Il Decreto Bersani e in
particolare l’art. 5 della Legge n. 248/2006, ha liberalizzato la vendita dei
farmaci da banco e di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non
soggetti a prescrizione medica
.

Da allora SOP e OTC possono essere venduti al di fuori del “canale farmacia”, in
esercizi commerciali e corner della
grande distribuzione organizzata (g.d.o.), previa presentazione delle
necessarie comunicazioni al Ministero della salute e alla Regione di competenza,
purché alla presenza di uno o più farmacisti, in grado di assistere la
clientela nell’acquisto.
La
norma, a differenza di quanto accadeva per le farmacie, non ha previsto particolari
requisiti soggettivi che il proprietario della parafarmacia debba soddisfare: chiunque può quindi aprire una
parafarmacia!
Appare
così ovvio che anche il farmacista titolare di farmacia sia abilitato
all’apertura di una parafarmacia, che può gestire sotto la stessa partita iva, seppur
in locali distinti e, ai fini IVA, con due codici attività diversi.
Meno
ovvia, anzi incomprensibile, risulta invece la preclusione imposta alle società
titolari di farmacia dalla prassi di alcuni Enti competenti, in forza di una
rigorosa interpretazione del disposto normativo (art.7, Legge n. 362/1991),
secondo cui queste società devono avere come oggetto sociale esclusivo la “gestione
di farmacie”.
Ma
cosa si deve intendere oggi per gestione di farmacie? È davvero ancora ammissibile
che le parafarmacie possano essere aperte da tutti, tranne solo le società
titolari di farmacia?
Sul
punto si è recentemente espresso il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo
Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie
private”, che ha voluto affrontare la questione in considerazione delle novità
introdotte dalla Legge sulla concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n. 124).
Ebbene
secondo il Notariato una lettura sistematica del nuovo contesto normativo debba
consentire anche a queste società di possedere e gestire parafarmacie.
Tale
conclusione -spiega il Notariato- non solo è in linea con la posizione assunta
dall’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato con la nota “AS413” del 6
agosto 2007, indirizzata al Parlamento, al Governo, agli Enti e alle diverse Istituzioni
pubbliche coinvolte, ma è anche coerente con lo stesso Decreto Bersani, che all’art.
5 della Legge n. 248/2006, prevede esplicitamente che con la sua entrata in
vigore viene abrogata ogni norma con esso incompatibile.
Ne
discende pertanto che l’esclusività dell’oggetto sociale per le società titolari
di farmacie, previgente rispetto al Decreto Bersani, seppur non espressamente da
questo eliminata, debba essere tuttavia interpretata compatibilmente con esso.
Lo
Studio conclude quindi affermando che anche
le società di gestione di farmacie possono essere autorizzate all’apertura di una
parafarmacia
, a condizione che -al pari degli altri- nominino come
preposto al punto vendita un farmacista iscritto all’albo, che potrà essere
scelto anche tra i non soci e non sia direttore di farmacia.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia