici e strutture ospedaliere hanno incontrato nella sua gestione, che negli ultimi tempi ha obbligato il Legislatore e il Servizio sanitario nazionale a volere una sanità sempre più territoriale e virtuale, dando così un’ulteriore accelerazione al fenomeno già in atto.

Lo scorso 17 dicembre la Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato un Documento del Min. Salute in relazione all’erogazione di prestazioni in telemedicina in cui vengono forniti importanti indicazioni su “sistema remunerativo/tariffario”, “adesione del paziente”, “responsabilità professionale”, “comunicazione dell’esito della prestazione sanitaria erogata in modalità televisita”, “strumenti che dovranno essere nelle disponibilità del personale sanitario (medico)”, “strumenti di supporto per il paziente”, “standard di servizio per l’erogazione di prestazioni in telemedicina”, “limiti di applicazione delle prestazioni di telemedicina a domicilio”.

Entrando nel merito delle singole prestazioni, il Documento spiega che:

  • la telemedicina televisiva è “un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza in tempo reale con il paziente, anche con il supporto di un caregiver, tuttavia, la televisita, come previsto anche dal codice di deontologia medica, non può essere mai considerata il mezzo per condurre la relazione medico-paziente esclusivamente a distanza, né può essere considerata in modo automatico sostitutiva della prima visita medica in presenza”;
  • il teleconsulto medico è “un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza con uno o più medici per dialogare, anche tramite una videochiamata, riguardo la situazione clinica di un paziente, basandosi primariamente sulla condivisione di tutti i dati clinici, i referti, le immagini, gli audio-video riguardanti il caso specifico”;
  • la teleconsulenza medico-sanitaria è “un’attività sanitaria, non necessariamente medica, ma comunque specifica delle professioni sanitarie (n.d.r. tra cui rientrano anche i farmacisti) che si svolge a distanza ed è eseguita da due o più persone che hanno differenti responsabilità rispetto al caso specifico”;
  • la teleassistenza da parte di professioni sanitarie (infermiere / fisioterapista / logopedista) è “un atto professionale di pertinenza della relativa professione sanitaria (n.d.r. tra cui quella resa dai farmacisti) e si basa sull’interazione a distanza tra il professionista e paziente/caregiver per mezzo di una videochiamata, alla quale si può all’occorrenza aggiungere la condivisione di dati, referti o immagini”.

Anche il Legislatore fiscale è intervenuto sul finire d’anno con una norma volta a favorire la capillarità del servizio di telemedicina: l’art. 19-septies della Legge di conversione del “Decreto Ristori” (Legge 18 dicembre 2020, n. 176 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19).

La norma, rubricata “Disposizioni per favorire l’accesso a prestazioni di telemedicina nei piccoli centri”, stabilisce infatti che al fine di favorire l’accesso a prestazioni di telemedicina da parte dei cittadini dei piccoli centri urbani, alle farmacie che operano nei comuni o centri abitati con meno di 3.000 abitanti è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d’imposta nella misura del 50%, fino a un importo massimo di 3.000 euro per ciascun soggetto beneficiario delle spese per l’acquisto e il noleggio, nell’anno 2021, di apparecchiature necessarie per l’effettuazione di prestazioni di telemedicina (di cui all’articolo 3 del decreto del Ministro della salute 16 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 2011).

Tali prestazioni potranno essere erogate presso le farmacie previo accordo con l’azienda sanitaria competente per territorio e sulla base di prescrizione del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, applicando le tariffe stabilite dal nomenclatore tariffario regionale ovvero l’eventuale regime di esenzione previsto.

La norma precisa inoltre che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’Irap.

Per ora si rimane in attesa del Decreto attuativo del Min. Salute, da adottarsi di concerto con il MEF entro il 22 febbraio, con cui saranno definiti i criteri e le modalità di attuazione della disposizione e in particolare gli investimenti agevolabili, le procedure di concessione e di utilizzo del credito, la documentazione necessaria, le condizioni di revoca del beneficio e i relativi controlli.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



Le agevolazioni per l’imprenditoria femminile:

Uncategorised Posted on Sat, January 30, 2021 08:59:33

La pandemia ha determinato una crisi economica senza precedenti. Dai dati recentemente pubblicati da Unioncamere risulta tuttavia che le imprese a guida femminile siano state tra le più penalizzate.

Del resto l’imprenditoria femminile è tradizionalmente sviluppata in alcuni dei settori più colpiti dalla crisi, come la ristorazione, il turismo, l’abbigliamento, la cura della persona, lo spettacolo. Inoltre, è un dato di fatto che sulla popolazione femminile siano ricaduti gran parte gli effetti collaterali del lock-down, come le nuove modalità di lavoro (lo smart-working) e di studio dei figli (la didattica a distanza).

A questo proposito giova ricordare che l’art.1, commi 97-106, della Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178 del 30 dicembre 2020) ha istituito un Fondo a sostegno dell’impresa femminile, con una dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022. Gli interventi previsti dalla norma possono riguardare:

a) contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero-professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

b) finanziamenti senza interesse, finanziamenti agevolati e combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

c) incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, nella forma di contributo a fondo perduto per l’integrazione del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’80% della media del circolante degli ultimi tre esercizi;

d) percorsi di assistenza tecnico-gestionale per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

e) investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start-up e le pmi innovative.

Entro fine febbraio dovrà essere emanato il Decreto attuativo da parte del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, che determinerà le modalità di attuazione, i criteri e i termini per la fruizione delle agevolazioni previste dalla Legge.

Nel frattempo la Regione del Veneto, con Deliberazione della Giunta Regionale n. 60 / DGR del 26/01/2021, ha approvato il “Bando per l’erogazione di contributi alle PMI a prevalente partecipazione femminile. Anno 2021” sulla base della Legge regionale 20 gennaio 2000, n. 1.

Il Bando prevede la concessione di contributi a fondo perduto, in regime de minimis, pari al 40% della spesa rendicontata ammissibile per la realizzazione di interventi di importo non inferiore a euro 20.000,00 e non superiore a euro 130.000,00.

Rientrano tra le spese ammissibili quelle per l’acquisto, o l’acquisizione tramite leasing finanziario, di macchinari, impianti produttivi, hardware ed attrezzature nuovi di fabbrica nonché per negozi mobili, le spese per arredi nuovi di fabbrica; mezzi di trasporto ad uso interno o esterno ad esclusivo uso aziendale, con l’esclusione delle autovetture; opere edili/murarie e di impiantistica; software – anche in cloud, brevetti, licenze, know-how o conoscenze tecniche non brevettate; banche dati, ricerche di mercato, biblioteche tecniche; campagne promozionali anche sui social network.

Le domande di sostegno dovranno essere compilate e presentate esclusivamente per via telematica, attraverso il Sistema Informativo Unificato della Programmazione Unitaria (SIU) della Regione del Veneto. La fase di compilazione sarà attiva dalle ore 10.00 di martedì 9 febbraio 2021 alle ore 12.00 di mercoledì 24 febbraio 2021 e quella di presentazione dalle ore 10.00 di martedì 2 marzo 2021 fino alle ore 17.00 di giovedì 4 marzo 2021.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Proroga dei termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 21:32:09

A causa di una serie di problemi tecnici rilevati da Sogei nelle giornate del 19, 20 e 21 gennaio 2021 nella trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, l’Agenzia delle entrate con il Provvedimento n. 20765/2021 del 22 gennaio, accogliendo le istanze di alcune Associazioni di categoria dei farmacisti e commercialisti, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha prorogato di 8 giorni (ovvero all’8 febbraio 2021) la scadenza per la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria delle spese sanitarie riferite all’anno 2020, inizialmente prevista per il 31 gennaio 2021.

A tutela privacy, con il medesimo Provvedimento è stato anche disposto lo slittamento della data entro cui i contribuenti possono comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nel 2020 per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata. Infatti, in deroga a quanto previsto dal Provvedimento n. 115304 del 6 maggio 2019, l’esercizio dell’eventuale opposizione potrà avvenire, mediante apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate, fino all’8 febbraio 2021 (e non entro il 31 gennaio), con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, e dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021 (e non dal 9 febbraio all’8 marzo), con riferimento ad ogni singola voce di spesa, accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria.

Il Provvedimento ha poi spostato dal 9 marzo 2021 al 16 marzo 2021, il termine entro il quale il Sistema Tessera Sanitaria dovrà mettere a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie 2020 e dei relativi rimborsi.

Il Provvedimento ha infine precisato che la proroga non avrà impatti sul calendario della prossima campagna dichiarativa 2021.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La dematerializzazione della ricetta bianca

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 10:06:32

Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 dicembre 2020, pubblicato in GU il 15 gennaio scorso, prevede che dal prossimo 30 gennaio anche le prescrizioni di farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale, le cosiddette “ricette bianche”, siano dematerializzate.

Pertanto il medico prescrittore procederà alla generazione in formato elettronico delle prescrizioni di farmaci non a carico del SSN, riportando almeno i dati relativi al codice fiscale del paziente, la prestazione e la data della prescrizione, nonché le informazioni necessarie per la verifica della ripetibilità e non ripetibilità dell’erogazione dei farmaci prescritti.

La ricetta elettronica verrà quindi individuata univocamente dal Numero di ricetta bianca elettronico (NRBE), assegnato dal Sistema (SAC) nel corso della compilazione da parte del medico prescrittore.

A fronte dell’esito positivo dell’invio telematico dei dati, il medico rilascerà al paziente il promemoria cartaceo, secondo il modello pubblicato sul portale del SAC (www.sistemats.it).

In alternativa, su richiesta del paziente, il promemoria gli potrà essere trasmesso tramite e-mail, sms o altro mezzo di comunicazione.

Il paziente sceglierà quindi la farmacia in cui presentare la ricetta e il Sistema (SAC) informerà infine, da un lato, la farmacia affinché prenda in carico la ricetta per procedere alla dispensazione dei farmaci prescritti e, dall’altro, il paziente perché passi a ritirarli.

Fino al perdurare del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 il paziente, che ha ricevuto la ricetta elettronica farmaceutica da parte del medico prescrittore, potrà evitare di recarsi personalmente in farmacia, inoltrando direttamente gli estremi della ricetta ricevuta dal medico alla farmacia prescelta, di modo che possa recapitare i farmaci prescritti all’indirizzo indicato dall’assistito.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Legge di bilancio 2021, il Covid-19 e la “Farmacia dei Servizi” tra tamponi e vaccini

Uncategorised Posted on Thu, December 31, 2020 13:46:24

L’anno si sta chiudendo con l’Italia ancora in lockdown, con le mascherine, il distanziamento sociale, il virus in circolazione, il Servizio sanitario nazionale duramente impegnato e l’approvazione di una Legge di bilancio (L. n.178/2020, G.U n.322 del 30.12.2020) che finalmente riconosce alla Farmacia un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza e nel contrasto alla diffusione della pandemia.

Nella Legge appena approvata è infatti prevista la possibilità di eseguire presso le Farmacie:

  1. test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione dell’antigene SARSCoV-2 (L. n. 178/2020, art.1, commi 418-420);
  2. vaccini, seppur sotto la supervisione dei medici eventualmente assistiti da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato (L. n. 178/2020, art.1, commi 471).

Sebbene la norma rimandi alla stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali di categoria e preveda che non debbano derivarne nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, rappresenta una svolta nell’acceso confronto tra coloro che vedono la Farmacia come un semplice “negozio” in cui l’aspetto predominante, se non l’unico, è quello “commerciale” e i sostenitori di una Farmacia evoluta, “professionale”, ma anche “regolamentata”.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e le agevolazioni IVA per alcuni beni necessari per fronteggiare l’emergenza.

Uncategorised Posted on Sat, October 17, 2020 22:27:01

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n.26 dello scorso 15, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al controverso art. 124 del Decreto Rilancio, che prevede una disciplina IVA agevolata per l’acquisto dei beni considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Secondo l’art. 124 a decorre dal 1° gennaio 2021 è applicata l’aliquota iva del 5% sulle cessioni dei seguenti beni: Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

La norma prevede inoltre che le predette cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020, siano esenti iva, mantenendo comunque il diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.

Come abbiamo già avuto modo di osservare, la disposizione pur apprezzata nelle intenzioni, ha sollevato fin da subito molti dubbi interpretativi. Con la Circolare n.26, l’Agenzia delle entrate ha quindi voluto fornire alcuni chiarimenti sia di carattere interpretativo che di indirizzo operativo.

Innanzitutto l’Agenzia delle entrate ha ribadito che l’elenco indicato nell’art. 124 è tassativo e ha fatto rinvio ai codici di classifica doganale delle merci, riportato dalla circolare 12/2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM); tuttavia ha precisato che i beni agevolabili ai sensi dell’art. 124 costituiscono un paniere più ristretto di quello individuato dai codici TARIC di cui alla Circolare n. 12/2020 dell’ADM.

In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha chiarito che l’agevolazione è applicabile a qualsiasi cedente ed acquirente, in qualunque stadio della commercializzazione, ed è concessa anche per gli acquisti intracomunitari, sebbene la ratio della norma sia quella di agevolare esclusivamente le cessioni aventi finalità sanitaria.

La Circolare ha poi spiegato che l’iva agevolata si applica non solo alla cessione, ma anche al noleggio o leasing di attrezzature di cui all’art. 124.

L’Agenzia delle entrate ha anche affrontato il tema delle indicazioni da riportare in fattura, dicendo di utilizzare la dicitura «operazione esente con diritto alla detrazione» oppure di «cessione esente ai sensi dell’articolo 124, comma 2, del DL n. 34 del 2020».

Quanto infine alla compilazione delle Dichiarazioni IVA, l’Agenzia ha precisato che nel modello Lipe queste cessioni andranno riportate, rispettivamente, nei righi VP2 e VP3 che riepilogano il totale delle operazioni attive e passive.

L’Agenzia non ha invece fornito indicazioni circa i righi del modello dichiarativo in cui inserirle e, per quanto concerne le operazioni attive, che fino al 31.12.2020 sono cessioni esenti con diritto alla detrazione, molto probabilmente dovrà essere inserito un nuovo rigo nel modello Iva per tenere conto che tali cessioni non concorrono alla formazione del pro-rata.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



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