La Farmacia italiana sta vivendo da alcuni anni un processo di
profonda trasformazione. La piccola farmacia tradizionale, molto
professionalizzata, costruita sulla ricetta e preservata da una rigorosa
regolamentazione del Settore, è ormai un lontano ricordo. Da un lato, le
liberalizzazioni introdotte da Bersani, da Monti e dalla recente Legge sulla
concorrenza di Renzi e Gentiloni; dall’altro, la progressiva genericazione del mercato del farmaco, l’evoluzione
tecnologica e lo sviluppo dell’e-commerce, hanno trasformato la farmacia in un
negozio “non-ben-definito” e con una forte connotazione commerciale.
In realtà, ancora nel 2009 si era teorizzato un modello di “Farmacia
professionale”, in cui il farmacista avrebbe riacquistato un ruolo di
centralità all’interno del Servizio sanitario nazionale attraverso l’erogazione
di importanti servizi a favore della popolazione e a supporto o addirittura in
sostituzione del Servizio sanitario nazionale.
La Legge n.69/2009, il D.Lgs n.153/2009 e i successivi Decreti
Ministeriali attuativi avevano infatti sancito la possibilità per le farmacie di
svolgere:
1.
prestazioni di prima istanza rientranti
nell’ambito dell’autocontrollo:
quali i test per glicemia, colesterolo e trigliceridi; i test per
misurazione in tempo reale di emoglobina, emoglobina glicata, creatinina,
transaminasi, ematocrito; i test per la misurazione di componenti delle urine
quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti,
ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria; i test ovulazione, gravidanza e
test menopausa per la misura dei livelli dell’ormone FSA nelle urine; i test
colon-retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci;
2.
servizi di secondo livello: rivolti ai singoli assistiti, in
coerenza con le linee guida e i percorsi diagnostico-terapeutici previsti per
le specifiche patologie, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei
pediatri di libera scelta, prevedendo l’inserimento in farmacia di
defibrillatori semiautomatici e l’utilizzo di dispositivi per la misurazione
con modalità non invasiva della pressione arteriosa, della capacità polmonare
tramite auto – spirometria, della saturazione percentuale dell’ossigeno, della
pressione arteriosa e dell’attività cardiaca in collegamento funzionale con i
centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base di specifici
requisiti tecnici, professionali e strutturali; ma anche l’utilizzo di dispositivi
per l’effettuazione di elettrocardiogrammi in tele-cardiologia da effettuarsi
in collegamento con centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base
di specifici requisiti tecnici, professionali e strutturali;
3.
servizi professionali resi da operatori
socio-sanitari:
per l’effettuazione
(a domicilio o presso i locali della farmacia) di specifiche prestazioni professionali
richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, come per
esempio quelle di infermieri e fisioterapisti.

La “Farmacia dei servizi”, secondo le intenzioni della norma, doveva
quindi essere una “Farmacia evoluta e professionalizzata”, in grado di svolgere
un fondamentale ruolo di presidio sanitario del territorio.
Si ritiene infatti che l’assistenza continuativa, resa possibile
dalla professionalità, dalla organizzazione imprenditoriale e dalla capillarità
del servizio farmaceutico territoriale, possa favorire la prevenzione, l’aderenza
terapeutica, il controllo delle cronicità e la deospedalizzazione con indubbio vantaggio
non solo dei clienti-pazienti, ma anche della spesa sanitaria dello Stato.
Tuttavia, malgrado le meritevoli intenzioni del legislatore, la “Farmacia
dei servizi” si è finora principalmente sostenuta sulle spalle (già molto
provate!) delle farmacie che in questi anni, pur di soddisfare le esigenze
della propria clientela, hanno fatto diversi investimenti e avuto molti costi,
a fronte di ricavi spesso contenuti o addirittura assenti. Lo Stato non ha
fatto la sua parte, lasciando da sole le farmacie, con l’inevitabile conseguenza
che la “Farmacia dei servizi” nel nostro Paese non è mai pienamente decollata.
Una svolta positiva,
in questo difficile contesto, è però rappresentata dalla Legge n. 205 del 27
dicembre 2017, meglio nota come Legge di bilancio 2018, che all’art. 1, commi
da 403 a 406, ha previsto l’avvio in
forma sperimentale della remunerazione delle prestazioni erogate dalle farmacie
con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo della
Legge è verificare in che modo e in quale misura la Sanità pubblica sia avvantaggiata
dal sostenere i costi per l’erogazione dei servizi da parte delle farmacie al
fine quindi di favorirne lo sviluppo.
La
sperimentazione, iniziata nel 2018 nelle Regioni di Piemonte, Lazio e Puglia, continuerà
quest’anno in Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia, per terminare il prossimo
anno in Veneto, Umbria e Campania.
Lo scorso 21
marzo si è insediato il Gruppo di lavoro ministeriale che dovrà entro quattro
mesi individuare quali tra i servizi previsti dal D.Lgs. n.153/2009 e dai
successivi decreti attuativi, saranno testati secondo i budget di spesa stabiliti
Regione per Regione. Sebbene gli importi stanziati non siano elevati, è un
segnale politico molto importante: la Farmacia e la “Farmacia dei servizi”
meritano attenzione e sostegno! Un primo importante passo verso la piena realizzazione
della “Farmacia dei servizi”.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia