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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: il problema dell’iva

Uncategorised Posted on Sat, May 23, 2020 11:58:48

La domenica del 26 aprile si concluse per molti italiani davanti alla TV con la conferenza stampa del Presidente Conte e l’annuncio delle nuove disposizioni per l’imminente apertura della Fase 2. In quell’occasione il Presidente fece anche riferimento a quello che ormai è uno dei simboli di questa pandemia: le “mascherine” (!).

“Stiamo pensando – precisò infatti Conte- di stabilire un prezzo per le mascherine chirurgiche che può essere di 50 centesimi. Inoltre, toglieremo l’iva” su questi strumenti di protezione personale.

Il messaggio fu subito accolto con grande favore dai consumatori, ma lasciò un velo di preoccupazione a quei molti Farmacisti che nel frattempo, tra mille difficoltà e per far fronte alle richieste della propria clientela, avevano acquistato scatoloni di mascherine a prezzi decisamente più alti e pagandoci sopra l’iva del 22%.

A dimostrazione che l’Italia è un Paese che funziona e che le promesse diventano realtà, quella stessa notte il Commissario straordinario Arcuri emanò la discussa Ordinanza n. 11/2020 e fissò il prezzo di vendita delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, al netto dell’iva.

Al di là del prezzo, manifestammo subito la necessità di un chiarimento da parte del Governo circa le proprie intenzioni in materia di iva. L’espressione a-tecnica usata dal Presidente Conte in conferenza stampa (“toglieremo l’iva”), lasciava troppi dubbi (www.epicanews.it, post 86/2020). In particolare non era chiaro se il Presidente Conte intendesse rendere le cessioni “esenti iva” oppure a “iva zero”.

La questione non è di poco conto in quanto la normativa di riferimento (art. 19, DPR n. 633/1972) stabilisce che l’iva relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti non è detraibile a differenza di quanto invece accade per le cessioni a “iva zero”.

Mentre tutti attendavamo l’auspicato chiarimento, lo scorso 19 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto n. 34/2020 (meglio noto come “Decreto Rilancio”) che all’art. 124 e nel relativo commento in Relazione illustrativa, stabilisce per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (tra cui le mascherine):

  • la riduzione dell’aliquota iva al 5%;
  • l’esenzione dall’aliquota sull’iva per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020;
  • il riconoscimento per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 di un’aliquota iva pari a zero;
  • il diritto alla detrazione dell’iva (ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972).

Insomma, di tutto di più!

La disposizione, immediatamente operativa, da un lato, lascia tutti gli addetti nella più totale incertezza interpretativa, mentre dall’altro rafforza tra i Farmacisti la convinzione di aver subito un ulteriore danno.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: un nuovo accordo e l’esenzione dell’iva.

Uncategorised Posted on Thu, May 14, 2020 07:51:28

Mentre la polemica mediatica tra il Commissario straordinario Arcuri, i Grossisti e le Farmacie non sembra finire, è stata resa nota la sigla di un nuovo Accordo che dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) garantire gli approvvigionamenti necessari a sostenere le vendite al pubblico delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, così come imposto dall’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Accordo prevede in particolare che:

  • i Grossisti per far fronte al fabbisogno del mese di maggio, a partire dal prossimo lunedì 18 maggio, riforniscano le Farmacie con 9 milioni di mascherine, mentre a partire dal mese di giugno le forniture saliranno a 20 milioni di mascherine alla settimana;
  • il Commissario straordinario a partire da oggi integri gli approvvigionamenti delle Farmacie con ulteriori 10 milioni di mascherine.

Staremo a vedere.

Nel frattempo è stato approvato dal CdM nella serata di ieri l’atteso “Decreto Rilancio” che tra le varie misure prevede anche l’esenzione dell’Iva, con diritto alla detrazione, per le cessioni effettuate nel corso del 2020 di mascherine chirurgiche e mascherine Ffp2 e Ffp3.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: tutto male ciò che finisce male.

Uncategorised Posted on Tue, May 12, 2020 10:10:38

Fin da subito siamo stati molto critici rispetto all’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in 0,50 euro (oltre all’iva di Legge), ritenendola un atto di irriconoscenza nei confronti di quei molti Farmacisti che in questi mesi di grande emergenza, difronte all’imbarazzante mancanza nel mercato di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale si sono adoperati in ogni modo per sopperire alle richieste non solo della propria clientela, ma anche e soprattutto di molti operatori sanitari.

Infatti, in attesa che venisse fatta chiarezza, l’impressione era che le Farmacie in questa vicenda stessero subendo “oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa”.

Critici siamo stati anche rispetto alle parole usate dal Commissario straordinario a margine della sigla del relativo Protocollo d‘intesa con cui ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0,50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Abbiamo infatti avuto subito l’impressione che le Farmacie, utilissime nell’emergenza, ora erano destinate a diventare “solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro”.

A poco più di due settimane, la realtà è che le Farmacie hanno in magazzino mascherine acquistate a prezzi ben superiori al prezzo imposto di vendita. Spesso, senza la documentazione necessaria per ottenere il promesso complicato “ristoro”. I clienti che esigono -stanti i proclami del Governo- di acquistarle a 0,50 euro (oltre all’iva di Legge). E gli attesi approvvigionamenti, promessi da Arcuri, al prezzo d’acquisto calmierato di 0,40 euro, che tardano ad arrivare. Anzi, non arrivano proprio!

In questa situazione, a dir poco insostenibile, il Commissario straordinario in un’intervista rilasciata a Repubblica, è andato al contrattacco, affermando: “La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti. (…) Le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere. L’unica mia colpa è di non aver voluto sanare mascherine prive di autorizzazioni che i responsabili della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio. (…) L’unica evidente verità è che non essendo in grado di approvvigionarsi delle mascherine, adesso provano a scaricare le loro responsabilità sul Commissario. Oppure, peggio ancora, aumentando il prezzo. (…) sempre più negozi della grande distribuzione vendono le mascherine a 0,50 centesimi, più Iva. (…) Il prezzo massimo è stato fissato nell’esclusivo interesse dei cittadini. Anche perché chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini”.

Parole assolutamente inaccettabili. Offensive. Forse, come dice Confindustria, dettate da cattivi consiglieri.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la firma del Protocollo d’intesa per ottenere il “ristoro”

Uncategorised Posted on Sun, May 03, 2020 21:33:45

Un passo in avanti. Forse. Il primo maggio è stato siglato un Protocollo d’intesa tra il Commissario straordinario Arcuri, la Fofi, Federfarma e Assofarm per definire la complicata situazione venutasi a creare a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Ordinanza, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in € 0,50, oltre all’iva di Legge, aveva infatti suscitato in settimana molte critiche in quanto il prezzo di vendita imposto non solo non è remunerativo, ma spesso è inferiore al relativo prezzo di acquisto.

Dal Protocollo d’intesa si evince però le Farmacie che alla mezzanotte del 26 aprile avevano in giacenza mascherine chirurgiche acquisite ad un prezzo (netto iva) superiore a € 0,40 verranno indennizzate per la differenza. Analogo indennizzo spetterà anche quegli acquisti effettuati a decorrere dal 1° aprile, ma ricevuti tra il 27 aprile e il 3 maggio.

L’indennizzo è rappresentato dalla differenza tra i costi, al netto dell’iva, sostenuti dalle Farmacie per l’acquisto entro la mezzanotte del 26 aprile delle mascherine chirurgiche e il prezzo di € 0,40 per singola mascherina ceduta dal 27 aprile in poi e fino ad esaurimento scorte.

L’indennizzo verrà riconosciuto a fronte dell’esibizione:

  • della documentazione tecnica relativa alle quantità di riferimento (certificazione CE, ai test report relativi, conformità ai regolamenti UNI EN 14683, documentazione relativa a produzioni e importazione di mascherine chirurgiche effettuate in deroga al D.L. n. 18 del 17/3/2020 art. 15);
  • dell’estratto dell’inventario di magazzino relativo alle mascherine chirurgiche;
  • della dichiarazione resa dal legale rappresentante della farmacia circa il diritto al rimborso, accompagnata da una dichiarazione di conformità da parte del commercialista o del revisore legale.

Nel Protocollo è inoltre precisato che le mascherine monouso, aventi analoghe capacità protettive e correttamente presenti in commercio, sono equiparate a quelle richiamate nell’allegato 1 della citata Ordinanza n. 11/2020. Pertanto anche per queste mascherine scatta l’obbligo del prezzo di vendita imposto di € 0,50 e del relativo indennizzo a parità di condizioni.

Va purtroppo infine osservato che il Commissario Arcuri a margine della sigla del Protocollo ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0.50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Insomma, le Farmacie sono state utili finora. Arrabattandosi per dare un servizio quando nessuno era in grado di farlo. Procurando le preziosissime mascherine per la popolazione e spesso anche per diversi operatori sanitari, sprovvisti. Ciononostante d’ora in poi saranno solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la conservazione della documentazione fiscale e amministrativa di riferimento

Uncategorised Posted on Wed, April 29, 2020 06:59:31

Nella confusa situazione del prezzo di vendita delle mascherine e in attesa che il Governo precisi meglio le modalità operative con cui darà seguito all’impegno assunto dal Presidente Conte di togliere l’iva, si segnala la nota diramata oggi da Federfarma con riguardo all’Accordo dalla stessa sottoscritto con il Commissario straordinario per l’emergenza, la Fofi e Assofarm.

Il sindacato di categoria, alfine di facilitare la determinazione di quel mal definito “ristoro” che le Farmacie dovrebbero ricevere a seguito della vendita a soli € 0,50 (netto dell’iva), di mascherine acquistate a prezzi superiori,invita le Farmaciea conservare “la documentazione fiscale e amministrativa di riferimento che evidenzi lo scarto tra prezzo di acquisto e prezzo di cessione”.

In considerazione di ciò e in attesa di ulteriori auspicati sviluppi, le Farmacie che avessero in giacenza mascherine facciali (standard uni en 14683) di Tipo 1, di Tipo 2 o di Tipo 3, dovranno pertanto conservare le relative fatture di acquisto e redigere un inventario aggiornato alla data del 26 aprile 2020.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: regna l’incertezza

Uncategorised Posted on Mon, April 27, 2020 22:12:55

L’Ordinanza n. 11 /2020 con cui ieri sera il Commissario straordinario Arcuri ha stabilito che il prezzo di vendita al pubblico delle mascherine non possa essere superiore € 0,50 ha immediatamente sollevato molte critiche.

È infatti noto come in queste settimane i Farmacisti abbiano subìto la mancanza di questi dispositivi di protezione nel mercato: insufficienti non solo a soddisfare le richieste della popolazione, ma in primis l’esigenza di protezione loro e dei loro collaboratori nell’esercizio dell’attività.

In queste settimane i Farmacisti (abbandonati a se stessi!) si sono adoperati in ogni modo per far fronte a questa gravissima emergenza.

Hanno pagato prezzi gonfiati, in via anticipata, senza alcuna dilazione, per lotti spesso ingenti. Talvolta cadendo addirittura nella trappola di truffatori senza scrupoli. Ma alla fine sono riusciti a rifornirsi, sebbene non a un prezzo di acquisto tale da poter essere vendute a € 0,50 più iva.

L’applicazione dell’ultima Ordinanza parrebbe quindi imporre alle Farmacie di venderle sotto costo.

Invero, nel pomeriggio di oggi il Commissario straordinario Arcuri ha comunicato il raggiungimento di un Accordo con la Fofi, Federfarma e Assofarm volto a garantire alle Farmacie che negli ultimi giorni hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi di ricevere un ristoro e assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo.

Sempre oggi pomeriggio Arcuri ha reso noto che sono stati firmati contratti con alcune aziende italiane per la fornitura di 660 milioni di mascherine chirurgiche ad un prezzo medio di 0,38 €.

Ma tutto ciò cosa significa?

Veramente le Farmacie sono da oggi obbligate a vendere le mascherine sottocosto, in attesa di un fantomatico “ristoro”?

In attesa che venga fatta al più presto chiarezza, l’impressione è che le Farmacie in questa vicenda stiano subendo oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2

Uncategorised Posted on Mon, April 27, 2020 07:59:31

Il Presidente del Consiglio Conte ieri sera ha annunciato nella consueta conferenza stampa le misure per il contenimento dell’emergenza Covid-19 che caratterizzeranno la cosiddetta “fase due”, a decorrere dal 4 maggio e contenute nel nuovo DPCM del 26 aprile 2020.

Nella fase due -ha sottolineato il Presidente Conte- sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale. In particolare l’art. 3 dell’ultimo DPCM prevede testualmente che: “Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. (…) Possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso (…)”.

Inoltre, considerato che nelle scorse settimane, nel bel mezzo della crisi sanitaria, il prezzo delle mascherine (introvabili!) è schizzato alle stelle, il Presidente Conte ha annunciato che dovranno essere vendute a un prezzo calmierato e senza iva.

Con l’Ordinanza n. 11 /2020 del 26 aprile 2020, il Commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica COVID-19, ha stabilito che il prezzo finale di vendita praticato dai rivenditori finali (e quindi anche dalle Farmacie!) delle mascherine non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto.

Le mascherine devono essere mascherine facciali (standard uni en 14683) di Tipo 1 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 95 – pressione differenziale (pa/cm²): < 40 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30) oppure di Tipo 2 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 98 – pressione differenziale (pa/cm²): < 40 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30) o infine di Tipo 3 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 98 – pressione differenziale (pa/cm²): < 60 – pressione di resistenza agli spruzzi: ≥ 16,0 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30).

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le misure del Decreto Liquidità per le Farmacie

Uncategorised Posted on Sat, April 18, 2020 14:39:25

Il Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 –Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali– rappresenta la seconda e per ora più incisiva azione del Governo a sostegno della nostra economia, distrutta dal coronavirus.

Il Presidente Conte, presentando alla stampa i contenuti del Decreto, lo ha definito come “una potenza di fuoco” in grado di portare liquidità immediata alle imprese per 400 miliardi di euro (di cui 200 per il mercato interno e 200 per potenziare il mercato dell’export).

Le Farmacie, come noto, sono tra le poche attività essenziali, che nel corso della c.d. “Fase 1” non sono state obbligate alla chiusura. Anzi, sono state obbligate all’apertura ad ogni costo, proprio per l’importante servizio di utilità sociale che esercitano. 

L’obbligo ha riguardato tutte le Farmacie. Indistintamente!

In vero, da un punto di vista meramente economico se, da un lato, vi sono Farmacie che in questo periodo hanno registrato un maggior afflusso di clientela, anche esponendosi al conseguente maggior rischio di contagio (è proprio di oggi la notizia del decesso del decimo farmacista a causa del COVID-19), dall’altro, vi sono Farmacie la cui apertura si è tradotta in una grave perdita economica. Penso ad esempio alle Farmacie nei centri storici delle città d’arte o a quelle nelle località di villeggiatura o ancora a quelle dei Centri commerciali.

Vediamo quindi come le Farmacie potranno beneficiare di questa “potenza di fuoco” messa in campo dal Governo. 

Innanzitutto, l’art. 1 e l’art. 13 prevedono il rafforzamento delle garanzie concesse dallo Stato sui finanziamenti erogati dalle Banche alle Imprese

Le Farmacie danneggiate dall’emergenza COVID-19 potranno così accedere ad alcuni finanziamenti ad hoc, caratterizzati dall’applicazione di tassi contenuti, da una durata che può arrivare fino a 72 mesi e con 24 mesi di preammortamento. In sintesi potranno ottenere:

  1. Tutte le Farmacie: (a) finanziamenti fino a euro 25 mila e comunque non superiori al 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019, garantiti dallo Stato nella misura del 100%; (b) finanziamenti garantiti dallo Stato nella misura dell’80% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 90%) finalizzati a ristrutturare finanziamenti già in essere, con tassi più favorevoli e nuova finanza di almeno il 10%;

2. Le Farmacie con un ammontare dei ricavi non superiore a euro 3,2 milioni: finanziamenti fino a euro 800 mila e comunque non superiori al 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019, garantiti dallo Stato nella misura del 90% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 100%);

3. Le Farmacie con un ammontare dei ricavi superiore a euro 3,2 milioni: finanziamenti fino a euro 5 milioni, garantiti dallo Stato nella misura del 90% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 100%), e comunque non superiori al:

  1. 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019;
  2. 200% dei costi del personale de 2019;
  3. Fabbisogno stimato per i costi del capitale d’esercizio e degli investimenti dei successivi 18 mesi.

ll DL Liquidità al Capo II –Misure urgenti per garantire la continuità delle imprese colpite dall’emergenza COVID-19– prevede poi una serie di disposizioni che risultano interessanti esclusivamente per quelle (non molte) Farmacie gestite attraverso società di capitali (Srl o Spa).

In particolare l’art. 6 prevede che per quest’anno (ovvero più precisamente per gli esercizi sociali chiusi tra il 9 aprile e il 31 dicembre 2020) non operino gli obblighi civilistici di cui agli artt. 2446, 2447, 2482-bis e 2482-ter, di riduzione del capitale per perdite e al di sotto del limite legale, con contestuale obbligo di ripristino, né la causa di scioglimento per riduzione o perdita del capitale sociale.

L’art. 7 stabilisce invece che nella redazione del bilancio in corso al 31.12.2019 la valutazione della “continuità aziendale” dev’essere verificata anteriormente al 23 febbraio 2020.

L’art. 8 infine, onde favorire i finanziamenti da parte dei soci alle società, prevede che per quest’anno non si applichi il principio della postergazione. Potranno quindi essere liberamente rimborsati, senza esser posposti alla soddisfazione degli altri creditori.

Il Capo IV –Misure fiscali e contabili– all’art. 18 consente a quelle Farmacie che a marzo hanno subito una riduzione del fatturato di almeno il 33% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, di sospendere per i mesi di aprile e maggio i versamenti in autoliquidazione relativi:

  • alle ritenute alla fonte (sul lavoro dipendente e assimilato) e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale;
  • all’iva;
  • ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi Inail.

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati senza applicazione di interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili.

L’art. 20 consente invece a tutte le Farmacie di rideterminare gli acconti Irpef, Ires e Irap sulla base della dichiarazione relativa al periodo in corso, senza incorrere in sanzioni e interessi per versamenti effettuati in misura non inferiore all’80% dell’imposta che risulterà dovuta per l’anno 2020.

L’art. 27, al fine di non ostacolare l’impiego di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche o ancora in fase di sperimentazione e che rientrano, in assenza di farmaci specifici per la cura del COVID-19, nei programmi c.d. di “uso compassionevole”, equipara la loro cessione alla loro distruzione, escludendone quindi la concorrenza alla formazione dei ricavi ai fini delle imposte dirette e dell’iva.

Infine, l’art. 30 estende il credito d’imposta del 50% previsto dal DL Cura Italia per le spese di sanificazione, anche alle spese sostenute nel corso del 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale. Quest’ultima misura risulta doppiamente interessante per le Farmacie che, da un lato, potranno recuperare la gran parte dei costi sostenuti per l’acquisto di tali beni, dall’altro, potranno vedere crescere le loro vendite di tali prodotti a tutte quelle aziende vicine che ne avranno necessità.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e lo “spacchettamento” delle mascherine

Uncategorised Posted on Sat, April 11, 2020 10:08:31

Le mascherine e in generale i dispositivi di protezione individuale sono la prova provata dell’imbarazzante impreparazione del nostro Paese al repentino diffondersi dell’epidemia.

Per settimane questi prodotti, spesso di valore economico poco più che irrisorio, ma di grandissima efficacia nel contrasto al contagio, sono stati introvabili.

In Italia non si producono da anni, spinti dalle regole della globalizzazione e della cieca efficienza in Paesi lontani. Le scorte, sufficienti appena al fabbisogno ordinario, del tutto inadeguate all’esplosine delle richieste, hanno lasciato tutti sprovvisti: dalla gente comune agli operatori sanitari in prima linea contro il virus.

Così nell’avanzare incessante del contagio, l’assenza delle più elementari armi di difesa, ha animato lo scontro politico.

Emblematico l’acceso confronto tra l’assessore della Regione Lombardia Gallera e il Ministro Boccia per la fornitura di “mascherine di carta igienica” o la risoluta determinazione del Governatore del Veneto Zaia per la produzione e distribuzione gratuita di “mascherine della Regione”, attraverso la collaborazione di un importante imprenditore locale.

Nel disagio generale si sono aperti nuovi canali, sono comparsi nuovi fornitori.

Prezzi alle stelle. Pagamenti anticipati, senza alcuna garanzia. Lotti minimi enormi. Grandi confezioni. Speculazioni. Raggiri. Truffe.

Fortunatamente la Guardia di Finanza è prontamente intervenuta, consentendo di arginare questa deriva e deplorevoli speculazioni.

Hanno fatto notizia anche le sanzioni comminate ad alcune Farmacie che, per soddisfare il maggior numero di persone, hanno “spacchettato” le grandi confezioni per poi venderle singolarmente o al massimo in pacchettini a “dimensione famiglia”.

Le contestazioni avanzate dalla GdF muovevano su due livelli: uno amministrativo, l’altro penale.

Sul piano amministrativo, lo spacchettamento compromette quel “contenuto minimo informativo” fornito dalla confezione integra e previsto dall’art. 6 del Codice del consumatore (DLGS n.206/2005), per cui i prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore, commercializzati sul territorio nazionale, devono riportare, chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni relative alla denominazione legale o merceologica del prodotto, al nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del produttore o di un importatore stabilito nell’Unione europea, al Paese di origine se situato fuori dell’Unione europea, all’eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno, i materiali impiegati, i metodi di lavorazione, le istruzioni d’uso.

Tuttavia la vendita di mascherine “sfuse”, “sconfezionate”, potrebbe avere anche risvolti penali in quanto l’art. 501 bis del Codice penale punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con una multa da euro 516 a euro 25.822 chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compia manovre speculative ovvero occulti, accaparri o incetti prodotti di prima necessità a fini speculativi.

Sul problema delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale è quindi, in prima battuta, intervenuto il DL Cura Italia (DL n. 18/2020), che all’art.15 afferma che è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni.

L’Associazione di categoria, con la Circolare emanata il 18 marzo 2020, ha prontamente interpretato tale deroga come una autorizzazione, date le circostanze, a sconfezionare questi prodotti per venderli singolarmente.

Ma si trattava evidentemente solo di un’interpretazione e per di più “di parte”.

La delicatezza della questione richiedeva quindi un chiarimento più deciso, che è finalmente arrivato con l’Ordinanza n. 9 del 9 aprile 2020 – Disposizioni urgenti per la vendita al dettaglio di dispositivi di protezione individuale da parte delle Farmacie (GU Serie Generale n.96 del 10-04-2020).

La disposizione “urgente e indifferibile” è volta appunto a regolare una più opportuna distribuzione di mascherine e di dispositivi di protezione individuale da parte delle Farmacie al fine di garantirne la più ampia diffusione ai cittadini nonché di prevenire azioni speculative ai danni dei cittadini stessi.

L’ordinanza consente lo spacchettamento e la vendita sfusa, anche in assenza degli imballaggi di riferimento, pur con le opportune cautele igieniche e sanitarie adottate dal venditore e ad un prezzo inferiore o pari all’importo previsto per la singola confezione diviso il numero dei pezzi presenti nella confezione stessa.

Chiarezza è fatta!

Finalmente.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le misure del Decreto Cura Italia per le Farmacie

Uncategorised Posted on Sun, March 22, 2020 09:02:38

Il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 –Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19– meglio noto come “Cura Italia”, con i suoi 127 articoli, suddivisi in 5 sezioni (Titoli) e 25 miliardi di spesa rappresenta l’ultima e più significativa risposta del Governo alla gravissima crisi in corso.

Il primo pacchetto di interventi (Titolo I: articoli 1-18) destina 1.410 milioni di euro proprio al potenziamento del Servizio sanitario nazionale, duramente provato dal diffondersi dei contagi. Tuttavia, sebbene sia sotto gli occhi di tutti il lavoro straordinario che in questo difficile momento stanno facendo le Farmacie per il nostro Servizio sanitario, spiace constatare che gli unici provvedimenti che in qualche modo le riguardano sono quelli volti a risolvere la deplorevole carenza di mascherine e dispositivi di protezione individuale.

Viceversa nella seconda sezione del Decreto (Titolo II: articoli 19-48), contenente misure a sostegno del lavoro attraverso ammortizzatori sociali, indennità, congedi, permessi e divieti di licenziamento, si leggono diversi articoli che nel bene o nel male interessano anche le Farmacie.

Così per effetto delle nuove disposizioni le Farmacie, al pari delle altre imprese, non solo fino a metà maggio (ovvero per 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto) non possono più licenziare per giustificato motivo oggettivo, ma potrebbero addirittura subire carenze di personale a causa delle richieste di congedo o di permessi retribuiti da parte di quei dipendenti con figli minori di 12 anni o che già usufruiscono della Legge 104/1992.

L’eventuale restrizione dell’organico, proprio in questo momento di particolare bisogno per le Farmacie, provate dall’aumento degli accessi o (peggio!) per sopraggiunte situazioni di sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19, rappresenta un problema molto serio che potrebbe addirittura pregiudicare il regolare svolgimento dell’attività.

Il Decreto -invero- offre anche delle opportunità a quelle Farmacie (non molte!) che a causa del virus stanno registrando una significativa contrazione del lavoro, come per esempio quelle presenti in zone a prevalente o esclusiva vocazione turistica, in quanto ora possono accedere alla Cassa integrazione.

È invece molto interessante per tutte le Farmacie lo stanziamento di un contributo Inail per l’acquisto di dispositivi e altri strumenti di protezione individuale, contenuta all’art. 43 del Decreto.

Anche la terza parte del Decreto (Titolo III: articoli 49-59) con interventi a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario, può essere d’interesse per le Farmacie, soprattutto per quelle cche stanno subendo una certa tensione finanziaria a causa del diffondersi del coronavirus.

La norma dà infatti l’opportunità alle imprese (e quindi anche alle Farmacie) con particolari esigenze di “cassa” di richiedere una “moratoria straordinaria” fino al 30 settembre sui pagamenti dei finanziamenti, dei mutui e dei leasing, attraverso la sospensione delle relative rate. Per accedervi è tuttavia necessario autocertificare, con apposita dichiarazione resa ai sensi dell’art.47, DPR 445/2000, di aver subito in via temporanea delle carenze di liquidità a causa dell’epidemia COVID-19.

Nella quarta sezione del Decreto sono presenti alcune misure a sostegno della liquidità di famiglie e imprese (Titolo IV: articoli 60-71) mediante la sospensione dei versamenti di ritenute, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria e dell’iva.

Al riguardo va osservato che le Farmacie, come del resto i supermercati e quei pochi altri esercizi che non sono stati finora obbligati alla chiusura, hanno potuto beneficiare in via generalizzata solo della “mini-proroga” dei versamenti dal 16 al 20 marzo. Ben poca cosa!

Una maggiore attenzione è stata invece riservata dal Legislatore a quelle imprese e quindi anche a molte Farmacie, che nel corso del 2019 hanno registrato un volume di Ricavi inferiore a 2 milioni di euro. A queste è infatti riconosciuta la facoltà di prorogare i versamenti di marzo al 31 maggio, pagandoli in un’unica soluzione, senza applicazione di interessi, oppure in un massimo di 5 rate mensili di pari importo.

Molto interessante per tutte le Farmacie è poi il credito d’imposta, riconosciuto ai sensi dell’art. 64 del Decreto, da calcolarsi nella misura del 50% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, fino all’importo massimo di 20.000 euro. Mentre è purtroppo precluso alle Farmacie il credito d’imposta (art. 65) del 60% del canone di locazione per “botteghe e negozi” dovuto per il mese di marzo.

Questo credito viene infatti riconosciuto solo a quelle imprese che per Legge hanno dovuto sospendere l’attività per contrastare la diffusione dell’epidemia. Ne deriva però che per un’inaccettabile dimenticanza sono così escluse dal beneficio anche quelle Farmacie (fortunatamente poche per ora) che a causa del contagio avranno dovuto chiudere l’attività al pubblico.

Vale poi la pena ricordare una misura a sostengo dei dipendenti (compresi quelli impiegati in Farmacia), contenuta all’art. 63 del Decreto, che stabilisce il riconoscimento di un premio fino a 100 euro a tutti coloro che nel mese di marzo hanno lavorato presso la propria sede di lavoro, senza usufruire di congedi, permessi, ferie o smart-working, purché nel 2019 abbiano avuto un reddito non superiore a 40.000 euro.

L’ultima parte del Decreto (Titolo V: articoli 72-127) non contiene tra le ulteriori disposizioni provvedimenti riferibili alle Farmacie, se non per quanto concerne quelle poche gestite attraverso Società di capitali.

Per queste infatti l’art. 106, al fine di superare le restrizioni delle attività che comportano la presenza di più persone in un unico luogo, stabilisce che le assemblee annuali di approvazione del bilancio possano essere tenute nel termine più ampio di 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio e con modalità di intervento mediante quegli strumenti (quali il voto per corrispondenza, il voto elettronico, la partecipazione in assemblea con mezzi di telecomunicazione) che non richiedano la presenza fisica dei soci in un unico luogo.

In conclusione il Decreto Cura Italia rappresenta anche per le Farmacie un timido tentativo di arginare una situazione di eccezionale gravità e dovrà necessariamente essere seguito da altri e più incisivi interventi.

Le Farmacie per il ruolo che svolgono all’interno del Servizio sanitario nazionale e i grandi sforzi che stanno sostenendo, meritano al di là delle molte parole di encomio e riconoscimento da parte delle Istituzioni, anche concrete attenzioni a livello normativo per un maggior supporto economico-finanziario-fiscale oltre che operativo.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



Il Farmacista in prima linea contro il virus, tra paure, rischi e regole da rispettare

Uncategorised Posted on Sat, March 14, 2020 08:37:16

Mentre i recenti provvedimenti governativi, al fine di contrastare la progressiva diffusione dell’epidemia, hanno disposto con lo “stare a casa” anche la chiusura di molte attività commerciali, le farmacie e parafarmacie sono state prese d’assalto.

I farmacisti si sono così ritrovati soli, in prima linea, a rassicurare una popolazione sempre più disorientata, preoccupata, spaventata, nella concitata ricerca di mascherine, gel igienizzanti, medicine e integratori, ma anche e soprattutto di informazioni qualificate. Consigli.

Questi negozi, spesso di piccole dimensioni, organizzati per garantire la riservatezza (la privacy!) e non tanto la distanza tra farmacista e paziente, si sono d’un tratto dimostrati inadeguati di fronte al rischio di contagio.

Al fine di preservare la salute dei farmacisti, dei loro collaboratori e pazienti in questa eccezionale situazione di emergenza, la Fofi ha diramato un Decalogo, dieci importanti regole:

1. Evitare assembramenti nei locali, eventualmente disciplinando gli accessi sia con l’apertura regolata delle porte di ingresso, consentendo l’accesso ad un numero massimo di utenti pari al numero delle postazioni attive al banco, sia con tagliandi numerati progressivamente, ma dando sempre priorità agli anziani, ai diversamente abili e alle donne in gravidanza;

2. Garantire una distanza minima di almeno un metro sia tra i pazienti presenti sia tra questi ultimi e i farmacisti al banco, nonché il personale addetto;

3. Ove la specifica situazione territoriale sia valutata a rischio, indossare dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti);

4. Rendere disponibili ai cittadini nei locali i prodotti per la igienizzazione o disinfezione delle mani;

5. Lavarsi frequentemente le mani ed evitare di toccarsi occhi, naso e bocca;

6. Effettuare una pulizia accurata degli ambienti (in particolare, del bancone e dell’area prospiciente ad esso) con disinfettanti a base di alcol o cloro;

7. Nebulizzare nell’ambiente spray igienizzanti;

8. Esporre l’ultima versione del decalogo dell’istituto superiore di sanità, nonché eventuali altre informazioni di pubblica utilità;

9. Sospendere le attività dei tirocini dei corsi di laurea per tutta la durata di interruzione delle attività didattiche negli atenei;

10. Gestire i rapporti con i fornitori e con i loro incaricati in modo da limitare i contatti con i pazienti.

Ciononostante, pur con tutte le attenzioni del caso, la gravità della situazione è tale che il rischio di contagio non può essere escluso, con i conseguenti risvolti anche di carattere giuslavoristico.

Al riguardo si evidenzia che la responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio del proprio dipendente è riconducibile innanzitutto alla corretta applicazione delle misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al Dlgs. 81/2008, meglio noto come Testo Unico per la Sicurezza dei Lavoratori (TUSL).

La farmacia deve quindi assicurarsi di essere in regola con il proprio Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e con i vari adempimenti connessi alle attività di prevenzione e protezione, informazione e formazione, di primo soccorso e antincendio nonché con la nomina del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Va inoltre osservato che, ai sensi dell’art. 7 del DL 9 marzo 2020, n.14, recante Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19, qualora uno degli addetti della farmacia presenti sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19 è obbligato a sospendere la propria attività.

In tal caso tuttavia alla farmacia non si applica la misura della quarantena con sorveglianza attiva, generalmente prevista dall’art. 1, c.2, lett. h) del DL 23 febbraio 2020 n.6. La farmacia deve quindi continuare ad operare seppur con un ulteriore aggravio rappresentato dalla riduzione dell’organico.

Proprio per non pregiudicare la possibilità che le farmacie svolgano la loro attività in questo momento così importante, la Fofi ha promosso un servizio di consegna a domicilio attraverso la Croce Rossa e la possibilità di optare in via straordinaria per l’esercizio “a battenti chiusi”, previo l’ottenimento delle dovute autorizzazioni da parte delle Autorità sanitarie competenti.

Concludo, ricordando le parole del Sindaco di Treviso, che lo scorso 12 marzo ha inviato una lettera a tutti i farmacisti della città: “Vi scrivo perché, in un periodo complicato per il nostro territorio e che ci vede, tutti insieme, coinvolti in una difficile emergenza sanitaria, abbiamo trovato in Voi farmacisti, punti di riferimento ed esempi di professionalità e dedizione. Siamo a conoscenza del fatto che state vivendo giornate particolarmente concitate e che state lavorando con impareggiabile senso di responsabilità, competenza, gentilezza e spirito di sacrificio nonostante i rischi, anche di contagio, che questa condizione comporta per Voi e per le Vostre famiglie. Mi è difficile, in queste poche righe, esprimere l’immensa stima nei Vostri confronti e l’apprezzamento per l’impegno che state mettendo in questo momento drammatico per il nostro paese. Sappiate comunque che il Sindaco, la Giunta e l’intero Consiglio Comunale di Treviso sono al Vostro fianco”.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



Prime riflessioni sugli effetti del coronavirus per la Farmacia

Uncategorised Posted on Sun, March 08, 2020 19:07:30

Il coronavirus sta progressivamente penetrando nel nostro Paese e il nostro Servizio sanitario nazionale, ritenuto uno dei migliori al mondo, appare in grande difficoltà. Carente nelle strutture e nel numero degli addetti.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri nel tentativo di limitare la diffusione del virus e consentire alle strutture ospedaliere di mettersi nelle condizioni di gestire al meglio l’emergenza, ha emanato nella notte un Decreto che prevede misure draconiane, che limitano fortemente la libertà individuale di tutti i cittadini e in particolare di quelli residenti in Lombardia e in altre 14 Province, tra cui Venezia, Treviso e Padova.

In poche settimane le surreali immagini della cinese città di Wuhan: isolata, vuota, prigioniera del contagio, stanno diventando una realtà per molte città del nord.

Nel frattempo le informazioni, non sempre univoche e coerenti, alimentano la preoccupazione generale.

In questo contesto la nostra economia sta precipitando in una recessione senza precedenti.

Il Report elaborato lo scorso mese da Cerved Rating Agency “The impact of coronavirus on italian non financial corporates” prevede nel caso in cui non riuscissimo a contenere il contagio e la crisi sanitaria durasse oltre 6 mesi, l’aumento esponenziale della probabilità di default media delle imprese italiane, dall’attuale 4,9% al 10,4%.

Come è facile immaginare i settori più colpiti sarebbero il “Turismo”, la “Ristorazione”, il “Manifatturiero”, il “Tessile” e il “Commercio”, tuttavia anche il settore “Farmaceutico” subirebbe gravi conseguenze.

La probabilità di default delle imprese produttrici di farmaci passerebbe infatti dal 3,8% al 7,5%, mentre quella delle imprese impiegate nel canale della Distribuzione sia all’ingrosso che al dettaglio di medicinali passerebbe dal 4,3% all’11%.

Il Report spiega però che nella più probabile ipotesi in cui l’emergenza sanitaria duri un periodo di tempo limitato, non superiore ai 6 mesi, l’impatto sulla nostra economia sarebbe decisamente più limitato, con una probabilità di default media delle imprese italiane che passerebbe dall’attuale 4,9% al 6,8%.

Tuttavia anche in quest’ipotesi l’impatto per il tessuto economico del Paese sarebbe molto serio con una contrazione dell’indice di redditività media (EBTDA) delle nostre imprese che scenderebbe dal 6,1% al 4,2%. Il settore Turismo sarebbe ancora il più colpito, vedendo praticamente azzerare la propria marginalità, ma anche il Commercio, la Ristorazione, il Tessile e il Manifatturiero subirebbero una decisa contrazione della loro redditività, con inevitabili implicazioni di carattere finanziario.

In quest’ipotesi, secondo il Cerved, l’unico settore in controtendenza sarebbe proprio quello Farmaceutico. In particolare la redditività media delle imprese impiegate nel canale della Distribuzione all’ingrosso e al dettaglio di farmaci crescerebbe secondo il Report dall’attuale 6,1% al 7,0%.

Nella consapevolezza della gravità della situazione il Governo ha annunciato l’imminente promulgazione di un Decreto contenente misure per 7,5 miliardi di euro a sostegno dell’economia, delle imprese e dei settori e lavoratori più esposti all’emergenza.

Dalle informazioni trapelate si prevede che a sostegno del settore Sanità saranno stanziate risorse per un miliardo di euro. In particolare il Decreto dovrebbe contenere Misure straordinarie per l’assunzione degli specializzandi e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario; Misure urgenti per l’accesso dei medici specialisti, degli infermieri e degli operatori socio-sanitari al Servizio sanitario nazionale; Rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale delle aziende e degli enti del SSN; Misure urgenti per il reclutamento dei medici di medicina generale; Incremento delle ore della specialistica ambulatoriale; Finanziamento aggiuntivo per incentivi in favore del personale dipendente del SSN; Incremento delle borse di studio degli specializzandi; Disposizioni urgenti in materia di volontariato; Assunzione di Risorse umane del Ministero della salute; Sorveglianza sanitaria; Disposizioni in materia di assistenza per gli iscritti agli enti privatizzati gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria dell’area sanitaria; Disposizioni in materia di Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; Potenziamento delle reti di assistenza territoriale; Disciplina delle aree sanitarie temporanee; Unità speciali di continuità assistenziale; Potenziamento dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà; Disposizioni per garantire l’utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia; Incentivi per la produzione di dispositivi medici; Misure di semplificazione per l’acquisto di dispositivi medici; Attuazione degli adempimenti previsti per il sistema sanitario; Disposizioni in materia di governance della spesa farmaceutica; Disposizioni sul trattamento dei dati personali nel contesto emergenziale.

Un insieme di misure che riguardano quasi esclusivamente le strutture medico-ospedaliere, ma trascurano invece la Farmacia, che invece è in prima linea nella gestione della crisi sanitaria, presa d’assalto da clienti in cerca di medicine, integratori, disinfettanti, mascherine e soprattutto rassicurazioni e informazioni.

La situazione nella sua gravità è se non altro propizia per affermare un nuovo modello di assistenza territoriale in cui la Farmacia e in particolare la Farmacia dei servizi rivesta finalmente quel ruolo di centralità che da tempo andiamo affermando.

Un ruolo fondamentale nel favorire la deospedalizzazione, lo screening, la prevenzione e la cura delle persone, in coordinamento con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, i medici specialisti, gli ospedali e le altre strutture sanitarie. Adeguatamente supportata anche economicamente e non ancora abbandonata a se stessa.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



La Legge di Bilancio e la detraibilità delle spese sanitarie:

Uncategorised Posted on Mon, January 13, 2020 06:48:38

Come noto, l’art. 15 del Tuir prevede la possibilità in sede di compilazione della Dichiarazione dei redditi di portare in detrazione dall’Irpef il 19% del costo sostenuto nell’anno per alcuni oneri (spese sanitarie, veterinarie, funebri, per interessi passivi, per istruzione, per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, ecc.).

La Legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019) condiziona tuttavia la detraibilità di queste spese a:

  1. Reddito del contribuente;
  2. Tracciabilità dei pagamenti.

All’art.1, comma 629, della Legge n. 160/2019 è infatti previsto che la detrazione del 19% spetti:

  1. per l’intero importo qualora il reddito complessivo non ecceda 120.000 euro;
  2. per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 240.000 euro, diminuito del reddito complessivo (calcolato al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze), e 120.000 euro, qualora il reddito complessivo sia superiore a 120.000 euro;
  3. per l’intero importo, a prescindere dall’ammontare del reddito complessivo, per gli interessi passivi su mutui agrari o per l’acquisto o ristrutturazione dell’abitazione principale nonché per le spese sanitarie.

All’art. 1, commi 678 e 679, della Legge n. 160/2019 è inoltre previsto che la detrazione del 19% spetti a condizione che i pagamenti siano avvenuti con strumenti tracciabili (carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante i sistemi di pagamento di cui all’art. 23 del D.Lgs. 241/1997).

La nuova disposizione prevede tuttavia una deroga per le spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché per le prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

In sostanza non è necessario il pagamento con strumenti tracciabili quando la controparte è lo Stato. Ad esempio, il pagamento di una visita medica in ambito privato o prestazioni odontoiatriche erogate da un dentista non convenzionato per poter essere detraibili nella misura del 19% (ex art. 15, Tuir) dovranno essere pagate con strumenti tracciabili.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Farmacia dei servizi nell’ultima Legge di Bilancio:

Uncategorised Posted on Tue, December 31, 2019 15:14:18

La Legge 27 dicembre 2019, n. 160 – Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022, meglio nota come Legge di Bilancio 2020, pubblicata in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.304 del 30 dicembre 2019 – Supplemento Ordinario n. 45, in vigore dal 1° gennaio 2020, conferma l’interesse del Governo per la piena realizzazione della c.d. “Farmacia dei servizi” attraverso due interventi: il primo nella direzione della sperimentazione della remunerazione delle prestazioni, il secondo rivolto alla presa in carico dei pazienti cronici.

L’ultima “Finanziaria”, infatti, prosegue e rafforza la sperimentazione della remunerazione delle prestazioni erogate dalle Farmacie, con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale, già introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 (art. 1, commi 403-406, Legge n. 205 del 27 dicembre 2017), attraverso un deciso:

  1. allungamento del periodo di test (esteso al biennio 2021 e 2022);
  2. ampliamento delle Regioni coinvolte (tutte le Regioni a statuto ordinario oltre alla Sicilia);
  3. impiego di risorse destinate (complessivi euro 50,6 mil., equamente distribuiti tra il 2021 e il 2022).

La sperimentazione -come si ricorderà- intende misurare i vantaggi che la Sanità pubblica può ottenere dall’erogazione di servizi da parte della Farmacia ovvero, come sancito dalla Legge n.69/2009, dal D.Lgs n.153/2009 e dai relativi Decreti Ministeriali attuativi, dall’erogazione di prestazioni di prima istanza, rientranti nell’ambito dell’autocontrollo, di servizi di secondo livello e servizi professionali resi da operatori socio-sanitari.

Il secondo importante intervento, contenuto nella Legge di Bilancio 2020, riguarda la possibilità di usufruire presso le Farmacie, in collaborazione con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta e comunque nel rispetto di prescrizioni mediche, di un servizio di accesso personalizzato ai farmaci, in attuazione del piano nazionale della cronicità (di cui all’intesa del 15 settembre 2016 sancita in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano), onde favorire la presa in cura dei pazienti cronici e concorrere all’efficientamento della rete dei servizi. A tal riguardo, attraverso le procedure della ricetta elettronica (di cui all’articolo 13 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221), i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che effettuano le prescrizioni possono intrattenere ogni forma di collaborazione con le Farmacie prescelte dal paziente per l’erogazione dei servizi, anche attraverso le funzionalità del dossier farmaceutico (di cui all’articolo 12, comma 2-bis, del citato decreto-legge n. 179 del 2012). Le Farmacie sono pertanto chiamate a fornire:

  • ai pazienti interessati, ogni utile e completa informazione sulle cure prestate e sulle modalità di conservazione e assunzione personalizzata dei farmaci prescritti;
  • al medico di medicina generale e al pediatra di libera scelta o al medico prescrittore, informazioni periodiche e ogni volta che risulti necessario, circa la regolarità o meno dell’assunzione dei farmaci o comunque ogni altra notizia reputata utile, ivi compresa la necessità di rinnovo delle prescrizioni di farmaci per garantire l’aderenza alla terapia.

Si può quindi concludere che la Farmacia dei servizi e la Farmacia in generale, esca rafforzata dall’ultima manovra di Bilancio, vedendo riconosciuta e per certi versi rivalutata quella dimensione professionale, che sempre più dovrebbe caratterizzarla.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le Farmacie in difficoltà nell’invio telematico dei corrispettivi possono ora contare sui nuovi servizi on line dell’Agenzia delle entrate

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, August 06, 2019 10:34:19

Come ormai noto, la maggior parte delle Farmacie italiane, avendo un volume d’affari superiore a euro 400 mila, è obbligata a decorrere dal 1° luglio 2019, ai sensi dell’art. 2 del DLgs n.127 del 5 agosto 2015, alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. Per le restanti Farmacie più piccole l’obbligo scatterà invece dal 1° gennaio 2020.

L’art. 12-quinquies del DL 30 aprile 2019, n. 34 (cd. “Decreto Crescita”), convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, ha tuttavia previsto che per i primi sei mesi di vigenza dell’obbligo (ovvero fino al 31.12.2019 per quelli con volume d’affari superiore a euro 400 mila e fino al 30.06.2020 per gli altri) non sia sanzionata la trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri effettuata entro il mese successivo a quello dell’operazione (ovvero i corrispettivi di luglio, entro agosto; quelli di agosto, entro settembre; ecc.), fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n.15/E pubblicata il 29 giugno scorso, è poi ulteriormente andata in soccorso di quei molti esercenti, che non hanno ancora la disponibilità di un “registratore telematico”, stabilendo che fino alla attivazione del registratore telematico, ma non oltre il 31 dicembre 2019, potranno utilizzare:

  • i “vecchi registratori di cassa in uso”, rilasciando lo scontrino fiscale al cliente, compilando il Registro dei corrispettivi;
  • una delle tre modalità definite nel successivo Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 236086/2019 del 4 luglio scorso, divenute disponibili on line, all’interno dell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” (https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/), dallo scorso 29 luglio, per la trasmissione telematica dei corrispettivi.

Con riguardo a quest’ultimo punto, si segnala quindi che sono ora attivi sul web, in conformità alle specifiche tecniche allegate al citato Provvedimento, tre nuovi servizi:

a) un servizio di upload di un file contenente i dati dei corrispettivi complessivi di una singola giornata, distinti per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”, ovvero di un file compresso contenente i file dei dati dei corrispettivi delle singole giornate;

b) un servizio web di compilazione dei dati dei corrispettivi complessivi giornalieri distinti per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”;

c) un servizio di trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri mediante un sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service” fruibile attraverso protocollo HTTPS (su canale cifrato TLS in versione 1.2 esclusiva) ovvero un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo SFTP.

L’Agenzia nel citato Provvedimento ha inoltre specificato che la trasmissione del file contenente i dati dei corrispettivi giornalieri può essere effettuata attraverso questi tre nuovi servizi direttamente dal contribuente oppure da un suo intermediario, appositamente incaricato della trasmissione telematica.

L’intermediario è obbligato a rilasciare al contribuente copia della comunicazione trasmessa e della ricevuta, che ne attesti il ricevimento da parte dell’Agenzia delle entrate e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.

Il Provvedimento precisa inoltre che tutti i dati inviati all’Anagrafe Tributaria (partita IVA del soggetto obbligato, data dei corrispettivi, importo dei corrispettivi distinto per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”) sono acquisiti, ordinati e messi a disposizione dei soggetti passivi IVA al fine di supportarli nella predisposizione delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, nonché al fine della valutazione della loro capacità contributiva.

I dati e le notizie raccolti, che sono “ovviamente” trasmessi nell’osservanza della normativa in materia di riservatezza e protezione dei dati personali, sono inseriti nei sistemi informativi dell’Anagrafe Tributaria e sono trattati nel pieno rispetto della privacy (come stabilito dall’articolo 5 del Regolamento (UE) 2016/679 e del Codice in materia di protezione dei dati personali, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, così come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n.101). Il trattamento dei dati acquisiti dall’Agenzia delle entrate è del resto riservato esclusivamente agli operatori incaricati dei controlli, le cui operazioni sono puntualmente tracciate.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Farmacia entra nell’era dello scontrino elettronico

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, July 01, 2019 11:42:45

Malgrado
la fatturazione elettronica sia già una realtà fin dal 1° gennaio scorso, pur
con le deroghe per quanto concerne le cessioni e prestazioni rientranti nel Sistema
tessera sanitaria; malgrado l’esclusione prevista fino al 1° gennaio 2020 per
tutte le farmacie con un volume d’affari inferiore a euro 400 mila; malgrado la
“proroga di fatto” operata attraverso la moratoria delle sanzioni per i primi 6
mesi, prevista dall’art. 12-quinquies del DL 30 aprile 2019, n. 34 (cd.
“Decreto Crescita”), introdotto in sede di conversione dalla Legge n. 58 del 28
giugno 2019; malgrado tutto ciò, a decorrere dal 1° luglio 2019, ai sensi
dell’art. 2 del DLgs n.127 del 5 agosto 2015, la maggior parte delle nostre farmacie
(che hanno un volume d’affari superiore a euro 400 mila!) è obbligata alla
memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate
dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. Da oggi quindi anche lo
scontrino, che rispetto alla fattura è certamente il documento di
certificazione fiscale prevalente in farmacia, è diventato elettronico.
L’Agenzia
delle Entrate, con la Circolare n.15/E pubblicata il 29 giugno scorso è andata
in soccorso di quelle molte farmacie che non si sono attrezzate per tempo,
magari perché hanno sperato fino all’ultimo in una più decisa proroga (poi non
arrivata) oppure con la scusa della (del resto reale) carenza nel mercato di
registratori di cassa telematici (in grado di assolvere ai nuovi obblighi).
L’Agenzia
ha chiarito che questi “ritardatari”, che non hanno ancora la disponibilità di
un registratore telematico, potranno fino all’attivazione di un Registratore
Telematico e comunque non oltre il 31 dicembre 2019, assolvere all’obbligo di
trasmissione dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese
successivo a quello di effettuazione dell’operazione (ovvero i corrispettivi di
luglio, entro agosto; quelli di agosto, entro settembre; ecc.) servendosi dei “vecchi
registratori di cassa in uso”, rilasciando lo scontrino fiscale al cliente e compilando
Il Registro dei corrispettivi.
La
Circolare ha anche preannunciato che le modalità di trasmissione telematica dei
corrispettivi giornalieri saranno presto definite da uno specifico Provvedimento
del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
Nel
frattempo è stato attivato all’interno dell’Area riservata del portale “Fatture
e Corrispettivi” (https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/) un nuovo servizio per la memorizzazione e
trasmissione dei corrispettivi che consente ai soggetti interessati di
predisporre online un documento commerciale, inserendo i dati relativi all’operazione
effettuata (quantità, descrizione, prezzo unitario e aliquota Iva) e la
modalità di pagamento (denaro contante o elettronico) e allo stesso tempo
memorizzare e inviare all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi di
ogni singola operazione effettuata.
Il
documento potrà essere stampato e consegnato al cliente su carta oppure, se il
cliente è d’accordo, trasmesso via email.
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



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