Il coronavirus sta progressivamente penetrando nel nostro Paese e il nostro Servizio sanitario nazionale, ritenuto uno dei migliori al mondo, appare in grande difficoltà. Carente nelle strutture e nel numero degli addetti.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri nel tentativo di limitare la diffusione del virus e consentire alle strutture ospedaliere di mettersi nelle condizioni di gestire al meglio l’emergenza, ha emanato nella notte un Decreto che prevede misure draconiane, che limitano fortemente la libertà individuale di tutti i cittadini e in particolare di quelli residenti in Lombardia e in altre 14 Province, tra cui Venezia, Treviso e Padova.

In poche settimane le surreali immagini della cinese città di Wuhan: isolata, vuota, prigioniera del contagio, stanno diventando una realtà per molte città del nord.

Nel frattempo le informazioni, non sempre univoche e coerenti, alimentano la preoccupazione generale.

In questo contesto la nostra economia sta precipitando in una recessione senza precedenti.

Il Report elaborato lo scorso mese da Cerved Rating Agency “The impact of coronavirus on italian non financial corporates” prevede nel caso in cui non riuscissimo a contenere il contagio e la crisi sanitaria durasse oltre 6 mesi, l’aumento esponenziale della probabilità di default media delle imprese italiane, dall’attuale 4,9% al 10,4%.

Come è facile immaginare i settori più colpiti sarebbero il “Turismo”, la “Ristorazione”, il “Manifatturiero”, il “Tessile” e il “Commercio”, tuttavia anche il settore “Farmaceutico” subirebbe gravi conseguenze.

La probabilità di default delle imprese produttrici di farmaci passerebbe infatti dal 3,8% al 7,5%, mentre quella delle imprese impiegate nel canale della Distribuzione sia all’ingrosso che al dettaglio di medicinali passerebbe dal 4,3% all’11%.

Il Report spiega però che nella più probabile ipotesi in cui l’emergenza sanitaria duri un periodo di tempo limitato, non superiore ai 6 mesi, l’impatto sulla nostra economia sarebbe decisamente più limitato, con una probabilità di default media delle imprese italiane che passerebbe dall’attuale 4,9% al 6,8%.

Tuttavia anche in quest’ipotesi l’impatto per il tessuto economico del Paese sarebbe molto serio con una contrazione dell’indice di redditività media (EBTDA) delle nostre imprese che scenderebbe dal 6,1% al 4,2%. Il settore Turismo sarebbe ancora il più colpito, vedendo praticamente azzerare la propria marginalità, ma anche il Commercio, la Ristorazione, il Tessile e il Manifatturiero subirebbero una decisa contrazione della loro redditività, con inevitabili implicazioni di carattere finanziario.

In quest’ipotesi, secondo il Cerved, l’unico settore in controtendenza sarebbe proprio quello Farmaceutico. In particolare la redditività media delle imprese impiegate nel canale della Distribuzione all’ingrosso e al dettaglio di farmaci crescerebbe secondo il Report dall’attuale 6,1% al 7,0%.

Nella consapevolezza della gravità della situazione il Governo ha annunciato l’imminente promulgazione di un Decreto contenente misure per 7,5 miliardi di euro a sostegno dell’economia, delle imprese e dei settori e lavoratori più esposti all’emergenza.

Dalle informazioni trapelate si prevede che a sostegno del settore Sanità saranno stanziate risorse per un miliardo di euro. In particolare il Decreto dovrebbe contenere Misure straordinarie per l’assunzione degli specializzandi e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario; Misure urgenti per l’accesso dei medici specialisti, degli infermieri e degli operatori socio-sanitari al Servizio sanitario nazionale; Rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale delle aziende e degli enti del SSN; Misure urgenti per il reclutamento dei medici di medicina generale; Incremento delle ore della specialistica ambulatoriale; Finanziamento aggiuntivo per incentivi in favore del personale dipendente del SSN; Incremento delle borse di studio degli specializzandi; Disposizioni urgenti in materia di volontariato; Assunzione di Risorse umane del Ministero della salute; Sorveglianza sanitaria; Disposizioni in materia di assistenza per gli iscritti agli enti privatizzati gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria dell’area sanitaria; Disposizioni in materia di Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; Potenziamento delle reti di assistenza territoriale; Disciplina delle aree sanitarie temporanee; Unità speciali di continuità assistenziale; Potenziamento dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà; Disposizioni per garantire l’utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia; Incentivi per la produzione di dispositivi medici; Misure di semplificazione per l’acquisto di dispositivi medici; Attuazione degli adempimenti previsti per il sistema sanitario; Disposizioni in materia di governance della spesa farmaceutica; Disposizioni sul trattamento dei dati personali nel contesto emergenziale.

Un insieme di misure che riguardano quasi esclusivamente le strutture medico-ospedaliere, ma trascurano invece la Farmacia, che invece è in prima linea nella gestione della crisi sanitaria, presa d’assalto da clienti in cerca di medicine, integratori, disinfettanti, mascherine e soprattutto rassicurazioni e informazioni.

La situazione nella sua gravità è se non altro propizia per affermare un nuovo modello di assistenza territoriale in cui la Farmacia e in particolare la Farmacia dei servizi rivesta finalmente quel ruolo di centralità che da tempo andiamo affermando.

Un ruolo fondamentale nel favorire la deospedalizzazione, lo screening, la prevenzione e la cura delle persone, in coordinamento con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, i medici specialisti, gli ospedali e le altre strutture sanitarie. Adeguatamente supportata anche economicamente e non ancora abbandonata a se stessa.

Giovanni Loi Commercialista Venezia