Uno
degli aspetti che ha maggiormente caratterizzato la regolamentazione del
settore della distribuzione farmaceutica nel nostro Paese riguarda la rigida
disciplina della trasmissione ereditaria della titolarità di farmacia.
Una
disciplina particolarmente tutelante per la famiglia del socio o titolare di
farmacia, che è stata in passato oggetto di accese discussioni, anche sulla
stampa generalista, per la presenza, da un lato, di restrittive norme sui
requisiti soggettivi che dovevano essere necessariamente posseduti dai terzi per
l’acquisizione della titolarità e, dall’altro, le importanti deroghe concesse invece
agli eredi del farmacista defunto.
Fino
al 2006 infatti la Legge prevedeva che alla morte del titolare/socio i suoi
eredi, qualora non fossero stati “farmacisti-idonei”, avevano a disposizione tre
anni per cedere la farmacia o la relativa partecipazione ereditata, ma il termine
si allungava fino al compimento del trentesimo anno di età dell’erede (purché
si trattasse del coniuge o di un altro erede in linea retta entro il secondo
grado) o addirittura a dieci anni (purché l’erede si fosse iscritto alla
facoltà di farmacia).
Queste
deroghe, volte di fatto solo a consentire all’erede di acquisire i titoli
necessari al mantenimento della farmacia, hanno favorito nel tempo la
costituzione di vere e proprie dinastie e sono state spesso etichettate come espressione
di un insano corporativismo.
A
partire dal 2006 si è comunque assistito ad una radicale rivisitazione di
queste regole successorie, attraverso l’accorciamento del periodo di tolleranza
concesso agli eredi, che dapprima, con il tanto discusso Decreto Bersani, è
stato portato in tutti i casi a soli due anni e successivamente, nel 2012 con
il Decreto Cresci Italia di Monti, a dodici mesi dalla presentazione della
dichiarazione di successione.
Anche
la recente Legge sulla concorrenza interviene sul punto. Tuttavia, a differenza
delle precedenti, la riforma operata non è diretta, ma appare “incidentale”,
“scoordinata” e per certi versi “disarmonica”.
Infatti,
fermo restando che in senso generale qualora il socio sia una società e non una
persona fisica non ha più senso parlare di successione ereditaria, la norma di
riferimento è rimasta sul punto, sotto il profilo letterale, del tutto
immutata.
L’art.
7, Legge n.362/91 stabilisce infatti ancora che a seguito di acquisto a titolo
di successione di una farmacia, qualora
vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2
, l’avente
causa deve cedere la partecipazione nel termine di un anno dalla presentazione
della dichiarazione di successione. Tuttavia
il secondo periodo del comma 2
, che prima riguardava l’obbligo di essere
farmacista-idoneo, oggi prevede l’incompatibilità
con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione
scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia