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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


Le Farmacie in difficoltà nell’invio telematico dei corrispettivi possono ora contare sui nuovi servizi on line dell’Agenzia delle entrate

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, August 06, 2019 10:34:19

Come ormai noto, la maggior parte delle Farmacie italiane, avendo un volume d’affari superiore a euro 400 mila, è obbligata a decorrere dal 1° luglio 2019, ai sensi dell’art. 2 del DLgs n.127 del 5 agosto 2015, alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. Per le restanti Farmacie più piccole l’obbligo scatterà invece dal 1° gennaio 2020.

L’art. 12-quinquies del DL 30 aprile 2019, n. 34 (cd. “Decreto Crescita”), convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, ha tuttavia previsto che per i primi sei mesi di vigenza dell’obbligo (ovvero fino al 31.12.2019 per quelli con volume d’affari superiore a euro 400 mila e fino al 30.06.2020 per gli altri) non sia sanzionata la trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri effettuata entro il mese successivo a quello dell’operazione (ovvero i corrispettivi di luglio, entro agosto; quelli di agosto, entro settembre; ecc.), fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n.15/E pubblicata il 29 giugno scorso, è poi ulteriormente andata in soccorso di quei molti esercenti, che non hanno ancora la disponibilità di un “registratore telematico”, stabilendo che fino alla attivazione del registratore telematico, ma non oltre il 31 dicembre 2019, potranno utilizzare:

  • i “vecchi registratori di cassa in uso”, rilasciando lo scontrino fiscale al cliente, compilando il Registro dei corrispettivi;
  • una delle tre modalità definite nel successivo Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 236086/2019 del 4 luglio scorso, divenute disponibili on line, all’interno dell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” (https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/), dallo scorso 29 luglio, per la trasmissione telematica dei corrispettivi.

Con riguardo a quest’ultimo punto, si segnala quindi che sono ora attivi sul web, in conformità alle specifiche tecniche allegate al citato Provvedimento, tre nuovi servizi:

a) un servizio di upload di un file contenente i dati dei corrispettivi complessivi di una singola giornata, distinti per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”, ovvero di un file compresso contenente i file dei dati dei corrispettivi delle singole giornate;

b) un servizio web di compilazione dei dati dei corrispettivi complessivi giornalieri distinti per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”;

c) un servizio di trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri mediante un sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service” fruibile attraverso protocollo HTTPS (su canale cifrato TLS in versione 1.2 esclusiva) ovvero un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo SFTP.

L’Agenzia nel citato Provvedimento ha inoltre specificato che la trasmissione del file contenente i dati dei corrispettivi giornalieri può essere effettuata attraverso questi tre nuovi servizi direttamente dal contribuente oppure da un suo intermediario, appositamente incaricato della trasmissione telematica.

L’intermediario è obbligato a rilasciare al contribuente copia della comunicazione trasmessa e della ricevuta, che ne attesti il ricevimento da parte dell’Agenzia delle entrate e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.

Il Provvedimento precisa inoltre che tutti i dati inviati all’Anagrafe Tributaria (partita IVA del soggetto obbligato, data dei corrispettivi, importo dei corrispettivi distinto per aliquota IVA o con indicazione del regime di “ventilazione”) sono acquisiti, ordinati e messi a disposizione dei soggetti passivi IVA al fine di supportarli nella predisposizione delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, nonché al fine della valutazione della loro capacità contributiva.

I dati e le notizie raccolti, che sono “ovviamente” trasmessi nell’osservanza della normativa in materia di riservatezza e protezione dei dati personali, sono inseriti nei sistemi informativi dell’Anagrafe Tributaria e sono trattati nel pieno rispetto della privacy (come stabilito dall’articolo 5 del Regolamento (UE) 2016/679 e del Codice in materia di protezione dei dati personali, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, così come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n.101). Il trattamento dei dati acquisiti dall’Agenzia delle entrate è del resto riservato esclusivamente agli operatori incaricati dei controlli, le cui operazioni sono puntualmente tracciate.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Farmacia entra nell’era dello scontrino elettronico

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, July 01, 2019 11:42:45

Malgrado
la fatturazione elettronica sia già una realtà fin dal 1° gennaio scorso, pur
con le deroghe per quanto concerne le cessioni e prestazioni rientranti nel Sistema
tessera sanitaria; malgrado l’esclusione prevista fino al 1° gennaio 2020 per
tutte le farmacie con un volume d’affari inferiore a euro 400 mila; malgrado la
“proroga di fatto” operata attraverso la moratoria delle sanzioni per i primi 6
mesi, prevista dall’art. 12-quinquies del DL 30 aprile 2019, n. 34 (cd.
“Decreto Crescita”), introdotto in sede di conversione dalla Legge n. 58 del 28
giugno 2019; malgrado tutto ciò, a decorrere dal 1° luglio 2019, ai sensi
dell’art. 2 del DLgs n.127 del 5 agosto 2015, la maggior parte delle nostre farmacie
(che hanno un volume d’affari superiore a euro 400 mila!) è obbligata alla
memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate
dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. Da oggi quindi anche lo
scontrino, che rispetto alla fattura è certamente il documento di
certificazione fiscale prevalente in farmacia, è diventato elettronico.
L’Agenzia
delle Entrate, con la Circolare n.15/E pubblicata il 29 giugno scorso è andata
in soccorso di quelle molte farmacie che non si sono attrezzate per tempo,
magari perché hanno sperato fino all’ultimo in una più decisa proroga (poi non
arrivata) oppure con la scusa della (del resto reale) carenza nel mercato di
registratori di cassa telematici (in grado di assolvere ai nuovi obblighi).
L’Agenzia
ha chiarito che questi “ritardatari”, che non hanno ancora la disponibilità di
un registratore telematico, potranno fino all’attivazione di un Registratore
Telematico e comunque non oltre il 31 dicembre 2019, assolvere all’obbligo di
trasmissione dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese
successivo a quello di effettuazione dell’operazione (ovvero i corrispettivi di
luglio, entro agosto; quelli di agosto, entro settembre; ecc.) servendosi dei “vecchi
registratori di cassa in uso”, rilasciando lo scontrino fiscale al cliente e compilando
Il Registro dei corrispettivi.
La
Circolare ha anche preannunciato che le modalità di trasmissione telematica dei
corrispettivi giornalieri saranno presto definite da uno specifico Provvedimento
del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
Nel
frattempo è stato attivato all’interno dell’Area riservata del portale “Fatture
e Corrispettivi” (https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/) un nuovo servizio per la memorizzazione e
trasmissione dei corrispettivi che consente ai soggetti interessati di
predisporre online un documento commerciale, inserendo i dati relativi all’operazione
effettuata (quantità, descrizione, prezzo unitario e aliquota Iva) e la
modalità di pagamento (denaro contante o elettronico) e allo stesso tempo
memorizzare e inviare all’Agenzia delle entrate i dati dei corrispettivi di
ogni singola operazione effettuata.
Il
documento potrà essere stampato e consegnato al cliente su carta oppure, se il
cliente è d’accordo, trasmesso via email.
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



La Legge sulla concorrenza, l’Enpaf, il nuovo contributo dello 0,5% e i problemi della categoria

FISCO E FARMACIE Posted on Thu, May 30, 2019 07:02:05

Una delle poche opportunità che la Legge
sulla concorrenza (Legge n.124/2017) ha offerto a quei “farmacisti-titolari”
interessati non tanto a vendere, quanto piuttosto a conservare la loro farmacia,
riguarda la possibilità di ampliare la compagine societaria attraverso il
coinvolgimento di terzi, spesso famigliari, non-farmacisti.

È così accaduto che, a partire dalla
seconda metà del 2017, molti titolari abbiano approfittato delle nuove
disposizioni al fine di efficientare la propria struttura
organizzativo-gestionale oppure per superare le problematiche connesse alla
trasmissione ereditaria della Farmacia. Problematiche recentemente acuitesi con
l’inasprimento dei termini di tolleranza per la “gestione provvisoria” (art. 7,
comma 9, Legge n. 362/1991) ad opera prima di Bersani (Legge n. 248/2006) e poi
di Monti (Legge n.27/2012).

Con stupore, rammarico, rabbia,
rassegnazione, nelle ultime settimane molti di questi farmacisti sono stati
raggelati dalla richiesta di un contributo annuale a favore dell’Enpaf.

Un nuovo, ulteriore contributo nella
misura -udìte! udìte!- dello 0,5% del fatturato annuale della farmacia.

Il Regolamento emanato dall’Ente di
previdenza lo scorso 16 aprile, richiamando testualmente il disposto normativo
(art. 1, comma 441 della Legge 27 dicembre 2017 n. 205 – Legge di Bilancio per
l’anno 2018) ha infatti previsto che: “a
decorrere dal 1° gennaio 2018, le società di capitali nonché le società
cooperative a responsabilità limitata e le società di persone, titolari di
farmacia privata, rispettivamente con capitale maggioritario di soci non
farmacisti o con maggioranza di soci non farmacisti, versano all’ENPAF un
contributo previdenziale pari allo 0,5 per cento del fatturato annuo al netto
dell’IVA
. Il contributo è versato annualmente entro il 30 settembre
dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio”.

Pertanto non solo le società di capitali,
ma anche le società di persone (le S.a.s. e le S.n.c.) in cui il numero dei
soci-non-farmacisti sia superiore al numero dei soci-farmacisti, sono obbligate
al versamento del nuovo contributo.

Va
tuttavia osservato che lo spirito della norma in realtà non era quello di colpire
i farmacisti, ma obbligare le società di capitali titolari di farmacie private
al versamento contributivo a favore dell’Ente previdenziale di categoria.
Infatti, ciò che
la norma doveva scongiurare erano i contraccolpi alle casse dell’Enpaf per effetto
della progressiva acquisizione di farmacie private da parte delle società di
capitali in seguito -appunto- alla nuova Legge sulla concorrenza.

Proprio per questo i senatori D’Ambrosio
Lettieri e Mandelli già nel dibattito che portò alla formazione della Legge n.124/2017,
avevano presentato un emendamento per cui: “le società di capitali, le società
cooperative a responsabilità limitata e le società di persone proprietarie di
farmacie private, con capitale maggioritario di soci non farmacisti, dovranno
versare all’Enpaf un contributo pari allo 0,5% sul fatturato netto IVA. Il
contributo dovrà essere versato all’Ente previdenziale annualmente entro il 30
settembre dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio”.

L’emendamento non fu accolto. Tuttavia, gli
stessi senatori non si scoraggiarono e alla prima occasione utile, nel corso
dell’approvazione della Legge n. 205/2017, lo riproposero (emendamento n.41.0.52):
questa volta con successo. Un successo che venne subito riconosciuto da tutta
la categoria.

Invero, nell’iter parlamentare di
conversione in Legge, il tenore della disposizione era stato in parte alterato,
aggiungendo l’infelice il riferimento, per le sole società di persone, alla
“maggioranza di soci non farmacisti”. Ciononostante lo spirito della norma non venne
stravolto. Infatti, come si evince dagli atti parlamentari e in particolare
dalla Relazione illustrativa alla Legge di Bilancio, in commento appunto
all’art.1, comma 441, il legislatore volle
precisare che l’intento della norma era “rendere pressoché neutrale il prelievo
contributivo rispetto allo status
giuridico del titolare della farmacia privata, persona fisica o società”.

Lo stesso Enpaf, nella Newsletter n.1/2018,
al riguardo ha prontamente affermato che: “La Legge di bilancio 2018 (L.
205/2017, art. 1, comma 441) ha stabilito che le società di capitali, le
società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone
proprietarie di farmacie private, con capitale maggioritario di soci non farmacisti,
dovranno versare all’Enpaf un contributo pari allo 0,5% sul fatturato al netto
dell’Iva. Il contributo dovrà essere versato annualmente entro il 30 settembre
dell’anno successivo alla chiusura di esercizio. La misura ha la finalità
sostanziale di compensare il minor gettito che deriverà all’Enpaf dalla
modifica introdotta dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza che ha
previsto la possibilità della gestione societaria delle farmacie in capo a
soggetti non farmacisti”.

In modo ancor più evidente il “Regolamento di attuazione relativo al
contributo dello 0,5%”, licenziato in via provvisoria dallo stesso Consiglio
nazionale dell’Enpaf, tenutosi il 24 aprile 2018, nel richiamare il dettato
normativo (art. 1, comma 441, Legge n. 205/2017), precisò che: “per quanto
riguarda le società di persone, la maggioranza dei soci non farmacisti deve essere
individuata sulla base dell’ammontare delle quote di partecipazione e non del
numero degli stessi”.

Il
nuovo Regolamento, pubblicato il 16 aprile 2019,
nel disciplinare
l’ambito e le modalità di applicazione del contributo, si è tuttavia dimenticato
di richiamare l’importante precisazione che “per quanto riguarda le società di
persone, la maggioranza dei soci non farmacisti deve essere individuata sulla
base dell’ammontare delle quote di partecipazione e non del numero degli
stessi”
.

Una dimenticanza non da poco, che costerà
molti soldi a tanti farmacisti. Una norma che doveva essere a difesa della
categoria, si è rivelata un boomerang,
una pugnalata alle spalle.

Una vicenda -insomma- che lascia molto
amaro in bocca e non solo perché fa in gran parte decadere uno dei pochi
vantaggi della Legge sulla concorrenza, ma soprattutto perché esprime tutta la
debolezza di una categoria da troppi anni vessata da norme contrarie.

Giovanni
Loi

Commercialista
Venezia



Contributi Enpaf ridotti per i farmacisti in pensione

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, April 16, 2019 20:27:22

Il nuovo Regolamento di
Previdenza della Fondazione Enpaf
, che recepisce le modifiche approvate con
le Note del Ministero del Lavoro n.36/0005378/13.07
dell’11 aprile 2019, reca un’interessante
agevolazione a favore di quei molti farmacisti che si trovano nella duplice
condizione di essere contemporaneamente:

pensionati Enpaf;

titolari o soci di farmacia o
comunque ancora percipienti redditi derivanti dall’esercizio della professione
di farmacista (quali per esempio libero-professionisti, collaboratori di
impresa familiare, associati in partecipazione, ecc.).
Questi farmacisti-pensionati, da sempre obbligati al
versamento in misura intera dei contributi Enpaf annuali, a decorrere dal 1°
gennaio 2019 avranno infatti la possibilità, ai sensi del nuovo art. 21-bis del
citato Regolamento, di versare il
contributo previdenziale nella misura ridotta del 33,33% o del 50%, previa
presentazione entro il 30 settembre di apposita domanda di riduzione.
La modulistica necessaria per richiedere l’applicazione della
riduzione può essere scaricata direttamente dal sito web dell’Ente: www.enpaf.it.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



Un primo importante passo verso la piena realizzazione della “Farmacia dei servizi”

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, April 01, 2019 10:43:07

La Farmacia italiana sta vivendo da alcuni anni un processo di
profonda trasformazione. La piccola farmacia tradizionale, molto
professionalizzata, costruita sulla ricetta e preservata da una rigorosa
regolamentazione del Settore, è ormai un lontano ricordo. Da un lato, le
liberalizzazioni introdotte da Bersani, da Monti e dalla recente Legge sulla
concorrenza di Renzi e Gentiloni; dall’altro, la progressiva genericazione del mercato del farmaco, l’evoluzione
tecnologica e lo sviluppo dell’e-commerce, hanno trasformato la farmacia in un
negozio “non-ben-definito” e con una forte connotazione commerciale.
In realtà, ancora nel 2009 si era teorizzato un modello di “Farmacia
professionale”, in cui il farmacista avrebbe riacquistato un ruolo di
centralità all’interno del Servizio sanitario nazionale attraverso l’erogazione
di importanti servizi a favore della popolazione e a supporto o addirittura in
sostituzione del Servizio sanitario nazionale.
La Legge n.69/2009, il D.Lgs n.153/2009 e i successivi Decreti
Ministeriali attuativi avevano infatti sancito la possibilità per le farmacie di
svolgere:
1.
prestazioni di prima istanza rientranti
nell’ambito dell’autocontrollo:
quali i test per glicemia, colesterolo e trigliceridi; i test per
misurazione in tempo reale di emoglobina, emoglobina glicata, creatinina,
transaminasi, ematocrito; i test per la misurazione di componenti delle urine
quali acido ascorbico, chetoni, urobilinogeno e bilirubina, leucociti, nitriti,
ph, sangue, proteine ed esterasi leucocitaria; i test ovulazione, gravidanza e
test menopausa per la misura dei livelli dell’ormone FSA nelle urine; i test
colon-retto per la rilevazione di sangue occulto nelle feci;
2.
servizi di secondo livello: rivolti ai singoli assistiti, in
coerenza con le linee guida e i percorsi diagnostico-terapeutici previsti per
le specifiche patologie, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei
pediatri di libera scelta, prevedendo l’inserimento in farmacia di
defibrillatori semiautomatici e l’utilizzo di dispositivi per la misurazione
con modalità non invasiva della pressione arteriosa, della capacità polmonare
tramite auto – spirometria, della saturazione percentuale dell’ossigeno, della
pressione arteriosa e dell’attività cardiaca in collegamento funzionale con i
centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base di specifici
requisiti tecnici, professionali e strutturali; ma anche l’utilizzo di dispositivi
per l’effettuazione di elettrocardiogrammi in tele-cardiologia da effettuarsi
in collegamento con centri di cardiologia accreditati dalle Regioni sulla base
di specifici requisiti tecnici, professionali e strutturali;
3.
servizi professionali resi da operatori
socio-sanitari:
per l’effettuazione
(a domicilio o presso i locali della farmacia) di specifiche prestazioni professionali
richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, come per
esempio quelle di infermieri e fisioterapisti.

La “Farmacia dei servizi”, secondo le intenzioni della norma, doveva
quindi essere una “Farmacia evoluta e professionalizzata”, in grado di svolgere
un fondamentale ruolo di presidio sanitario del territorio.
Si ritiene infatti che l’assistenza continuativa, resa possibile
dalla professionalità, dalla organizzazione imprenditoriale e dalla capillarità
del servizio farmaceutico territoriale, possa favorire la prevenzione, l’aderenza
terapeutica, il controllo delle cronicità e la deospedalizzazione con indubbio vantaggio
non solo dei clienti-pazienti, ma anche della spesa sanitaria dello Stato.
Tuttavia, malgrado le meritevoli intenzioni del legislatore, la “Farmacia
dei servizi” si è finora principalmente sostenuta sulle spalle (già molto
provate!) delle farmacie che in questi anni, pur di soddisfare le esigenze
della propria clientela, hanno fatto diversi investimenti e avuto molti costi,
a fronte di ricavi spesso contenuti o addirittura assenti. Lo Stato non ha
fatto la sua parte, lasciando da sole le farmacie, con l’inevitabile conseguenza
che la “Farmacia dei servizi” nel nostro Paese non è mai pienamente decollata.
Una svolta positiva,
in questo difficile contesto, è però rappresentata dalla Legge n. 205 del 27
dicembre 2017, meglio nota come Legge di bilancio 2018, che all’art. 1, commi
da 403 a 406, ha previsto l’avvio in
forma sperimentale della remunerazione delle prestazioni erogate dalle farmacie
con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo della
Legge è verificare in che modo e in quale misura la Sanità pubblica sia avvantaggiata
dal sostenere i costi per l’erogazione dei servizi da parte delle farmacie al
fine quindi di favorirne lo sviluppo.
La
sperimentazione, iniziata nel 2018 nelle Regioni di Piemonte, Lazio e Puglia, continuerà
quest’anno in Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia, per terminare il prossimo
anno in Veneto, Umbria e Campania.
Lo scorso 21
marzo si è insediato il Gruppo di lavoro ministeriale che dovrà entro quattro
mesi individuare quali tra i servizi previsti dal D.Lgs. n.153/2009 e dai
successivi decreti attuativi, saranno testati secondo i budget di spesa stabiliti
Regione per Regione. Sebbene gli importi stanziati non siano elevati, è un
segnale politico molto importante: la Farmacia e la “Farmacia dei servizi”
meritano attenzione e sostegno! Un primo importante passo verso la piena realizzazione
della “Farmacia dei servizi”.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



Le Farmacie e l’obbligo della memorizzazione elettronica e della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi giornalieri

FISCO E FARMACIE Posted on Sat, March 02, 2019 12:52:19

La recente Manovra di Bilancio,
intervenendo sull’art. 2, comma 1, del DLgs 5 agosto 2015, n. 127, ha previsto per
gli esercenti attività di commercio al minuto e assimilate (ovvero i soggetti
che effettuano le operazioni di cui all’art. 22 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n.
633) a decorrere dal 1° gennaio 2020
(termine anticipato al 1° luglio 2019 per gli esercenti che realizzino un
volume d’affari annuo superiore a 400 mila euro) l’obbligo di memorizzare
elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati
dei corrispettivi giornalieri
.
Ne discende pertanto che una gran parte delle
Farmacie tra quattro mesi si ritroverà a fare i conti con una nuova rivoluzione
amministrativo-fiscale-tecnologica, dopo quella appena vissuta con la
fatturazione elettronica.
Una rivoluzione che, come la precedente,
non solo implicherà l’adozione di nuove competenze e procedure, ma anche
investimenti nel rinnovamento tecnologico dei propri registratori di cassa.
Invero le Farmacie, al pari di tutti gli
esercenti che inviano i dati al Sistema tessera sanitaria, potrebbero assolvere l’obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi giornalieri non
solo attraverso un “registratore di cassa telematico”, ma anche attraverso il gestionale
utilizzato per generare il flusso dei dati inviato al Sistema tessera sanitaria
per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata (art. 2, comma
6-quater, DLgs n.127/2015).
Tuttavia questa alternativa si presenta al
momento nebulosa e incerta. Da un lato è infatti facile attendersi che il Garante
sulla privacy assuma anche in merito alla trasmissione telematica dei
corrispettivi una posizione analoga a quella della fatturazione elettronica
delle operazioni rientranti nel Sistema tessera sanitaria, dall’altro non è
chiaro se l’impiego del Sistema tessera sanitaria per l’assolvimento dell’obbligo
di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi comporti la fiscalizzazione
del gestionale utilizzato dalla Farmacia.
Al momento è quindi facile attendersi che anche
per le Farmacie si porrà il problema del rinnovamento tecnologico, della
sostituzione o adattamento dei registratori di cassa esistenti.
Al riguardo, la stessa normativa (art. 2,
comma 6-quinquies, DLgs n.127/2015) ha previsto la concessione di un “piccolo” contributo
in favore di quei soggetti che nel 2019 e nel 2020 per effetto delle nuove
disposizioni dovranno acquistare un nuovo registratore o adattare l’esistente.
Il
contributo, che è pari al 50% della spesa sostenuta per ogni misuratore fiscale
(fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di
adattamento), si sostanzia in un credito d’imposta utilizzabile in
compensazione tramite modello F24
, a decorrere dalla prima
liquidazione periodica dell’IVA successiva al mese di registrazione della
fattura relativa all’acquisto/adattamento del misuratore fiscale, purché il
relativo corrispettivo sia pagato con modalità tracciabile.
Lo
scorso 28 febbraio 2019 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato con la Nota prot.
n. 49842/2019 le modalità attuative dell’agevolazione, per fruire del credito
d’imposta, nonché il regime dei controlli e ogni altra disposizione necessaria al
monitoraggio dell’agevolazione stessa e al rispetto dei limiti di spesa.
Giovanni Loi
Commercialista
Venezia



Quale futuro per la farmacia?

FISCO E FARMACIE Posted on Sun, January 27, 2019 08:33:37

Sul finire del 2018, nel corso dell’iter
parlamentare che ha portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio, hanno fatto
notizia due emendamenti volti a modificare la recente Legge sulla concorrenza (Legge
n. 124 del 4 agosto 2017), introducendo per le Società di titolari di Farmacia una
soglia minima (pari al 51% del capitale sociale) di spettanza ai farmacisti iscritti
all’Albo: “Quota 51”. Gli emendamenti prevedevano inoltre che:

a.
il venir meno di
tale condizione avrebbe costituito una causa di scioglimento della Società, con
conseguente revoca dell’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia di cui la
Società fosse stata titolare, salvo che non si fosse provveduto a ristabilire il
rispetto di “quota 51” nel termine perentorio di sei mesi;

b.
le Società già
costituite avrebbero dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre
trentasei mesi dall’entrata in vigore della Legge.

Come noto, a seguito di un acceso confronto
parlamentare i due emendamenti alla fine non sono stati recepiti dalla Legge di
Bilancio. Sono stati espunti! Tuttavia i loro sostenitori politici, tra cui la
stessa Min. della salute on. G. Grillo, non si sono arresi e, come preannunciato,
li hanno immediatamente riproposti già alla prima occasione, rappresentata dalla
conversione in legge del “Decreto Semplificazioni” (decreto-legge 14 dicembre
2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e
semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione), attraverso
gli emendamenti nn. 9.0.11, 9.0.12, 9.0.16, 9.0.17, 9.0.18.

Nella sostanza l’introduzione di “Quota 51” è
finalizzata a ripristinare, seppur mitigandola rispetto all’epoca precedente
alla Legge sulla concorrenza, una delle principali barriere all’entrata nel
settore delle farmacie: quella dei requisiti soggettivi, che limitava ai soli farmacisti
la possibilità di possedere ed esercitare farmacie.

Questo tentativo di “restaurazione”, che certamente
accontenterebbe quei farmacisti spaventati dalla concorrenza delle “farmacie di
non-farmacisti”, risulta in apparente contraddizione con la proposta di consentire
anche alle parafarmacie di vendere la Fascia C (farmaci con obbligo di ricetta,
la cui spesa è a carico del cittadino).

Sorprendentemente però la liberalizzazione della Fascia
C è oggi avanzata anche dagli stessi sostenitori di “Quota 51”, come risulta
per esempio dagli emendamenti n.9.0.11 e n.9.0.12.

Non si capisce -insomma- se questi politici vogliano
un mercato della distribuzione del farmaco regolamentato o de-regolamentato.

Vogliano i capitali all’interno del Settore (Farmacie)
oppure vogliono allargare il Settore per includere anche i capitali
(Parafarmacie).

La discussione parlamentare per l’approvazione
del Decreto Semplificazioni intanto continua e tra emendamenti accantonati,
respinti e decaduti, forse ci aiuterà a far chiarezza sul futuro che ci
attende, sul futuro della Farmacia.

Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



La fatturazione elettronica per le Farmacie e gli altri Operatori sanitari, la Tessera sanitaria e i rischi per la privacy

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, January 22, 2019 22:45:20

Come noto,
dallo scorso 1° gennaio, in applicazione del disposto di cui all’art. 1, comma
909, della Legge n. 205/2017, la fatturazione elettronica è divenuta obbligatoria
nelle relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (B2B) e verso i
consumatori finali (B2C), a completamento di quel processo iniziato ancora nel
2014 con l’introduzione della fatturazione elettronica nei confronti della
Pubblica Amministrazione (B2G).
Tuttavia l’art.
1, commi 53 e 54, della Legge di bilancio per l’anno 2019, recependo le
indicazioni avanzate dal Garante per la privacy, ha stabilito che sono escluse
dagli obblighi di certificazione attraverso fatturazione elettronica le
operazioni i cui dati siano oggetto di trasmissione al Sistema tessera
sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi
precompilata, come previsto dall’art. 3, comma 3, del D.Lgs. n. 175/2014.
Pertanto con riguardo
alle prestazioni di servizi e alle cessioni di beni oggetto di trasmissione al
Sistema tessera sanitaria, per tutto il periodo d’imposta 2019, oltre alle
Farmacie (sia pubbliche che private) devono astenersi dall’emettere la fattura
in formato elettronico:

Gli iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi,
degli Odontoiatri, degli Psicologi, Infermieri, Ostetrici, Tecnici sanitari di
radiologia, Veterinari;

Le ASL, le Aziende ospedaliere, gli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico, i Policlinici universitari, le Strutture
per l’erogazione di prestazioni di assistenza protesica e integrativa;

I Presidi di specialistica ambulatoriale, gli
altri Presidi e Strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari, le
Strutture sanitarie autorizzate e non accreditate con il SSN;

Le Parafarmacie;

Gli esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di
ottico;

Il divieto di fatturazione elettronica per quest’ampia
categoria di soggetti, seppur limitatamente a specifiche operazioni, è
sintomatico delle importanti problematiche in ambito privacy insite nel nuovo
adempimento.
Il Garante della privacy sul finire dello scorso
anno, si era infatti ufficialmente lamentato nei confronti dell’Agenzia delle Entrate per non
essere stato adeguatamente coinvolto in fase preliminare nella progettazione
del processo di fatturazione elettronica, considerato che comporta il trattamento
sistematico di dati personali su larga scala.
In particolare il Garante ha criticato il fatto che
l’Agenzia delle Entrate, dopo aver recapitato le fatture in qualità̀ di
“postino”, non si limiti ad archiviare i dati necessari ad assolvere gli
obblighi fiscali, ma conservi la fattura vera e propria, che contiene informazioni
non necessarie a fini fiscali, che riguardano per esempio la descrizione delle
prestazioni, i rapporti fra cedente e cessionario, gli sconti applicati, le fidelizzazioni,
le abitudini di consumo, oltre a dati obbligatori imposti da specifiche
normative di settore, con particolare riguardo ai trasporti, alle forniture di
servizi energetici o di telecomunicazioni (tipologie dei consumi, fatturazione
dettagliata, regolarità̀ dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di
utenti).
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



La Legge di Bilancio confonde ai fini Iva medicinali e dispositivi medici:

FISCO E FARMACIE Posted on Sun, January 20, 2019 17:36:14

I dispositivi medici consistono in generale, ai
sensi dell’art. 1, lett. a), D.Lgs. 24 febbraio 1997, n. 46, in qualsiasi
apparecchio, sostanza, strumento, ovvero in ogni altro prodotto utilizzato a scopo
di diagnosi, prevenzione, controllo terapia o attenuazione di una malattia, purché
non esercitino la loro azione principale con mezzi farmacologici o immunologici
o mediante un processo metabolico.

In particolare i dispositivi medici classificabili
nella voce 3004 della nomenclatura combinata di cui all’allegato 1 del regolamento
di esecuzione (UE) 2017/1925 della Commissione del 12 ottobre 2017, sono medicamenti costituiti
da prodotti anche miscelati, preparati per scopi terapeutici o profilattici,
presentati sotto forma di dosi (compresi i prodotti destinati alla
somministrazione per assorbimento percutaneo) o condizionati per la vendita al
minuto, incluse le preparazioni medicinali a base di erbe e le preparazioni
basate sulle seguenti sostanze attive: vitamine, minerali, amminoacidi
essenziali o acidi grassi, condizionati per la vendita al minuto.

Tali preparazioni sono classificate alla voce 3004 se riportano
sull’etichetta, sull’imballaggio o sulle avvertenze per l’uso, una
dichiarazione concernente le malattie, i disturbi o i sintomi specifici per i
quali il prodotto dev’essere utilizzato, la concentrazione della sostanza o
delle sostanze attive contenute in tale preparazione, il dosaggio e le modalità
di assunzione. Tale voce include anche le preparazioni medicinali omeopatiche nel
caso in cui rispondano alle suddette condizioni, mentre nel caso di preparazioni a base di vitamine, minerali,
amminoacidi essenziali o acidi grassi, il livello raccomandato di assunzione
giornaliera di una di tali sostanze indicato sull’etichetta deve essere
significativamente superiore alle dosi giornaliere raccomandate per il normale
mantenimento della salute e del benessere.

La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 -meglio nota
come Legge di Bilancio per l’anno 2019- all’art. 1, comma 3, prevede che le cessioni di dispositivi medici a base
di sostanze normalmente utilizzate per le cure mediche, per la prevenzione di
malattie e per i trattamenti medici e veterinari,
classificati alla voce 3004 della nomenclatura, passi dal regime ordinario dell’iva al 22% al regime
agevolato del 10%.

Ai fini dell’applicazione dell’iva, i dispositivi
medici di cui alla voce 3004, vengono di fato equiparati dalla Legge di
Bilancio ai “medicinali pronti per l’uso umano o veterinario, compresi i
prodotti omeopatici; sostanze farmaceutiche ed articoli di medicazione di cui
le farmacie devono obbligatoriamente essere dotate secondo la farmacopea
ufficiale”, classificati al numero 114) della tabella A, parte III, allegata al
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

Giovanni
Loi

Commercialista
Venezia



Ma che fine ha fatto il nuovo sistema di remunerazione della Farmacia?

FISCO E FARMACIE Posted on Sat, January 05, 2019 20:55:11

Il
sistema di remunerazione della Filiera del farmaco -come noto- si caratterizza
per il riconoscimento ex lege all’Industria,
alla Distribuzione intermedia e alla Farmacia di una percentuale (“margine”) del
prezzo di vendita al pubblico del medicinale.
Tuttavia
il cosiddetto “sistema del margine” in Italia, come all’estero, nei molti Paesi
che lo hanno adottato, si è dimostrato incapace di garantire il mantenimento
degli adeguati livelli di remunerazione della Filiera in un contesto di prezzi
medi dei farmaci decrescenti per effetto della progressiva introduzione dei
farmaci equivalenti.
Al
fine di correggere questa grave distorsione del mercato, ancora nel 2010, il
Governo Berlusconi dispose col DL 78/2010 l’avvio di un confronto tecnico per
la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica tra il Min.
della salute, il MEF, l’AIFA e le Associazioni di categoria maggiormente
rappresentative.
Successivamente
nel 2012 il Governo Monti stabilì col DL 95/2012 che a decorrere dal 1° gennaio
2013, l’attuale sistema di remunerazione fosse sostituito da un nuovo metodo,
definito con Decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF, previa intesa in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni, sulla base di
un accordo tra le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative e
l’Aifa. Il DL 95/2012 prevedeva inoltre che, in caso di mancato accordo tra gli
attori coinvolti, onde garantire comunque il rispetto del suddetto termine, il
Governo dovesse intervenire direttamente e autonomamente, attraverso Decreto
del Min. Salute, di concerto con il MEF.
Purtroppo
i buoni propositi dei nostri governanti si sono scontrati con la colpevole incapacità
degli attori della Filiera (e non solo!) e così nel silenzio generale lo scorso
1° gennaio, che avrebbe dovuto finalmente sancire l’entrata in vigore del nuovo
modello di remunerazione, ai sensi dell’art.1, comma 1141, Legge 205/2017, è invece
trascorso con l’ennesimo un nulla di fatto, nel più penoso silenzio generale.
Al
contrario da noi, nella Francia di Macron, dei “gilet gialli”, della
bistrattata Farmacia d’oltralpe, il 1° gennaio 2019 sarà ricordato per l’entrata
in vigore dei nuovi parametri che caratterizzano il loro nuovo modello di
remunerazione delle Farmacie da parte della mutua pubblica.
Il
modello francese oggi in vigore prevede:
§ un compenso professionale di € 0,51 per ogni
ricetta trattata, di € 1,02 per la spedizione delle ricette che riguardano gli
anziani con più 70 anni e i bambini con meno di 3 anni, di € 2,04 per la
dispensazione di farmaci dal profilo specifico (stupefacenti, ansiolitici, ecc.);
§ un margine del 10% sui farmaci con prezzo (ex-factory)
fino ad € 1,91, del 6% sui prodotti con prezzo compreso tra €150,00 ed € 1.600,00
ed infine dello 0% per i farmaci con prezzo superiore ad € 1.600,00.
Si
tratta quindi di un “modello misto”, che affianca alla remunerazione del
“margine”, quella “fissa” dell’attività professionale, ma che progressivamente, proprio agendo sui diversi parametri, renderà sempre più analestico il compenso del
farmacista rispetto alla diminuzione dei prezzi, per il bene dei farmacisti e della salute dei francesi.
Giovanni Loi
Commercialista
Venezia



La Legge di Bilancio e il tentativo di ripristinare le “Società di farmacisti”

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, January 02, 2019 14:29:34

Quando il 4 agosto del 2017 venne approvata la Legge
n.124 -meglio nota come Legge sulla concorrenza- fu subito chiaro a tutti che era
finita un’epoca: i farmacisti avevano perso le loro Società!
Fino ad allora infatti tutte le Farmacie private,
non solo quelle gestite in regime di ditta individuale, ma anche quelle gestite
in forma societaria, dovevano essere interamente possedute da “farmacisti-idonei”.
La Legge sulla concorrenza invece stabilì che per
essere soci delle Società titolari di Farmacia non fosse più necessario essere
farmacisti e non pose alcuna limitazione alla partecipazione dei “non-farmacisti”,
al punto che oggi quest’ultimi possono arrivare a detenere fino al 100% del
capitale sociale.
Dopo oltre un secolo di Farmacie esclusivamente
possedute da farmacisti e dopo quasi due anni e mezzo di dibattiti
parlamentari, l’approvazione della Legge n.124/2017 cancellò d’un tratto la
connotazione professionale delle “Società di farmacisti” per relegarle a mere
società commerciali.
La reazione del mercato alle nuove disposizioni è
stata immediata e il Settore ha così cominciato a muoversi verso un nuovo
assetto, un diverso equilibrio. I farmacisti, inizialmente critici rispetto alla allargata
liberalizzazione, hanno iniziato a valutarne le intrinseche opportunità,
arrivando in più occasioni a cedere le loro partecipazioni ai “non-farmacisti”
e a società di capitali di varia estrazione.
Tuttavia durante l’iter parlamentare che ha
portato al varo dell’ultima Legge di Bilancio sono stati presentati prima alla Camera
e poi al Senato due emendamenti (rispettivamente il 41.029.7 e il 1.1736) volti
a modificare la recente Legge sulla concorrenza nello specifico riguardo dei
requisiti soggettivi che devono possedere i soci delle Società di titolari di Farmacia.
Sebbene nella discussione parlamentare i due emendamenti
siano stati alla fine espunti, stralciati, in quanto ritenuti di carattere ordinamentale
e quindi estranei all’oggetto proprio della Legge di Bilancio, come definito
dalla vigente legislazione contabile, dal punto di vista politico sono
rappresentativi di un confronto, tutt’altro che risolto, circa la
regolamentazione e l’organizzazione della Farmacia italiana.
I due emendamenti prevedevano infatti che i soci,
rappresentanti almeno il 51% del capitale sociale e dei diritti di voto, dovessero
necessariamente essere farmacisti iscritti all’Albo.
Il venir meno di tale condizione avrebbe
costituito una causa di scioglimento della Società, salvo che la Società non avesse
provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel
termine perentorio di sei mesi. In caso d’intervenuto scioglimento della Società,
l’Autorità competente avrebbe revocato l’autorizzazione all’esercizio di ogni Farmacia
di cui la Società fosse stata titolare.
Infine, le Società già costituite avrebbero
dovuto adeguarsi ai nuovi limiti entro e non oltre trentasei mesi dall’entrata
in vigore della Legge.
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



La Legge di Bilancio e le novità per le Farmacie

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, December 31, 2018 01:12:09

La Legge di Bilancio appena approvata dalla
Camera dei Deputati con 313 voti favorevoli e 70 contrari sarà ricordata come una
delle più controverse degli ultimi anni.
Tuttavia se flat tax, reddito di cittadinanza e quota-cento hanno infiammato il dibattito politico e mediatico, gli interventi
rivolti al settore della distribuzione farmaceutica sono passati quasi in
sordina. Tra quest’ultimi merita però una particolare menzione la disposizione contenuta
nei commi 551 e 552 che, modificando l’art.1, comma 40, della Legge 662/1996,
ha:
ridotto
la soglia che identificata le “farmacie a basso fatturato”
da euro 300 mila
di fatturato annuo in regime SSN al netto
dell’Iva
ad euro 150 mila;
stabilito
per le “farmacie a basso fatturato”
, ovvero per le farmacie con un fatturato annuo in regime di SSN al netto
dell’Iva
inferiore ad euro 150 mila, sia l’esenzione dagli sconti proporzionali al prezzo del farmaco a favore
del Ssn, ai sensi dell’art.1, comma 40, della Legge 662/1996, sia l’esenzione
dall’ulteriore sconto di cui all’art. 15, comma 2, del decreto legge 95/2012,
attualmente pari al 2,25%;
precisato
che a partire dal 2019 nel calcolo del fatturato annuo in regime SSN al netto dell’Iva
rientreranno le seguenti voci:
* il fatturato per i farmaci ceduti in regime di
Ssn;
* la remunerazione del servizio di distribuzione
reso in nome e per conto;
* il fatturato delle prestazioni di assistenza
integrativa e protesica erogati in regime di SSN e regionale;
* le quote di partecipazione alla spesa a carico
dell’assistito (ticket).
Saranno invece escluse dal calcolo:
* le percentuali Iva;
* le trattenute convenzionali e di legge;
* gli altri sconti;
* le quote che rimangono a carico dei cittadini (ovvero
la differenza fra il prezzo più basso e il prezzo del farmaco prescritto qualora
il medico apponga sulla ricetta l’indicazione insostituibile oppure l’assistito
non accetti la sostituzione proposta dal farmacista);
* la remunerazione di ulteriori prestazioni per
servizi erogati dalle farmacie convenzionate.
L’inclusione
del ticket all’interno del fatturato annuo
rilevante ai fini dell’applicazione degli sconti farà certamente discutere la categoria in quanto non solo è
penalizzante per le Farmacie prossime alla soglia, ma soprattutto si pone in contrapposizione
col Parere rilasciato lo scorso 22 gennaio dall’Ufficio Legislativo del Ministero
della Salute su istanza di Federfarma.
Il
Ministero della Salute aveva infatti chiarito che le quote di partecipazione
alla spesa a carico dell’assistito (ticket) non dovevano rientrare nel calcolo
del fatturato annuo in regime SSN al
netto dell’Iva
, coerentemente con gli orientamenti giurisprudenziali più recenti.
Giovanni
Loi
Commercialista
Venezia



Farmacie e Parafarmacie: il Notariato e la Legge sulla Concorrenza.

FISCO E FARMACIE Posted on Sun, July 29, 2018 16:11:19

Il Decreto Bersani e in
particolare l’art. 5 della Legge n. 248/2006, ha liberalizzato la vendita dei
farmaci da banco e di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non
soggetti a prescrizione medica
.

Da allora SOP e OTC possono essere venduti al di fuori del “canale farmacia”, in
esercizi commerciali e corner della
grande distribuzione organizzata (g.d.o.), previa presentazione delle
necessarie comunicazioni al Ministero della salute e alla Regione di competenza,
purché alla presenza di uno o più farmacisti, in grado di assistere la
clientela nell’acquisto.
La
norma, a differenza di quanto accadeva per le farmacie, non ha previsto particolari
requisiti soggettivi che il proprietario della parafarmacia debba soddisfare: chiunque può quindi aprire una
parafarmacia!
Appare
così ovvio che anche il farmacista titolare di farmacia sia abilitato
all’apertura di una parafarmacia, che può gestire sotto la stessa partita iva, seppur
in locali distinti e, ai fini IVA, con due codici attività diversi.
Meno
ovvia, anzi incomprensibile, risulta invece la preclusione imposta alle società
titolari di farmacia dalla prassi di alcuni Enti competenti, in forza di una
rigorosa interpretazione del disposto normativo (art.7, Legge n. 362/1991),
secondo cui queste società devono avere come oggetto sociale esclusivo la “gestione
di farmacie”.
Ma
cosa si deve intendere oggi per gestione di farmacie? È davvero ancora ammissibile
che le parafarmacie possano essere aperte da tutti, tranne solo le società
titolari di farmacia?
Sul
punto si è recentemente espresso il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo
Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie
private”, che ha voluto affrontare la questione in considerazione delle novità
introdotte dalla Legge sulla concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n. 124).
Ebbene
secondo il Notariato una lettura sistematica del nuovo contesto normativo debba
consentire anche a queste società di possedere e gestire parafarmacie.
Tale
conclusione -spiega il Notariato- non solo è in linea con la posizione assunta
dall’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato con la nota “AS413” del 6
agosto 2007, indirizzata al Parlamento, al Governo, agli Enti e alle diverse Istituzioni
pubbliche coinvolte, ma è anche coerente con lo stesso Decreto Bersani, che all’art.
5 della Legge n. 248/2006, prevede esplicitamente che con la sua entrata in
vigore viene abrogata ogni norma con esso incompatibile.
Ne
discende pertanto che l’esclusività dell’oggetto sociale per le società titolari
di farmacie, previgente rispetto al Decreto Bersani, seppur non espressamente da
questo eliminata, debba essere tuttavia interpretata compatibilmente con esso.
Lo
Studio conclude quindi affermando che anche
le società di gestione di farmacie possono essere autorizzate all’apertura di una
parafarmacia
, a condizione che -al pari degli altri- nominino come
preposto al punto vendita un farmacista iscritto all’albo, che potrà essere
scelto anche tra i non soci e non sia direttore di farmacia.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla Concorrenza, la posizione del Notariato e lo spinoso tema dell’incompatibilità.

FISCO E FARMACIE Posted on Thu, May 31, 2018 21:49:19

Lo
scorso mese di aprile il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio
n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, si
è espresso sulle novità introdotte dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124 (art.
unico, commi 157 e ss.) e in particolare su:

i diversi tipi di società che possono
costituirsi;

le possibilità di ampliamento dell’oggetto
sociale;

il regime delle incompatibilità;

il numero di farmacie detenibili dallo
stesso soggetto;

la circolazione delle partecipazioni
sociali;

il conferimento della farmacia in società;

l’impatto della nuova norma sulle società
per la gestione delle farmacie di cui al concorso straordinario.
Dalla
lettura dello Studio emerge innanzitutto l’autorevole conferma delle difficoltà
interpretative del testo di Legge, che neppure il Parere del Consiglio di Stato
è stato in grado di superare. Il Documento infatti non solo si regge su
un’architettura di “sembra” e “sembrerebbe”, ma soprattutto in più occasioni evidenzia
contraddizioni rispetto alle finalità di liberalizzazione della riforma.
Addirittura,
con riferimento al dirimente tema dell’incompatibilità, i tre autori dello
Studio (P. Guida, A. Ruotolo e D. Boggiali) arrivano a proporre una “terza via”
rispetto a quelle già tracciate dal Ministero della salute e dal Consiglio di
Stato.
Sul
punto -come noto- la Legge n.362/1991, a seguito delle modifiche introdotte
dalla Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017) prevede:

all’art. 7, che la partecipazione alle
società titolari di farmacia privata sia incompatibile con qualsiasi altra
attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del
farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Inoltre alle suddette
società si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8;

all’art. 8, che la partecipazione alle
società titolari di farmacia privata, salvo il caso di comunione ereditaria, sia
incompatibile:
a) nei casi di cui al citato art. 7;
b) con la posizione di titolare,
gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;
c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.
Il
Ministero della Salute, con la nota di trasmissione della relazione prot. 12257
del 3 novembre 2017, sulla questione delle incompatibilità ha chiesto al
Consiglio di Stato di chiarire se debbano applicarsi a tutti i soci, ritenendo
che:
1)
l’incompatibilità relativa all’esercizio
della professione medica
debba intendersi in senso restrittivo ovvero solo
all’effettivo svolgimento delle attività mediche e non alla semplice iscrizione
all’albo;
2)
l’incompatibilità con la posizione di
titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia
,
debba limitarsi solo ai casi in cui la partecipazione alla società di gestione
di farmacia comporti lo svolgimento di analogo ruolo nella farmacia stessa,
lasciando pertanto esclusa da incompatibilità il socio di capitali senza ruolo
decisionale nella società partecipata;
3)
l’incompatibilità con qualsiasi rapporto
di lavoro pubblico e privato
debba circoscriversi alla esistenza di un
“rapporto di lavoro subordinato” e non ad altra tipologia di lavoro o attività.
Inoltre con il dubbio se tale limitazione operi anche per i soci di solo capitale.
Il
Consiglio di Stato di converso ritiene invece che:
1) l’incompatibilità relativa all’esercizio della professione medica vada
letta in senso estensivo e pertanto riguardi anche i casi di:

medico solo iscritto all’albo professionale, che non eserciti la professione;

medico iscritto all’albo professionale che eserciti la professione;

medico che non eserciti la professione;
2) l’incompatibilità con la posizione di titolare, gestore provvisorio,
direttore o collaboratore di altra farmacia
, debba riferirsi a qualsiasi
forma di partecipazione alla società di farmacia, ivi compresa la
partecipazione di società di farmacia ad altra società di farmacia, in virtù
del cosiddetto principio dell’alternanza;
c) l’incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e
privato
debba estendersi a qualsiasi rapporto di lavoro sia subordinato che
autonomo e ciò anche per evitare difficili valutazioni quantitative.
In
conclusione, seguendo l’indirizzo del Consiglio di Stato -come sottolinea il
Notariato- la partecipazione alle società di farmacia verrebbe impedita a quasi
tutte le persone fisiche, rimanendo compatibili solo i disoccupati, pensionati,
studenti e le casalinghe.
Al
fine di superare questa impasse, lo
Studio propone quindi una “terza via” secondo cui si debbano rinvenire nella ratio della norma due ambiti soggettivi
di applicazione dell’incompatibilità: uno, concernente “qualsiasi altra
attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del
farmaco, nonché (…) l’esercizio della professione medica” che riguarderebbe
qualsiasi socio; l’altro, cui si riferiscono invece tutte le ipotesi di cui
all’art. 8, che riguarderebbe i soli farmacisti.
A
supporto di tale conclusione lo Studio richiama le disposizioni normative
riguardanti il regime sanzionatorio, che opera solo per i farmacisti (Legge n.
362/1991, art. 8, c.3) e quelle in materia successoria (Legge n. 361/1991, art.
7, c. 9).
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La riforma della Legge sulla privacy e gli effetti per la Farmacia

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, April 04, 2018 14:03:10

Il prossimo 25 maggio diventerà
applicabile in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, compresa l’Italia, la
nuova Legge sulla privacy ovvero il Regolamento
2016/679, concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al
trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati
.
Molti, in questi giorni, ripensando agli
sforzi profusi poco più di una decina di anni fa per adeguare la propria
Farmacia alle disposizioni dell’allora Codice
della privacy
, di cui al D.Lgs n. 196 del 30 giugno 2003, si stanno
chiedendo se fosse proprio necessario emanare una nuova Legge. Il timore è infatti
quello di subire una burocrazia fine a se stessa che, sotto la minaccia di un
severo sistema sanzionatorio, obblighi il farmacista a nuovi adempimenti e a
ulteriori costi amministrativi. Il timore -insomma- di scivolare nell’inutile-già-visto.
Allora la domanda: ne avevamo proprio bisogno?
La mia risposta è: sì! Ce n’è un bisogno
fondamentale.
In questi ultimi tre lustri il mondo è
profondamente cambiato. Il generalizzato miglioramento delle condizioni di vita
di ampie fasce di popolazione, grazie alla diffusione di internet e dei vari sistemi tecnologici interconnessi, ha pagato un
prezzo molto salato: la nostra “intimità”.
Giorno dopo giorno ci siamo scoperti sempre
più tracciati, conosciuti, nudi. Ogni volta che navighiamo in internet, che strisciamo una fidelity o il bancomat, che prenotiamo
un esame, una visita specialistica, che usiamo il cellulare o il telepass,
inviamo dati sulla nostra persona, sulle nostre abitudini, sulle nostre azioni,
i nostri interessi, sul “chi siamo”.
Michal Kosinski, un ricercatore della Cambridge Analytica, ha sviluppato un
algoritmo in grado di prevedere e anticipare le risposte degli utenti, facendo
leva sulle loro emozioni. Secondo il ricercatore sono sufficienti informazioni
su 70 like (“mi piace”) postati su Facebook per conoscere la personalità di
un individuo più dei suoi amici, 150 per conoscerla meglio dei suoi genitori, 300
meglio del suo partner e così via fino ad arrivare a conoscerla più dello
stesso individuo.
Il caso Cambridge Analytica e il possibile coinvolgimento di Facebook nella raccolta e rielaborazione
dei dati di milioni di utenti al fine di condizionarne gli indirizzi
elettorali, ha così riportato proprio in questi giorni l’attenzione dei media sul delicatissimo tema della
tutela della privacy e sulla
vulnerabilità degli attuali sistemi di controllo. In questo contesto assume
quindi una particolare valenza, la profonda e sistematica riforma della
normativa sulla protezione dei dati attuata dall’Unione Europea attraverso il
nuovo Regolamento 2016/679.
La riforma, che nel nostro Paese manda in
pensione il vecchio Codice della privacy
(DLgs 196/2003), si articola su 6 componenti fondamentali:

Norme coerenti;

Procedure semplificate;

Azioni coordinate;

Coinvolgimento degli utenti;

Informazioni più efficaci;
– Rafforzamento dei poteri volti a garantire
il rispetto delle norme anche attraverso l’applicazione di sanzioni
amministrative pecuniarie.
Per le Farmacie, che per natura trattano “dati
sensibili”, si pone quindi l’urgente problema di adeguarsi alla nuova
normativa, attuando tutte quelle misure tecniche e organizzative necessarie a
garantire il corretto trattamento dei dati.
Nelle prossime settimane le Farmacie
dovranno quindi individuare il proprio responsabile e incaricato al trattamento
dei dati, svolgere un’attenta valutazione dei rischi, dotarsi di un Registro in
formato cartaceo ed elettronico in cui indicare le diverse attività poste in
essere con riguardo al corretto trattamento dei dati. Dovranno soprattutto comprendere
come la privacy possa rappresentare un
momento di crescita della cultura aziendale, di riorganizzazione e
miglioramento dell’intera struttura, ponendo maggior attenzione alla gestione
delle informazioni e alle esigenze di riservatezza della propria clientela.
Giovanni Loi
Commercialista
Venezia



La Legge sulla concorrenza e il parere del Consiglio di Stato

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, January 15, 2018 09:10:56

Che
la Legge sulla concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n.124) non fosse scritta bene
ce ne eravamo accorti tutti. La conferma (ufficiale!) è arrivata con l’inusuale
“grido d’aiuto” lanciato dal Ministero della salute al Consiglio di Stato in
seguito alla moltitudine di richieste di chiarimenti da parte di privati
cittadini, federazioni di ordini professionali, enti del Servizio sanitario
nazionale in merito alla corretta interpretazione delle nuove disposizioni.
L’incertezza
riscontrata nel formulare le risposte, l’importanza delle questioni sollevate e
probabilmente il timore che nei prossimi anni possa scaturirne un contenzioso
dalle proporzioni spaventose, ha spinto il Capo dell’Ufficio legislativo ministeriale
a formalizzare lo scorso 3 novembre una richiesta di parere al Consiglio di
Stato, quale Organo di consulenza giuridico-amministrativa, ai sensi dell’art.100
della Costituzione.
Il parere emanato a fine anno dalla
Commissione speciale all’uopo costituita in seno al Consiglio di Stato,
rispondendo ai diversi quesiti, ha fornito i seguenti chiarimenti:
1) Società
di capitali:
Nel prevedere la
titolarità dell’esercizio di una farmacia anche in capo alle società di
capitali, il legislatore ha inteso fare riferimento a tutte le tipologie di
società di capitali. Ne discende che possono essere titolari di farmacia le
Società a responsabilità limitata (Srl), le Società per azioni (Spa), le
Società in accomandita per azioni (Sapa).
2) Concorso straordinario, vincitori in
forma associata:
I farmacisti risultati
vincitori in forma associata al concorso straordinario possono costituire società
di capitali e lo possono fare anche prima della scadenza del vincolo triennale.
Tuttavia a tale società non possono partecipare, prima della conclusione dei
tre anni, altri soggetti, che non siano gli stessi vincitori. Inoltre la
società, dovendo rispettare il vincolo della gestione paritaria, non potrà
essere una Sapa, che si caratterizza per le due diverse categorie di soci
(accomandatari e accomandanti), ma potrà essere una Spa o, ancor meglio, una
Srl a condizione però che lo Statuto presenti idonee disposizioni a tutela della
gestione paritaria tra i soci per almeno il primo triennio.
3) Soci non farmacisti:
Anche le società di
persone e non solo le società di capitali possono avere nella propria compagine
soci non farmacisti.
4) Incompatibilità:
a) Medici:
È incompatibile e quindi non può assumere
la qualifica di socio di società titolare di farmacia, qualunque medico, sia
che eserciti la professione sia che non la eserciti e sia solo iscritto all’albo
professionale.
b) Titolari,
gestori provvisori, direttori, collaboratori di farmacia:
È incompatibile e quindi non può assumere
la qualifica di socio, indipendentemente dal fatto che sia un “socio operativo”,
un “socio di capitali”, un “socio persona fisica” o un “socio società”, chiunque
sia titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia.
c) Rapporto
di lavoro:
È incompatibile e quindi non può assumere
la qualifica di socio, chiunque abbia un altro rapporto di lavoro, intendendo
con questo non solo un rapporto di lavoro subordinato, ma qualsiasi rapporto di
lavoro (anche autonomo) che abbia carattere continuativo e la cui regolarità
delle prestazioni sia tale da risultare assorbente.
d) Tutte
le farmacie:
Le incompatibilità previste dalla
norma sono applicabili sia alle farmacie vinte con concorso ordinario sia a quelle
vinte con concorso straordinario.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



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