Sul finire del 2018, nel corso dell’iter
parlamentare che ha portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio, hanno fatto
notizia due emendamenti volti a modificare la recente Legge sulla concorrenza (Legge
n. 124 del 4 agosto 2017), introducendo per le Società di titolari di Farmacia una
soglia minima (pari al 51% del capitale sociale) di spettanza ai farmacisti iscritti
all’Albo: “Quota 51”. Gli emendamenti prevedevano inoltre che:

a.
il venir meno di
tale condizione avrebbe costituito una causa di scioglimento della Società, con
conseguente revoca dell’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia di cui la
Società fosse stata titolare, salvo che non si fosse provveduto a ristabilire il
rispetto di “quota 51” nel termine perentorio di sei mesi;

b.
le Società già
costituite avrebbero dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre
trentasei mesi dall’entrata in vigore della Legge.

Come noto, a seguito di un acceso confronto
parlamentare i due emendamenti alla fine non sono stati recepiti dalla Legge di
Bilancio. Sono stati espunti! Tuttavia i loro sostenitori politici, tra cui la
stessa Min. della salute on. G. Grillo, non si sono arresi e, come preannunciato,
li hanno immediatamente riproposti già alla prima occasione, rappresentata dalla
conversione in legge del “Decreto Semplificazioni” (decreto-legge 14 dicembre
2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e
semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione), attraverso
gli emendamenti nn. 9.0.11, 9.0.12, 9.0.16, 9.0.17, 9.0.18.

Nella sostanza l’introduzione di “Quota 51” è
finalizzata a ripristinare, seppur mitigandola rispetto all’epoca precedente
alla Legge sulla concorrenza, una delle principali barriere all’entrata nel
settore delle farmacie: quella dei requisiti soggettivi, che limitava ai soli farmacisti
la possibilità di possedere ed esercitare farmacie.

Questo tentativo di “restaurazione”, che certamente
accontenterebbe quei farmacisti spaventati dalla concorrenza delle “farmacie di
non-farmacisti”, risulta in apparente contraddizione con la proposta di consentire
anche alle parafarmacie di vendere la Fascia C (farmaci con obbligo di ricetta,
la cui spesa è a carico del cittadino).

Sorprendentemente però la liberalizzazione della Fascia
C è oggi avanzata anche dagli stessi sostenitori di “Quota 51”, come risulta
per esempio dagli emendamenti n.9.0.11 e n.9.0.12.

Non si capisce -insomma- se questi politici vogliano
un mercato della distribuzione del farmaco regolamentato o de-regolamentato.

Vogliano i capitali all’interno del Settore (Farmacie)
oppure vogliono allargare il Settore per includere anche i capitali
(Parafarmacie).

La discussione parlamentare per l’approvazione
del Decreto Semplificazioni intanto continua e tra emendamenti accantonati,
respinti e decaduti, forse ci aiuterà a far chiarezza sul futuro che ci
attende, sul futuro della Farmacia.

Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia