Come noto,
dallo scorso 1° gennaio, in applicazione del disposto di cui all’art. 1, comma
909, della Legge n. 205/2017, la fatturazione elettronica è divenuta obbligatoria
nelle relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (B2B) e verso i
consumatori finali (B2C), a completamento di quel processo iniziato ancora nel
2014 con l’introduzione della fatturazione elettronica nei confronti della
Pubblica Amministrazione (B2G).
Tuttavia l’art.
1, commi 53 e 54, della Legge di bilancio per l’anno 2019, recependo le
indicazioni avanzate dal Garante per la privacy, ha stabilito che sono escluse
dagli obblighi di certificazione attraverso fatturazione elettronica le
operazioni i cui dati siano oggetto di trasmissione al Sistema tessera
sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi
precompilata, come previsto dall’art. 3, comma 3, del D.Lgs. n. 175/2014.
Pertanto con riguardo
alle prestazioni di servizi e alle cessioni di beni oggetto di trasmissione al
Sistema tessera sanitaria, per tutto il periodo d’imposta 2019, oltre alle
Farmacie (sia pubbliche che private) devono astenersi dall’emettere la fattura
in formato elettronico:

Gli iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi,
degli Odontoiatri, degli Psicologi, Infermieri, Ostetrici, Tecnici sanitari di
radiologia, Veterinari;

Le ASL, le Aziende ospedaliere, gli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico, i Policlinici universitari, le Strutture
per l’erogazione di prestazioni di assistenza protesica e integrativa;

I Presidi di specialistica ambulatoriale, gli
altri Presidi e Strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari, le
Strutture sanitarie autorizzate e non accreditate con il SSN;

Le Parafarmacie;

Gli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di
ottico;

Il divieto di fatturazione elettronica per quest’ampia
categoria di soggetti, seppur limitatamente a specifiche operazioni, è
sintomatico delle importanti problematiche in ambito privacy insite nel nuovo
adempimento.
Il Garante della privacy sul finire dello scorso
anno, si era infatti ufficialmente lamentato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per non
essere stato adeguatamente coinvolto in fase preliminare nella progettazione
del processo di fatturazione elettronica, considerato che comporta il trattamento
sistematico di dati personali su larga scala.
In particolare il Garante ha criticato il fatto che
l’Agenzia delle Entrate, dopo aver recapitato le fatture in qualità̀ di
“postino”, non si limiti ad archiviare i dati necessari ad assolvere gli
obblighi fiscali, ma conservi la fattura vera e propria, che contiene informazioni
non necessarie a fini fiscali, che riguardano per esempio la descrizione delle
prestazioni, i rapporti fra cedente e cessionario, gli sconti applicati, le fidelizzazioni,
le abitudini di consumo, oltre a dati obbligatori imposti da specifiche
normative di settore, con particolare riguardo ai trasporti, alle forniture di
servizi energetici o di telecomunicazioni (tipologie dei consumi, fatturazione
dettagliata, regolarità̀ dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di
utenti).
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia