Il mercato delle
compravendite di farmacie è caratterizzato da prezzi in genere elevati. Molto
più alti di quelli che mediamente si praticano nelle transazioni degli esercizi
commerciali.
La ragione è duplice.
Innanzitutto le farmacie si distinguono per un elevato valore intrinseco,
dovuto alla buona probabilità dei redditi e/o flussi finanziari positivi nel
prossimo futuro. La tipologia di prodotti offerti e di bisogni soddisfatti,
uniti al continfentamento delle autorizzazioni e alla equidistribuzione
territoriale stabilita dalla normativa speciale di settore, rappresentano
infatti una forte garanzia per il cessionario, l’acquirente.
In secondo luogo,
proprio il “numero chiuso” e la “scarsità” delle
autorizzazioni ha comportato, come per ogni “bene raro”, prezzi di
transazione elevati.
La Legge sulla
concorrenza sostanzialmente non modifica la capacità reddituale attuale e
prospettica della farmacia e pertanto non ne altera il valore intrinseco.
Modifica invece significativamente la struttura del mercato della compravendita
di farmacie.
In condizioni di
stabilità della “offerta” di farmacie (non potendone essere aperte di nuove),
l’aumento della “domanda”, dovuta all’ingresso nel mercato di nuovi soggetti
abilitati ad acquisirle, farà inevitabilmente aumentare i prezzi di
trasferimento.
La formazione delle
grandi catene, proprio in quanto il numero delle autorizzazioni è contingentato
e stabilito in base al numero degli abitanti (quorum), potrà avvenire
solo attraverso la compravendita delle esistenti. Facendone lievitare i prezzi.
Questa bolla
speculativa, di cui potranno giovarsi in primis gli attuali
titolari, si tradurrà necessariamente in maggiori oneri finanziari e maggior
ammortamenti che i nuovi acquirenti dovranno sostenere.
Maggiori costi che
verranno necessariamente e talvolta astutamente ribaltati sul mercato e quindi
anche sul consumatore finale. Paradossalmente quindi l’effetto sarà opposto a
quello tanto “sbandierato” dal ex ministro Guidi e da tutti i
sostenitori della Legge sulla concorrenza, secondo cui la formazione delle
grandi catene dovrebbe consentire la formazione di economie di scala negli
acquisti, nella gestione delle risorse in genere, nella gestione del personale,
nelle politiche commerciali, finanziarie e quindi in una riduzione dei prezzi
di vendita dei prodotti, a tutto vantaggio del consumatore finale.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia