Lo
scorso mese di aprile il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio
n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, si
è espresso sulle novità introdotte dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124 (art.
unico, commi 157 e ss.) e in particolare su:

i diversi tipi di società che possono
costituirsi;

le possibilità di ampliamento dell’oggetto
sociale;

il regime delle incompatibilità;

il numero di farmacie detenibili dallo
stesso soggetto;

la circolazione delle partecipazioni
sociali;

il conferimento della farmacia in società;

l’impatto della nuova norma sulle società
per la gestione delle farmacie di cui al concorso straordinario.
Dalla
lettura dello Studio emerge innanzitutto l’autorevole conferma delle difficoltà
interpretative del testo di Legge, che neppure il Parere del Consiglio di Stato
è stato in grado di superare. Il Documento infatti non solo si regge su
un’architettura di “sembra” e “sembrerebbe”, ma soprattutto in più occasioni evidenzia
contraddizioni rispetto alle finalità di liberalizzazione della riforma.
Addirittura,
con riferimento al dirimente tema dell’incompatibilità, i tre autori dello
Studio (P. Guida, A. Ruotolo e D. Boggiali) arrivano a proporre una “terza via”
rispetto a quelle già tracciate dal Ministero della salute e dal Consiglio di
Stato.
Sul
punto -come noto- la Legge n.362/1991, a seguito delle modifiche introdotte
dalla Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017) prevede:

all’art. 7, che la partecipazione alle
società titolari di farmacia privata sia incompatibile con qualsiasi altra
attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del
farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Inoltre alle suddette
società si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8;

all’art. 8, che la partecipazione alle
società titolari di farmacia privata, salvo il caso di comunione ereditaria, sia
incompatibile:
a) nei casi di cui al citato art. 7;
b) con la posizione di titolare,
gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;
c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.
Il
Ministero della Salute, con la nota di trasmissione della relazione prot. 12257
del 3 novembre 2017, sulla questione delle incompatibilità ha chiesto al
Consiglio di Stato di chiarire se debbano applicarsi a tutti i soci, ritenendo
che:
1)
l’incompatibilità relativa all’esercizio
della professione medica
debba intendersi in senso restrittivo ovvero solo
all’effettivo svolgimento delle attività mediche e non alla semplice iscrizione
all’albo;
2)
l’incompatibilità con la posizione di
titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia
,
debba limitarsi solo ai casi in cui la partecipazione alla società di gestione
di farmacia comporti lo svolgimento di analogo ruolo nella farmacia stessa,
lasciando pertanto esclusa da incompatibilità il socio di capitali senza ruolo
decisionale nella società partecipata;
3)
l’incompatibilità con qualsiasi rapporto
di lavoro pubblico e privato
debba circoscriversi alla esistenza di un
“rapporto di lavoro subordinato” e non ad altra tipologia di lavoro o attività.
Inoltre con il dubbio se tale limitazione operi anche per i soci di solo capitale.
Il
Consiglio di Stato di converso ritiene invece che:
1) l’incompatibilità relativa all’esercizio della professione medica vada
letta in senso estensivo e pertanto riguardi anche i casi di:

medico solo iscritto all’albo professionale, che non eserciti la professione;

medico iscritto all’albo professionale che eserciti la professione;

medico che non eserciti la professione;
2) l’incompatibilità con la posizione di titolare, gestore provvisorio,
direttore o collaboratore di altra farmacia
, debba riferirsi a qualsiasi
forma di partecipazione alla società di farmacia, ivi compresa la
partecipazione di società di farmacia ad altra società di farmacia, in virtù
del cosiddetto principio dell’alternanza;
c) l’incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e
privato
debba estendersi a qualsiasi rapporto di lavoro sia subordinato che
autonomo e ciò anche per evitare difficili valutazioni quantitative.
In
conclusione, seguendo l’indirizzo del Consiglio di Stato -come sottolinea il
Notariato- la partecipazione alle società di farmacia verrebbe impedita a quasi
tutte le persone fisiche, rimanendo compatibili solo i disoccupati, pensionati,
studenti e le casalinghe.
Al
fine di superare questa impasse, lo
Studio propone quindi una “terza via” secondo cui si debbano rinvenire nella ratio della norma due ambiti soggettivi
di applicazione dell’incompatibilità: uno, concernente “qualsiasi altra
attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del
farmaco, nonché (…) l’esercizio della professione medica” che riguarderebbe
qualsiasi socio; l’altro, cui si riferiscono invece tutte le ipotesi di cui
all’art. 8, che riguarderebbe i soli farmacisti.
A
supporto di tale conclusione lo Studio richiama le disposizioni normative
riguardanti il regime sanzionatorio, che opera solo per i farmacisti (Legge n.
362/1991, art. 8, c.3) e quelle in materia successoria (Legge n. 361/1991, art.
7, c. 9).
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia