Mentre i recenti provvedimenti governativi, al fine di contrastare la progressiva diffusione dell’epidemia, hanno disposto con lo “stare a casa” anche la chiusura di molte attività commerciali, le farmacie e parafarmacie sono state prese d’assalto.

I farmacisti si sono così ritrovati soli, in prima linea, a rassicurare una popolazione sempre più disorientata, preoccupata, spaventata, nella concitata ricerca di mascherine, gel igienizzanti, medicine e integratori, ma anche e soprattutto di informazioni qualificate. Consigli.

Questi negozi, spesso di piccole dimensioni, organizzati per garantire la riservatezza (la privacy!) e non tanto la distanza tra farmacista e paziente, si sono d’un tratto dimostrati inadeguati di fronte al rischio di contagio.

Al fine di preservare la salute dei farmacisti, dei loro collaboratori e pazienti in questa eccezionale situazione di emergenza, la Fofi ha diramato un Decalogo, dieci importanti regole:

1. Evitare assembramenti nei locali, eventualmente disciplinando gli accessi sia con l’apertura regolata delle porte di ingresso, consentendo l’accesso ad un numero massimo di utenti pari al numero delle postazioni attive al banco, sia con tagliandi numerati progressivamente, ma dando sempre priorità agli anziani, ai diversamente abili e alle donne in gravidanza;

2. Garantire una distanza minima di almeno un metro sia tra i pazienti presenti sia tra questi ultimi e i farmacisti al banco, nonché il personale addetto;

3. Ove la specifica situazione territoriale sia valutata a rischio, indossare dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti);

4. Rendere disponibili ai cittadini nei locali i prodotti per la igienizzazione o disinfezione delle mani;

5. Lavarsi frequentemente le mani ed evitare di toccarsi occhi, naso e bocca;

6. Effettuare una pulizia accurata degli ambienti (in particolare, del bancone e dell’area prospiciente ad esso) con disinfettanti a base di alcol o cloro;

7. Nebulizzare nell’ambiente spray igienizzanti;

8. Esporre l’ultima versione del decalogo dell’istituto superiore di sanità, nonché eventuali altre informazioni di pubblica utilità;

9. Sospendere le attività dei tirocini dei corsi di laurea per tutta la durata di interruzione delle attività didattiche negli atenei;

10. Gestire i rapporti con i fornitori e con i loro incaricati in modo da limitare i contatti con i pazienti.

Ciononostante, pur con tutte le attenzioni del caso, la gravità della situazione è tale che il rischio di contagio non può essere escluso, con i conseguenti risvolti anche di carattere giuslavoristico.

Al riguardo si evidenzia che la responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio del proprio dipendente è riconducibile innanzitutto alla corretta applicazione delle misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al Dlgs. 81/2008, meglio noto come Testo Unico per la Sicurezza dei Lavoratori (TUSL).

La farmacia deve quindi assicurarsi di essere in regola con il proprio Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e con i vari adempimenti connessi alle attività di prevenzione e protezione, informazione e formazione, di primo soccorso e antincendio nonché con la nomina del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Va inoltre osservato che, ai sensi dell’art. 7 del DL 9 marzo 2020, n.14, recante Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19, qualora uno degli addetti della farmacia presenti sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19 è obbligato a sospendere la propria attività.

In tal caso tuttavia alla farmacia non si applica la misura della quarantena con sorveglianza attiva, generalmente prevista dall’art. 1, c.2, lett. h) del DL 23 febbraio 2020 n.6. La farmacia deve quindi continuare ad operare seppur con un ulteriore aggravio rappresentato dalla riduzione dell’organico.

Proprio per non pregiudicare la possibilità che le farmacie svolgano la loro attività in questo momento così importante, la Fofi ha promosso un servizio di consegna a domicilio attraverso la Croce Rossa e la possibilità di optare in via straordinaria per l’esercizio “a battenti chiusi”, previo l’ottenimento delle dovute autorizzazioni da parte delle Autorità sanitarie competenti.

Concludo, ricordando le parole del Sindaco di Treviso, che lo scorso 12 marzo ha inviato una lettera a tutti i farmacisti della città: “Vi scrivo perché, in un periodo complicato per il nostro territorio e che ci vede, tutti insieme, coinvolti in una difficile emergenza sanitaria, abbiamo trovato in Voi farmacisti, punti di riferimento ed esempi di professionalità e dedizione. Siamo a conoscenza del fatto che state vivendo giornate particolarmente concitate e che state lavorando con impareggiabile senso di responsabilità, competenza, gentilezza e spirito di sacrificio nonostante i rischi, anche di contagio, che questa condizione comporta per Voi e per le Vostre famiglie. Mi è difficile, in queste poche righe, esprimere l’immensa stima nei Vostri confronti e l’apprezzamento per l’impegno che state mettendo in questo momento drammatico per il nostro paese. Sappiate comunque che il Sindaco, la Giunta e l’intero Consiglio Comunale di Treviso sono al Vostro fianco”.

Giovanni Loi Commercialista Venezia