Quando il 4 agosto del 2017 venne approvata la Legge
n.124 -meglio nota come Legge sulla concorrenza- fu subito chiaro a tutti che era
finita un’epoca: i farmacisti avevano perso le loro Società!
Fino ad allora infatti tutte le Farmacie private,
non solo quelle gestite in regime di ditta individuale, ma anche quelle gestite
in forma societaria, dovevano essere interamente possedute da “farmacisti-idonei”.
La Legge sulla concorrenza invece stabilì che per
essere soci delle Società titolari di Farmacia non fosse più necessario essere
farmacisti e non pose alcuna limitazione alla partecipazione dei “non-farmacisti”,
al punto che oggi quest’ultimi possono arrivare a detenere fino al 100% del
capitale sociale.
Dopo oltre un secolo di Farmacie esclusivamente
possedute da farmacisti e dopo quasi due anni e mezzo di dibattiti
parlamentari, l’approvazione della Legge n.124/2017 cancellò d’un tratto la
connotazione professionale delle “Società di farmacisti” per relegarle a mere
società commerciali.
La reazione del mercato alle nuove disposizioni è
stata immediata e il Settore ha così cominciato a muoversi verso un nuovo
assetto, un diverso equilibrio. I farmacisti, inizialmente critici rispetto alla allargata
liberalizzazione, hanno iniziato a valutarne le intrinseche opportunità,
arrivando in più occasioni a cedere le loro partecipazioni ai “non-farmacisti”
e a società di capitali di varia estrazione.
Tuttavia durante l’iter parlamentare che ha
portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio sono stati presentati prima alla Camera
e poi al Senato due emendamenti (rispettivamente il 41.029.7 e il 1.1736) volti
a modificare la recente Legge sulla concorrenza nello specifico riguardo dei
requisiti soggettivi che devono possedere i soci delle Società di titolari di Farmacia.
Sebbene nella discussione parlamentare i due emendamenti
siano stati alla fine espunti, stralciati, in quanto ritenuti di carattere ordinamentale
e quindi estranei all’oggetto proprio della Legge di Bilancio, come definito
dalla vigente legislazione contabile, dal punto di vista politico sono
rappresentativi di un confronto, tutt’altro che risolto, circa la
regolamentazione e l’organizzazione della Farmacia italiana.
I due emendamenti prevedevano infatti che i soci,
rappresentanti almeno il 51% del capitale sociale e dei diritti di voto, dovessero
necessariamente essere farmacisti iscritti all’Albo.
Il venir meno di tale condizione avrebbe
costituito una causa di scioglimento della Società, salvo che la Società non avesse
provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel
termine perentorio di sei mesi. In caso d’intervenuto scioglimento della Società,
l’Autorità competente avrebbe revocato l’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia
di cui la Società fosse stata titolare.
Infine, le Società già costituite avrebbero
dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre trentasei mesi dall’entrata
in vigore della Legge.
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia