Il
mercato della farmacia in Italia -come noto- è caratterizzato da un rigido
sistema normativo, volto a garantire il soddisfacimento di un bisogno di
primaria importanza, costituzionalmente garantito, quale quello della salute.
Questo
Sistema finora si è retto su alcuni capisaldi quali, per esempio, l’esclusività
della vendita dei farmaci (di fascia A); il contingentamento delle autorizzazioni
(in base alla popolazione); l’equidistribuzione territoriale (attraverso
l’identificazione delle piante organiche
o zone); la proprietà, gestione e
responsabilità sanitaria dell’esercizio-farmacia esclusivamente ai farmacisti (in
possesso di stringenti requisiti soggettivi).
Insomma,
un impianto normativo coerente e volto a favorire l’istaurarsi di uno stretto
legame tra farmacista-Farmacia-popolazione.
Il
farmacista doveva infatti svolgere una vera e propria missione sul territorio,
non poteva essere un semplice imprenditore, un puro investitore, uno
speculatore.
Era
soprattutto un professionista destinato a servire un territorio ben definito,
assumendosene tutta la responsabilità sanitaria, ma “anche” imprenditoriale, economica
e patrimoniale.
Con
l’approvazione del DDL Concorrenza, tutto
ciò viene superato e si creano i presupposti per l’ingresso potente, se non addirittura
prepotente (!), delle multinazionali, della finanza e del “grande capitale” in
genere. Per la spersonalizzazione del servizio. Per una nuova Farmacia, non più
dei farmacisti o solo dei farmacisti.
I
rischi più evidenti sono quelli, da un lato, della degenerazione dei piccoli
esercizi di vicinato, a conduzione famigliare, in grandi catene e category killer, ispirate più da logiche
di business, che di salute, e dall’altro,
della distorsione del mercato, che si realizzerebbe nel momento in cui l’offerta
di prodotti farmaceutici, non fosse più guidata dalla domanda ovvero dalle
esigenze di salute del cliente, ma dall’interesse economico-finanziario dell’Industria
e/o della Distribuzione intermedia.
Purtroppo
per evitare questi rischi, si sarebbe dovuto intervenire in modo incisivo sulle
“incompatibilità”. In oltre due anni di dibattito parlamentare, c’era tutto il
tempo per farlo e correggere una norma malscritta e pericolosa. Non lo si è
voluto fare. Non è stato fatto.
La
scelta politica è quella di una radicale trasformazione del Settore e di un servizio,
che finora aveva dato ottimi risultati in termini di presidio sanitario e di
contenimento della spesa pubblica.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia