Mentre l’Italia va in vacanza, il Governo cerca di contenere la circolazione del virus, in quella che ormai si sta configurando come la “quarta ondata”, attraverso l’obbligatorietà del Green Pass e dei test per la rilevazione di antigene SARSCoV-2.

Il DL n. 105 del 23 luglio scorso (“Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”) prevede infatti che per accedere a diversi luoghi al chiuso e spazi all’aperto ad alto rischio assembramenti (Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso; Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi; Musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre; Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; Sagre e fiere, convegni e congressi; Centri termali, parchi tematici e di divertimento; Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione; Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; Concorsi pubblici) si debba essere in possesso della “Certificazione verde Covid-19” (Green Pass), comprovante l’inoculamento almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 (validità 9 mesi) o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (validità 6 mesi), oppure si sia effettuato un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore).

Lo scorso 5 agosto, il Commissario straordinario gen. Figliuolo in ossequio a quanto stabilito dal DL n. 105/2021, art. 5 (“Misure urgenti per la somministrazione di test antigenici rapidi”), ha siglato un Protocollo d’intesa con il Ministro della salute e le farmacie (rappresentate dai presidenti di Federfarma, A.S.SO.FARM. e FarmacieUnite) e le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi per la rilevazione di antigene SARSCoV-2, a prezzi contenuti.

In particolare il Protocollo prevede la somministrazione, da parte delle farmacie convenzionate, dei test antigenici rapidi a favore della popolazione:

  • di età compresa tra i 12 e i 18 anni, con oneri a carico degli utenti nella misura di € 8,00 e una quota di contribuzione a carico dell’Amministrazione pubblica pari a € 7,00 per ogni test antigenico rapido eseguito;
  • di età maggiore o uguale a 18 anni, con oneri a carico degli utenti nella misura di € 15,00 per ogni test antigenico rapido eseguito;

La remunerazione complessiva della farmacia per ogni test somministrato, pari ad € 15,00 (IVA esente), come precisa il Protocollo, è comprensiva dei costi di approvvigionamento dei test, del materiale di consumo necessario (guanti, camici, DPI), degli oneri di logistica, di rilascio delle certificazioni verdi COVID-19 e di ogni altro onere accessorio strettamente connesso all’esecuzione della prestazione. Pertanto nei € 15,00 è inclusa anche la remunerazione dell’atto professionale di somministrazione ed effettuazione del singolo test da parte dei farmacisti o del personale sanitario abilitato (infermiere, biologo) dagli stessi all’uopo ingaggiato, nonché di tutte le attività di eventuale prenotazione, di gestione delle agende degli appuntamenti e comunque collegate all’esecuzione dei test antigenici.

A ciò si aggiunge che la liquidazione della spesa a favore delle farmacie, per quanto concerne la compartecipazione a carico dell’Amministrazione pubblica, non è immediata, ma avverrà solo a consuntivo, da parte delle ASL, a seguito dell’approvazione dell’apposito documento contabile ovvero nell’ambito della distinta contabile riepilogativa (esponendo la cifra nel rigo dei servizi usualmente prestati), mediante pagamento di fatturazione elettronica del servizio reso, entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Per quanto concerne le certificazioni verdi (Green Pass) la questione è invece molto più semplice: sono rilasciate senza oneri a carico del cittadino e pertanto, non essendo prevista alcuna compartecipazione da parte dell’Amministrazione pubblica, risultano a totale carico delle farmacie.

A queste condizioni, in pochi giorni, le farmacie sono state prese d’assalto da migliaia di utenti interessati ad un supporto gratuito per la produzione del Green Pass o per la somministrazione dei test a prezzi calmierati.

Ma le farmacie, dopo anni di “liberalizzazioni”, di “distribuzione diretta e per conto”, di sconti crescenti e trattenute, di burocrazia e adempimenti, hanno dovuto contrastare l’erosione dei propri margini esasperando l’efficienza: con spazi, personale e attività attentamente calibrati allo svolgimento delle attività tradizionali.

Le farmacie pertanto non possono reggere un’ondata di richieste straordinarie, come quelle di questi giorni: le file si allungano, crescono i disservizi, diminuisce la qualità delle vendite.

Aumentano i costi.

Diminuiscono gli utili.

Paradossalmente mentre, da un lato, il Governo cerca attraverso un nuovo “modello di remunerazione” di correggere le distorsioni del passato, dall’altro, assume decisioni che vanno nella direzione opposta.

Del resto che qualcuno abbia fatto male i conti risulta ancor più evidente dopo che ieri una Regione virtuosa come il Veneto è dovuta correre ai ripari abolendo la gratuità dei tamponi, che potranno costare fino a € 22,00.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia