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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


Proroga dei termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 21:32:09

A causa di una serie di problemi tecnici rilevati da Sogei nelle giornate del 19, 20 e 21 gennaio 2021 nella trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, l’Agenzia delle entrate con il Provvedimento n. 20765/2021 del 22 gennaio, accogliendo le istanze di alcune Associazioni di categoria dei farmacisti e commercialisti, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha prorogato di 8 giorni (ovvero all’8 febbraio 2021) la scadenza per la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria delle spese sanitarie riferite all’anno 2020, inizialmente prevista per il 31 gennaio 2021.

A tutela privacy, con il medesimo Provvedimento è stato anche disposto lo slittamento della data entro cui i contribuenti possono comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nel 2020 per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata. Infatti, in deroga a quanto previsto dal Provvedimento n. 115304 del 6 maggio 2019, l’esercizio dell’eventuale opposizione potrà avvenire, mediante apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate, fino all’8 febbraio 2021 (e non entro il 31 gennaio), con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, e dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021 (e non dal 9 febbraio all’8 marzo), con riferimento ad ogni singola voce di spesa, accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria.

Il Provvedimento ha poi spostato dal 9 marzo 2021 al 16 marzo 2021, il termine entro il quale il Sistema Tessera Sanitaria dovrà mettere a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie 2020 e dei relativi rimborsi.

Il Provvedimento ha infine precisato che la proroga non avrà impatti sul calendario della prossima campagna dichiarativa 2021.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La dematerializzazione della ricetta bianca

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 10:06:32

Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 dicembre 2020, pubblicato in GU il 15 gennaio scorso, prevede che dal prossimo 30 gennaio anche le prescrizioni di farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale, le cosiddette “ricette bianche”, siano dematerializzate.

Pertanto il medico prescrittore procederà alla generazione in formato elettronico delle prescrizioni di farmaci non a carico del SSN, riportando almeno i dati relativi al codice fiscale del paziente, la prestazione e la data della prescrizione, nonché le informazioni necessarie per la verifica della ripetibilità e non ripetibilità dell’erogazione dei farmaci prescritti.

La ricetta elettronica verrà quindi individuata univocamente dal Numero di ricetta bianca elettronico (NRBE), assegnato dal Sistema (SAC) nel corso della compilazione da parte del medico prescrittore.

A fronte dell’esito positivo dell’invio telematico dei dati, il medico rilascerà al paziente il promemoria cartaceo, secondo il modello pubblicato sul portale del SAC (www.sistemats.it).

In alternativa, su richiesta del paziente, il promemoria gli potrà essere trasmesso tramite e-mail, sms o altro mezzo di comunicazione.

Il paziente sceglierà quindi la farmacia in cui presentare la ricetta e il Sistema (SAC) informerà infine, da un lato, la farmacia affinché prenda in carico la ricetta per procedere alla dispensazione dei farmaci prescritti e, dall’altro, il paziente perché passi a ritirarli.

Fino al perdurare del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 il paziente, che ha ricevuto la ricetta elettronica farmaceutica da parte del medico prescrittore, potrà evitare di recarsi personalmente in farmacia, inoltrando direttamente gli estremi della ricetta ricevuta dal medico alla farmacia prescelta, di modo che possa recapitare i farmaci prescritti all’indirizzo indicato dall’assistito.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Legge di bilancio 2021, il Covid-19 e la “Farmacia dei Servizi” tra tamponi e vaccini

Uncategorised Posted on Thu, December 31, 2020 13:46:24

L’anno si sta chiudendo con l’Italia ancora in lockdown, con le mascherine, il distanziamento sociale, il virus in circolazione, il Servizio sanitario nazionale duramente impegnato e l’approvazione di una Legge di bilancio (L. n.178/2020, G.U n.322 del 30.12.2020) che finalmente riconosce alla Farmacia un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza e nel contrasto alla diffusione della pandemia.

Nella Legge appena approvata è infatti prevista la possibilità di eseguire presso le Farmacie:

  1. test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione dell’antigene SARSCoV-2 (L. n. 178/2020, art.1, commi 418-420);
  2. vaccini, seppur sotto la supervisione dei medici eventualmente assistiti da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato (L. n. 178/2020, art.1, commi 471).

Sebbene la norma rimandi alla stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali di categoria e preveda che non debbano derivarne nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, rappresenta una svolta nell’acceso confronto tra coloro che vedono la Farmacia come un semplice “negozio” in cui l’aspetto predominante, se non l’unico, è quello “commerciale” e i sostenitori di una Farmacia evoluta, “professionale”, ma anche “regolamentata”.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e le agevolazioni IVA per alcuni beni necessari per fronteggiare l’emergenza.

Uncategorised Posted on Sat, October 17, 2020 22:27:01

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n.26 dello scorso 15, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al controverso art. 124 del Decreto Rilancio, che prevede una disciplina IVA agevolata per l’acquisto dei beni considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Secondo l’art. 124 a decorre dal 1° gennaio 2021 è applicata l’aliquota iva del 5% sulle cessioni dei seguenti beni: Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

La norma prevede inoltre che le predette cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020, siano esenti iva, mantenendo comunque il diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.

Come abbiamo già avuto modo di osservare, la disposizione pur apprezzata nelle intenzioni, ha sollevato fin da subito molti dubbi interpretativi. Con la Circolare n.26, l’Agenzia delle entrate ha quindi voluto fornire alcuni chiarimenti sia di carattere interpretativo che di indirizzo operativo.

Innanzitutto l’Agenzia delle entrate ha ribadito che l’elenco indicato nell’art. 124 è tassativo e ha fatto rinvio ai codici di classifica doganale delle merci, riportato dalla circolare 12/2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM); tuttavia ha precisato che i beni agevolabili ai sensi dell’art. 124 costituiscono un paniere più ristretto di quello individuato dai codici TARIC di cui alla Circolare n. 12/2020 dell’ADM.

In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha chiarito che l’agevolazione è applicabile a qualsiasi cedente ed acquirente, in qualunque stadio della commercializzazione, ed è concessa anche per gli acquisti intracomunitari, sebbene la ratio della norma sia quella di agevolare esclusivamente le cessioni aventi finalità sanitaria.

La Circolare ha poi spiegato che l’iva agevolata si applica non solo alla cessione, ma anche al noleggio o leasing di attrezzature di cui all’art. 124.

L’Agenzia delle entrate ha anche affrontato il tema delle indicazioni da riportare in fattura, dicendo di utilizzare la dicitura «operazione esente con diritto alla detrazione» oppure di «cessione esente ai sensi dell’articolo 124, comma 2, del DL n. 34 del 2020».

Quanto infine alla compilazione delle Dichiarazioni IVA, l’Agenzia ha precisato che nel modello Lipe queste cessioni andranno riportate, rispettivamente, nei righi VP2 e VP3 che riepilogano il totale delle operazioni attive e passive.

L’Agenzia non ha invece fornito indicazioni circa i righi del modello dichiarativo in cui inserirle e, per quanto concerne le operazioni attive, che fino al 31.12.2020 sono cessioni esenti con diritto alla detrazione, molto probabilmente dovrà essere inserito un nuovo rigo nel modello Iva per tenere conto che tali cessioni non concorrono alla formazione del pro-rata.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



A Mestre nasce il primo polo bancario nel settore della Farmacia: Banca IFIS acquista Farbanca

Uncategorised Posted on Wed, June 03, 2020 06:43:29

Il 70,77% di Farbanca è stato acquistato per 32,5 milioni di euro da Banca IFIS, che ne ha assunto il pieno controllo, mentre il rimanente 29,23% appartiene ancora a 450 piccoli azionisti, per lo più farmacisti.

Farbanca, pur appartenendo alla dissestata Banca Popolare di Vicenza, non ne ha però condiviso le infelici sorti. Anzi è una Banca in salute, avendo chiuso anche il 2019 con un utile netto di 4,1 milioni di euro, crediti verso la clientela pari a circa 598 milioni di euro e un Patrimonio netto di 65,5 milioni di euro.

Banca IFIS, la banca della famiglia Furstenberg, con quartier generale a Mestre (VE), diventa quindi la prima Banca italiana nel settore della Farmacia e una delle prime in Europa, potendo oggi affiancare alle 2.800 Farmacie clienti dell’altra illustre controllata Credifarma, le nuove 1.900 Farmacie clienti portate in dote da Farbanca.

Soddisfatto il Presidente di Federfarma Marco Cossolo, secondo cui: “L’avvenuta acquisizione di Farbanca da parte di Banca IFIS rappresenta sicuramente il viatico per la creazione, insieme a Credifarma, di un polo specializzato bancario del settore che possa ampliare sempre più l’offerta di finanziamento per le farmacie corrispondendo, così, alle esigenze dell’intera categoria. Neanche è da trascurare la circostanza che l’acquisto di Farbanca sia intervenuto in un momento così delicato per gli equilibri economici del mondo della farmacia, ritengo, infatti, che proprio dal rafforzamento della presenza degli Istituti nel campo della farmacia possano derivare significativi vantaggi sia in termini di mercato che di credito per l’intero settore”.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



I primi chiarimenti circa l’iva sulle mascherine e altri beni per l’emergenza sanitaria

Uncategorised Posted on Tue, June 02, 2020 20:24:39

Come noto, l’art. 124 del Decreto Rilancio prevede a decorre dal 1° gennaio 2021 l’applicazione dell’iva del 5% sulle cessioni dei seguenti beni: Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

La norma continua stabilendo inoltre che le cessioni di tali beni effettuate entro il 31 dicembre 2020, sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.

La Relazione illustrativa a “chiarimento” dell’art.124 precisa che in via transitoria le cessioni di questi beni, fino al 31 dicembre 2020, siano esenti da IVA con diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti e sulle importazioni di beni e servizi afferenti dette operazioni esenti. Viene, in sostanza, riconosciuta -recita la Relazione- l’applicazione di una aliquota iva pari a zero, in conformità a quanto comunicato dalla Commissione europea agli Stati membri con nota del 26 marzo 2020, in merito alle misure che possono essere immediatamente adottate per mitigare l’impatto della pandemia. In tale contesto, e tenuto conto che nel gennaio 2018 è stata presentata una proposta di direttiva, attualmente in discussione in Consiglio, che modifica la disciplina delle aliquote iva per permettere a tutti gli Stati di applicare un’aliquota ridotta anche inferiore al 5% e un’esenzione con diritto a detrazione dell’iva versata a monte -in principio su tutti i beni e servizi tranne alcuni esplicitamente elencati-, la Commissione ha fatto presente che gli Stati, per il periodo di emergenza sanitaria, possono ritenersi autorizzati ad applicare aliquote ridotte o esenzioni con diritto a detrazione alle cessioni dei materiali sanitari e farmaceutici necessari per contrastare il diffondersi dell’epidemia.

Come abbiamo già osservato, la disposizione risulta per certi versi contraddittoria, sollevando molti dubbi applicativi agli addetti ai lavori.

Uno dei primi auspicati chiarimenti è arrivato lo scorso 30 maggio con la Circolare n.12/2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha voluto precisare che:

  1. fino al 31 dicembre 2020 le cessioni dei beni sopraelencati sono esenti dall’iva, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19, c. 1, del medesimo DPR n. 633/72 e allo stesso modo, conformemente all’art. 68, c. 1, lett. c), del medesimo DPR, sono dunque esenti dall’applicazione dell’iva anche le importazioni di tali beni;
  2. Per quanto riguarda il termine iniziale di efficacia della disposizione, non v’è dubbio che, ai sensi del successivo art. 266, tale termine decorra dalla data di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, ovverosia, dal 19 maggio 2020. Pertanto, a partire dal 19 maggio 2020 e sino al 31 dicembre 2020, le operazioni relative a tali beni sono esenti dall’iva, mentre a decorrere dal 1° gennaio 2021, alle cessioni e alle importazioni dei medesimi beni si applicherà l’aliquota iva del 5%. Rileva pertanto il momento in cui la cessione dei beni deve ritenersi effettuata ai fini iva. Ebbene tale momento coincide con la data di consegna o spedizione del bene. in alternativa dalla data di emissione della fattura o di pagamento del corrispettivo, se natecedenti alla consegna o spedizione. per le fatture elettroniche tale momento è indicato nel campo “data fattura”. Per le importazioni il momento di effettuazione dell’operazione coincide con l’accettazione della dichiarazione in Dogana;
  3. l’elencazione dei beni contenuta nell’art. 124 va intesa come tassativa e non meramente esemplificativa. In tale elencazione sono esplicitamente riportate soltanto le mascherine “chirurgiche” e le “mascherine Ffp2 e Ffp3”. Non sono invece riportate le mascherine generiche (o filtranti), che non sono un dispositivo medico (DM) né un dispositivo di protezione individuale (DPI).

Infine merita menzione anche un’altro importante chiarimento con riguardo alle modalità di documentazione con fattura elettronica delle operazioni esenti da iva per la fase di emergenza e sino a tutto il fine 2020, previste dall’art. 124 del Decreto Rilancio è arrivato da Assosoftware (l’Associazione che riunisce i produttori di software gestionale e fiscale).

L’Associazione ha infatti precisato che si deve utilizzare il codice natura N4 e indicare nel riferimento normativo la dicitura «fattura emessa ai sensi dell’articolo 124, comma 2 del Dl 34 del 2020».  

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Uncategorised Posted on Fri, May 29, 2020 20:15:32

Le misure del Decreto Rilancio per le Farmacie:

Il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 –Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19- rappresenta la terza Manovra messa in campo dal Governo in questi ultimi due mesi per fronteggiare la gravissima crisi sanitaria ed economica che ha investito il nostro Paese.

Battezzato dal Presidente Conte “Decreto Rilancio”, prevede interventi per 55 miliardi, 266 articoli, suddivisi in 8 Titoli (I° “Salute e sicurezza”, II° “Sostegno alle imprese e all’economia”, III° “Misure in favore dei lavoratori”, IV° “Misure per la disabilità e la famiglia”, V° “Enti territoriali e debiti commerciali degli enti territoriali”, VI° “Misure fiscali”, VII° “Disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio”, VIII° “Misure di settore”).

Si tratta di una Manovra ad ampio raggio, finalizzata a far ripartire l’Italia, dopo il lock-down e la serrata generale di negozi e attività produttive. Una Manovra quindi che per diversi aspetti impatta anche sulle Farmacie.

Il Titolo I° (“Salute e sicurezza”), stanzia circa 3,250 miliardi di spesa per il potenziamento e il riordino del Sistema sanitario nazionale con riguardo sia alle Strutture ospedaliere, che in questi mesi hanno evidenziato più di qualche problema, sia soprattutto alla rete assistenziale territoriale.

Purtroppo, anche in questa occasione, come già avvenuto con il Decreto Cura Italia, riscontriamo che il legislatore nel ridisegnare l’architettura del nuovo Sistema sanitario, in senso più territoriale, che ospedalecentrico, si sia dimenticato delle Farmacie, mentre ha prestato attenzione ai “medici di medicina territoriale”, agli “infermieri di famiglia o di comunità” ai “Dipartimenti di prevenzione”, alle “Unità assistenziali speciali di continuità”.

Riteniamo invece che le Farmacie, quali «Farmacie di servizi», possano (o meglio: debbano!) svolgere un ruolo fondamentale all’interno della sanità territoriale. Si pensi per esempio alla vigilanza rispetto a eventuali alterazioni nella salute pubblica, attraverso campagne di screening diffuso della popolazione, oppure rispetto a politiche di deospedalizzazione, tramite la necessaria assistenza professionale, organizzativa, di servizi e prodotti.

Al di là delle considerazioni carattere generale, di Sistema, il Titolo I° contiene anche alcune disposizioni che impattano immediatamente nell’operatività quotidiana delle Farmacie. In tal senso l’art. 8 prevede limitatamente al periodo emergenziale, che il periodo di validità delle prescrizioni mediche di medicinali di Fascia A, sia prolungato per una durata massima di ulteriori 30 giorni. Inoltre, per i pazienti in trattamento con medicina con ricetta scaduta e non utilizzata, la validità sia prorogata di ulteriori 60 giorni dalla data di scadenza. Mentre per le nuove prescrizioni, la validità della ricetta sia estesa a 60 giorni, per un numero massimo di 6 pezzi, fatte salve comunque le disposizioni più favorevoli già previste per determinate patologie croniche o rare.

Nella stessa direzione, il successivo art. 9 stabilisce che, durante il periodo emergenziale, i Piani terapeutici, che includono la fornitura di ausili, dispositivi protesici e altri prodotti correlati a qualsiasi ospedalizzazione a domicilio, in scadenza durante lo stato di emergenza, siano prorogati di ulteriori 90 giorni.

Passando al Titolo II° (“Sostegno alle imprese e all’economia”), tra le norme d’interesse per le Farmacie, vi è l’art. 24, che prevede uno sconto nei versamenti irap di prossima scadenza. La norma stabilisce che non è dovuto per quest’anno il saldo relativo al 2019 e il primo acconto (pari al 40%) dell’imposta relativa al 2020. Acconto che sarà anche escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo l’anno successivo.

In più, le Farmacie che nel mese di aprile hanno subito una riduzione di fatturato superiore ad 1/3 rispetto allo stesso mese del 2019, oppure che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 (si pensi ad esempio alle Farmacie vinte in base al concorso straordinario indetto ai sensi della Legge n.27/2012), potranno beneficiare di un contributo a fondo perduto ai sensi dell’art. 25. L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 come segue:

a) 20% per le Farmacie con ricavi o compensi non superiori a 400 mila euro nel 2019;

b) 15% per le Farmacie con ricavi o compensi non superiori a un milione di euro nel 2019;

c) 10% per le Farmacie con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a 5 milioni di euro 2019.

L’ammontare del contributo eventualmente spettante alle Farmacie non potrà essere inferiore a 2 mila euro e non concorre alla formazione della base imponibile irpef e irap.

Le Farmacie che abbiano subito una riduzione dei ricavi durante la Fase 1, nei mesi di marzo, aprile e maggio, superiore al 50% rispetto all’anno precedente potranno beneficiare di un credito d’imposta del 60% dei canoni di locazione pagati con riferimento a ciascuno dei tre mesi. Anche in questo caso il credito d’imposta non concorre alla formazione della base imponibile irpef e irap.

Sempre all’interno del Titolo II° un’ultima disposizione interessante per le Farmacie, in particolare per quelle che hanno fatto investimenti agevolati con il cd “superammortamento”, è quella contenuta all’art. 50, che prevede che il termine di consegna del bene sia prorogato dal 30 giugno al 31 dicembre 2020.

Anche dalla lettura del Titolo III°, contenente “Misure in favore dei lavoratori”, si evincono diverse disposizioni che nel bene o nel male possono riguardare le Farmacie, in quanto “datrici di lavoro”.

Così, per effetto delle nuove disposizioni (art. 80), risulta ancora preclusa e lo sarà per 5 mesi, la possibilità delle Farmacie di licenziare per giustificato motivo oggettivo. Viene quindi prorogato il termine di 60 giorni inizialmente previsto dall’art. 46 del Decreto Cura Italia. Si tratta di una disposizione troppo sbilanciata a favore del lavoratore, che lo tutela anche nel caso di “evidente infedeltà”.

Gli artt. 72 e 73 prorogano i termini concessi dal Decreto Cura Italia per congedi o permessi da parte di quei dipendenti con figli minori di 12 anni (o in via innovativa, a determinate condizioni, con figli minori di 16 anni) o infine che già usufruiscono della Legge 104/1992. Tali disposizioni se, da un lato, vanno incontro alle comprensibili necessità di lavoratori e famiglie, dall’altro, potrebbero comportare una restrizione dell’organico operativo delle Farmacie, soprattutto in un periodo molto particolare come quello che stiamo vivendo, con potenziali ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività o comunque con il rischio di maggiori costi per straordinari.

Nell’art. 88 è previsto il nuovo obbligo per le aziende di garantire la “sorveglianza sanitaria eccezionale” a quei dipendenti che per età o patologie, risultino maggiormente esposti al rischio di contagio da covid-19.

Ancora in materia di lavoro, va segnalato che il Decreto Rilancio, prorogando le disposizioni del “Cura Italia”, conferma la possibilità di accedere alla Cassa integrazione e pertanto anche quelle Farmacie (non molte!) che a causa del virus hanno subito una significativa contrazione di attività potranno usufruirne ancora.

Passando al Titolo VI° “Misure fiscali”, evidenziamo diverse misure che incidono sulle Farmacie. Tra queste dobbiamo però precisare che, al momento, non rientra il credito d’imposta pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per l’adeguamento dei locali in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus. L’art. 120 del Titolo VI° stabilisce infatti che tale agevolazione spetti solo ai soggetti indicati nell’allegato 1 e tra questi non vi sono le Farmacie. In sostanza il legislatore ha fornito un’importante agevolazione a quelle aziende che durante la Fase 1 hanno dovuto chiudere, ma non ha considerato le Farmacie che invece durante il picco epidemiologico hanno dovuto nell’emergenza attrezzarsi per rimanere aperte. L’auspicio è che si accorga della grave, ingiusta, svista e possa presto includerle.

Di sicuro interesse per le Farmacie è invece l’art. 124, che stabilisce l’esenzione iva, con diritto alla detrazione dell’iva assolta sugli acquisti. per le cessioni effettuate dal 19 maggio 2020 al 31 dicembre 2020 dei seguenti beni: ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

Le cessioni di tali beni sconteranno invece l’aliquota del 5% a partire dal 1° gennaio 2021. Come abbiamo già espresso (post 134, 23 maggio 2020) la disposizione risulta contraddittoria e di difficile applicazione. È quindi auspicabile intervenga quanto prima un chiarimento da parte del legislatore o dell’Agenzia delle entrate in merito sia alla confusione tra esenzione iva e iva a zero, sia sui beni realmente interessati, come sollecitato anche dalla Fofi.

L’art. 125 sostituisce di fatto l’art. 64 del Decreto Cura Italia e l’art. 30 del Decreto Liquidità, alzando il credito d’imposta al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario e non concorre alla formazione del reddito ai fini irpef e irap. In particolare la Norma stabilisce che sono ammissibili le spese sostenute per:

a) la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;

b) l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

c) l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

d) l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;

e) l’acquisto di dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

In ogni caso le modalità e i criteri di utilizzo del credito saranno stabiliti da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

È interessante inoltre la possibilità concessa dall’art.122 di cedere questo credito d’imposta ad altri soggetti, tra cui gli Istituti di credito, che potranno scontarlo secondo modalità che saranno definite da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

L’art. 140 estende a tutto il 2020 la moratoria sulle sanzioni prevista in precedenza fino al 1° luglio per tutti i commercianti al minuto e quindi anche le Farmacie con un volume d’affari nel 2018 non superiore a 400 mila euro che dal 1° gennaio 2020 sono obbligati a trasmettere telematicamente i dati relativi ai corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. Con tale proroga è quindi possibile, per questi soggetti, dotarsi di un registratore telematico anche dopo il 1° luglio 2020, ma comunque entro il 31 dicembre 2020, continuando ad utilizzare, fino alla messa in uso del registratore telematico, i vecchi scontrini (con memorizzazione giornaliera nei vecchi registratori di cassa non telematici) ovvero le ricevute fiscali, con la loro registrazione obbligatoria nel registro dei corrispettivi e trasmettere poi all’Agenzia delle Entrate con cadenza mensile (entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione) i dati dei corrispettivi giornalieri. Viene inoltre previsto lo slittamento al 1° gennaio 2021 del termine di adeguamento dei registratori telematici per la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri esclusivamente al sistema TS (Tessera Sanitaria).

L’art. 186 riconosce per l’anno 2020 a favore delle imprese e quindi anche delle Farmacie un credito d’imposta nella misura del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati su giornali quotidiani e periodici, anche on line, nonché sulle emittenti televisive e radiofoniche, locali e nazionali, analogiche o digitali. Per il solo anno 2020 la percentuale del credito viene calcolata sull’intero ammontare dell’investimento effettuato (anziché sull’importo incrementale rispetto all’investimento pubblicitario dell’anno precedente come previsto dalle disposizioni ordinarie). La comunicazione telematica dell’ammontare degli investimenti sostenuti/programmati per l’anno 2020 deve essere presentata nel periodo compreso tra il 1° e il 30 settembre 2020. Sono escluse dagli investimenti ammissibili:

– le spese sostenute per l’acquisto di spazi nell’ambito della programmazione o dei palinsesti editoriali per pubblicizzare o promuovere televendite di beni e servizi;

– le spese per la trasmissione o per l’acquisto di spot radio e televisivi di inserzioni o spazi promozionali relativi a servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite in denaro, di messaggeria vocale, chat-line;

– le spese accessorie, di intermediazione e ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad essa funzionale o connessa.

In conclusione si tratta di una Manovra molto importante, che dovrà essere completata e (speriamo!) migliorata, oltre che dall’iter parlamentare per la necessaria conversione in Legge, anche da un centinaio di Provvedimenti attuativi che spiegheranno operativamente le modalità applicative.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: il problema dell’iva

Uncategorised Posted on Sat, May 23, 2020 11:58:48

La domenica del 26 aprile si concluse per molti italiani davanti alla TV con la conferenza stampa del Presidente Conte e l’annuncio delle nuove disposizioni per l’imminente apertura della Fase 2. In quell’occasione il Presidente fece anche riferimento a quello che ormai è uno dei simboli di questa pandemia: le “mascherine” (!).

“Stiamo pensando – precisò infatti Conte- di stabilire un prezzo per le mascherine chirurgiche che può essere di 50 centesimi. Inoltre, toglieremo l’iva” su questi strumenti di protezione personale.

Il messaggio fu subito accolto con grande favore dai consumatori, ma lasciò un velo di preoccupazione a quei molti Farmacisti che nel frattempo, tra mille difficoltà e per far fronte alle richieste della propria clientela, avevano acquistato scatoloni di mascherine a prezzi decisamente più alti e pagandoci sopra l’iva del 22%.

A dimostrazione che l’Italia è un Paese che funziona e che le promesse diventano realtà, quella stessa notte il Commissario straordinario Arcuri emanò la discussa Ordinanza n. 11/2020 e fissò il prezzo di vendita delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, al netto dell’iva.

Al di là del prezzo, manifestammo subito la necessità di un chiarimento da parte del Governo circa le proprie intenzioni in materia di iva. L’espressione a-tecnica usata dal Presidente Conte in conferenza stampa (“toglieremo l’iva”), lasciava troppi dubbi (www.epicanews.it, post 86/2020). In particolare non era chiaro se il Presidente Conte intendesse rendere le cessioni “esenti iva” oppure a “iva zero”.

La questione non è di poco conto in quanto la normativa di riferimento (art. 19, DPR n. 633/1972) stabilisce che l’iva relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti non è detraibile a differenza di quanto invece accade per le cessioni a “iva zero”.

Mentre tutti attendavamo l’auspicato chiarimento, lo scorso 19 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto n. 34/2020 (meglio noto come “Decreto Rilancio”) che all’art. 124 e nel relativo commento in Relazione illustrativa, stabilisce per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (tra cui le mascherine):

  • la riduzione dell’aliquota iva al 5%;
  • l’esenzione dall’aliquota sull’iva per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020;
  • il riconoscimento per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 di un’aliquota iva pari a zero;
  • il diritto alla detrazione dell’iva (ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972).

Insomma, di tutto di più!

La disposizione, immediatamente operativa, da un lato, lascia tutti gli addetti nella più totale incertezza interpretativa, mentre dall’altro rafforza tra i Farmacisti la convinzione di aver subito un ulteriore danno.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: un nuovo accordo e l’esenzione dell’iva.

Uncategorised Posted on Thu, May 14, 2020 07:51:28

Mentre la polemica mediatica tra il Commissario straordinario Arcuri, i Grossisti e le Farmacie non sembra finire, è stata resa nota la sigla di un nuovo Accordo che dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) garantire gli approvvigionamenti necessari a sostenere le vendite al pubblico delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, così come imposto dall’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Accordo prevede in particolare che:

  • i Grossisti per far fronte al fabbisogno del mese di maggio, a partire dal prossimo lunedì 18 maggio, riforniscano le Farmacie con 9 milioni di mascherine, mentre a partire dal mese di giugno le forniture saliranno a 20 milioni di mascherine alla settimana;
  • il Commissario straordinario a partire da oggi integri gli approvvigionamenti delle Farmacie con ulteriori 10 milioni di mascherine.

Staremo a vedere.

Nel frattempo è stato approvato dal CdM nella serata di ieri l’atteso “Decreto Rilancio” che tra le varie misure prevede anche l’esenzione dell’Iva, con diritto alla detrazione, per le cessioni effettuate nel corso del 2020 di mascherine chirurgiche e mascherine Ffp2 e Ffp3.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: tutto male ciò che finisce male.

Uncategorised Posted on Tue, May 12, 2020 10:10:38

Fin da subito siamo stati molto critici rispetto all’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in 0,50 euro (oltre all’iva di Legge), ritenendola un atto di irriconoscenza nei confronti di quei molti Farmacisti che in questi mesi di grande emergenza, difronte all’imbarazzante mancanza nel mercato di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale si sono adoperati in ogni modo per sopperire alle richieste non solo della propria clientela, ma anche e soprattutto di molti operatori sanitari.

Infatti, in attesa che venisse fatta chiarezza, l’impressione era che le Farmacie in questa vicenda stessero subendo “oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa”.

Critici siamo stati anche rispetto alle parole usate dal Commissario straordinario a margine della sigla del relativo Protocollo d‘intesa con cui ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0,50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Abbiamo infatti avuto subito l’impressione che le Farmacie, utilissime nell’emergenza, ora erano destinate a diventare “solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro”.

A poco più di due settimane, la realtà è che le Farmacie hanno in magazzino mascherine acquistate a prezzi ben superiori al prezzo imposto di vendita. Spesso, senza la documentazione necessaria per ottenere il promesso complicato “ristoro”. I clienti che esigono -stanti i proclami del Governo- di acquistarle a 0,50 euro (oltre all’iva di Legge). E gli attesi approvvigionamenti, promessi da Arcuri, al prezzo d’acquisto calmierato di 0,40 euro, che tardano ad arrivare. Anzi, non arrivano proprio!

In questa situazione, a dir poco insostenibile, il Commissario straordinario in un’intervista rilasciata a Repubblica, è andato al contrattacco, affermando: “La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti. (…) Le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere. L’unica mia colpa è di non aver voluto sanare mascherine prive di autorizzazioni che i responsabili della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio. (…) L’unica evidente verità è che non essendo in grado di approvvigionarsi delle mascherine, adesso provano a scaricare le loro responsabilità sul Commissario. Oppure, peggio ancora, aumentando il prezzo. (…) sempre più negozi della grande distribuzione vendono le mascherine a 0,50 centesimi, più Iva. (…) Il prezzo massimo è stato fissato nell’esclusivo interesse dei cittadini. Anche perché chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini”.

Parole assolutamente inaccettabili. Offensive. Forse, come dice Confindustria, dettate da cattivi consiglieri.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la firma del Protocollo d’intesa per ottenere il “ristoro”

Uncategorised Posted on Sun, May 03, 2020 21:33:45

Un passo in avanti. Forse. Il primo maggio è stato siglato un Protocollo d’intesa tra il Commissario straordinario Arcuri, la Fofi, Federfarma e Assofarm per definire la complicata situazione venutasi a creare a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Ordinanza, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in € 0,50, oltre all’iva di Legge, aveva infatti suscitato in settimana molte critiche in quanto il prezzo di vendita imposto non solo non è remunerativo, ma spesso è inferiore al relativo prezzo di acquisto.

Dal Protocollo d’intesa si evince però le Farmacie che alla mezzanotte del 26 aprile avevano in giacenza mascherine chirurgiche acquisite ad un prezzo (netto iva) superiore a € 0,40 verranno indennizzate per la differenza. Analogo indennizzo spetterà anche quegli acquisti effettuati a decorrere dal 1° aprile, ma ricevuti tra il 27 aprile e il 3 maggio.

L’indennizzo è rappresentato dalla differenza tra i costi, al netto dell’iva, sostenuti dalle Farmacie per l’acquisto entro la mezzanotte del 26 aprile delle mascherine chirurgiche e il prezzo di € 0,40 per singola mascherina ceduta dal 27 aprile in poi e fino ad esaurimento scorte.

L’indennizzo verrà riconosciuto a fronte dell’esibizione:

  • della documentazione tecnica relativa alle quantità di riferimento (certificazione CE, ai test report relativi, conformità ai regolamenti UNI EN 14683, documentazione relativa a produzioni e importazione di mascherine chirurgiche effettuate in deroga al D.L. n. 18 del 17/3/2020 art. 15);
  • dell’estratto dell’inventario di magazzino relativo alle mascherine chirurgiche;
  • della dichiarazione resa dal legale rappresentante della farmacia circa il diritto al rimborso, accompagnata da una dichiarazione di conformità da parte del commercialista o del revisore legale.

Nel Protocollo è inoltre precisato che le mascherine monouso, aventi analoghe capacità protettive e correttamente presenti in commercio, sono equiparate a quelle richiamate nell’allegato 1 della citata Ordinanza n. 11/2020. Pertanto anche per queste mascherine scatta l’obbligo del prezzo di vendita imposto di € 0,50 e del relativo indennizzo a parità di condizioni.

Va purtroppo infine osservato che il Commissario Arcuri a margine della sigla del Protocollo ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0.50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Insomma, le Farmacie sono state utili finora. Arrabattandosi per dare un servizio quando nessuno era in grado di farlo. Procurando le preziosissime mascherine per la popolazione e spesso anche per diversi operatori sanitari, sprovvisti. Ciononostante d’ora in poi saranno solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la conservazione della documentazione fiscale e amministrativa di riferimento

Uncategorised Posted on Wed, April 29, 2020 06:59:31

Nella confusa situazione del prezzo di vendita delle mascherine e in attesa che il Governo precisi meglio le modalità operative con cui darà seguito all’impegno assunto dal Presidente Conte di togliere l’iva, si segnala la nota diramata oggi da Federfarma con riguardo all’Accordo dalla stessa sottoscritto con il Commissario straordinario per l’emergenza, la Fofi e Assofarm.

Il sindacato di categoria, alfine di facilitare la determinazione di quel mal definito “ristoro” che le Farmacie dovrebbero ricevere a seguito della vendita a soli € 0,50 (netto dell’iva), di mascherine acquistate a prezzi superiori,invita le Farmaciea conservare “la documentazione fiscale e amministrativa di riferimento che evidenzi lo scarto tra prezzo di acquisto e prezzo di cessione”.

In considerazione di ciò e in attesa di ulteriori auspicati sviluppi, le Farmacie che avessero in giacenza mascherine facciali (standard uni en 14683) di Tipo 1, di Tipo 2 o di Tipo 3, dovranno pertanto conservare le relative fatture di acquisto e redigere un inventario aggiornato alla data del 26 aprile 2020.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: regna l’incertezza

Uncategorised Posted on Mon, April 27, 2020 22:12:55

L’Ordinanza n. 11 /2020 con cui ieri sera il Commissario straordinario Arcuri ha stabilito che il prezzo di vendita al pubblico delle mascherine non possa essere superiore € 0,50 ha immediatamente sollevato molte critiche.

È infatti noto come in queste settimane i Farmacisti abbiano subìto la mancanza di questi dispositivi di protezione nel mercato: insufficienti non solo a soddisfare le richieste della popolazione, ma in primis l’esigenza di protezione loro e dei loro collaboratori nell’esercizio dell’attività.

In queste settimane i Farmacisti (abbandonati a se stessi!) si sono adoperati in ogni modo per far fronte a questa gravissima emergenza.

Hanno pagato prezzi gonfiati, in via anticipata, senza alcuna dilazione, per lotti spesso ingenti. Talvolta cadendo addirittura nella trappola di truffatori senza scrupoli. Ma alla fine sono riusciti a rifornirsi, sebbene non a un prezzo di acquisto tale da poter essere vendute a € 0,50 più iva.

L’applicazione dell’ultima Ordinanza parrebbe quindi imporre alle Farmacie di venderle sotto costo.

Invero, nel pomeriggio di oggi il Commissario straordinario Arcuri ha comunicato il raggiungimento di un Accordo con la Fofi, Federfarma e Assofarm volto a garantire alle Farmacie che negli ultimi giorni hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi di ricevere un ristoro e assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo.

Sempre oggi pomeriggio Arcuri ha reso noto che sono stati firmati contratti con alcune aziende italiane per la fornitura di 660 milioni di mascherine chirurgiche ad un prezzo medio di 0,38 €.

Ma tutto ciò cosa significa?

Veramente le Farmacie sono da oggi obbligate a vendere le mascherine sottocosto, in attesa di un fantomatico “ristoro”?

In attesa che venga fatta al più presto chiarezza, l’impressione è che le Farmacie in questa vicenda stiano subendo oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2

Uncategorised Posted on Mon, April 27, 2020 07:59:31

Il Presidente del Consiglio Conte ieri sera ha annunciato nella consueta conferenza stampa le misure per il contenimento dell’emergenza Covid-19 che caratterizzeranno la cosiddetta “fase due”, a decorrere dal 4 maggio e contenute nel nuovo DPCM del 26 aprile 2020.

Nella fase due -ha sottolineato il Presidente Conte- sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale. In particolare l’art. 3 dell’ultimo DPCM prevede testualmente che: “Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. (…) Possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso (…)”.

Inoltre, considerato che nelle scorse settimane, nel bel mezzo della crisi sanitaria, il prezzo delle mascherine (introvabili!) è schizzato alle stelle, il Presidente Conte ha annunciato che dovranno essere vendute a un prezzo calmierato e senza iva.

Con l’Ordinanza n. 11 /2020 del 26 aprile 2020, il Commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica COVID-19, ha stabilito che il prezzo finale di vendita praticato dai rivenditori finali (e quindi anche dalle Farmacie!) delle mascherine non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto.

Le mascherine devono essere mascherine facciali (standard uni en 14683) di Tipo 1 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 95 – pressione differenziale (pa/cm²): < 40 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30) oppure di Tipo 2 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 98 – pressione differenziale (pa/cm²): < 40 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30) o infine di Tipo 3 (efficienza di filtrazione batterica (bfe), (%) ≥ 98 – pressione differenziale (pa/cm²): < 60 – pressione di resistenza agli spruzzi: ≥ 16,0 – pulizia microbica: (ufc/g) ≤ 30).

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Le misure del Decreto Liquidità per le Farmacie

Uncategorised Posted on Sat, April 18, 2020 14:39:25

Il Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile 2020 –Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali– rappresenta la seconda e per ora più incisiva azione del Governo a sostegno della nostra economia, distrutta dal coronavirus.

Il Presidente Conte, presentando alla stampa i contenuti del Decreto, lo ha definito come “una potenza di fuoco” in grado di portare liquidità immediata alle imprese per 400 miliardi di euro (di cui 200 per il mercato interno e 200 per potenziare il mercato dell’export).

Le Farmacie, come noto, sono tra le poche attività essenziali, che nel corso della c.d. “Fase 1” non sono state obbligate alla chiusura. Anzi, sono state obbligate all’apertura ad ogni costo, proprio per l’importante servizio di utilità sociale che esercitano. 

L’obbligo ha riguardato tutte le Farmacie. Indistintamente!

In vero, da un punto di vista meramente economico se, da un lato, vi sono Farmacie che in questo periodo hanno registrato un maggior afflusso di clientela, anche esponendosi al conseguente maggior rischio di contagio (è proprio di oggi la notizia del decesso del decimo farmacista a causa del COVID-19), dall’altro, vi sono Farmacie la cui apertura si è tradotta in una grave perdita economica. Penso ad esempio alle Farmacie nei centri storici delle città d’arte o a quelle nelle località di villeggiatura o ancora a quelle dei Centri commerciali.

Vediamo quindi come le Farmacie potranno beneficiare di questa “potenza di fuoco” messa in campo dal Governo. 

Innanzitutto, l’art. 1 e l’art. 13 prevedono il rafforzamento delle garanzie concesse dallo Stato sui finanziamenti erogati dalle Banche alle Imprese

Le Farmacie danneggiate dall’emergenza COVID-19 potranno così accedere ad alcuni finanziamenti ad hoc, caratterizzati dall’applicazione di tassi contenuti, da una durata che può arrivare fino a 72 mesi e con 24 mesi di preammortamento. In sintesi potranno ottenere:

  1. Tutte le Farmacie: (a) finanziamenti fino a euro 25 mila e comunque non superiori al 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019, garantiti dallo Stato nella misura del 100%; (b) finanziamenti garantiti dallo Stato nella misura dell’80% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 90%) finalizzati a ristrutturare finanziamenti già in essere, con tassi più favorevoli e nuova finanza di almeno il 10%;

2. Le Farmacie con un ammontare dei ricavi non superiore a euro 3,2 milioni: finanziamenti fino a euro 800 mila e comunque non superiori al 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019, garantiti dallo Stato nella misura del 90% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 100%);

3. Le Farmacie con un ammontare dei ricavi superiore a euro 3,2 milioni: finanziamenti fino a euro 5 milioni, garantiti dallo Stato nella misura del 90% (a cui si può però aggiungere la garanzia del 10% di Confidi o altri soggetti abilitati, di modo da arrivare ad una copertura complessiva del 100%), e comunque non superiori al:

  1. 25% dell’ammontare dei ricavi del 2019;
  2. 200% dei costi del personale de 2019;
  3. Fabbisogno stimato per i costi del capitale d’esercizio e degli investimenti dei successivi 18 mesi.

ll DL Liquidità al Capo II –Misure urgenti per garantire la continuità delle imprese colpite dall’emergenza COVID-19– prevede poi una serie di disposizioni che risultano interessanti esclusivamente per quelle (non molte) Farmacie gestite attraverso società di capitali (Srl o Spa).

In particolare l’art. 6 prevede che per quest’anno (ovvero più precisamente per gli esercizi sociali chiusi tra il 9 aprile e il 31 dicembre 2020) non operino gli obblighi civilistici di cui agli artt. 2446, 2447, 2482-bis e 2482-ter, di riduzione del capitale per perdite e al di sotto del limite legale, con contestuale obbligo di ripristino, né la causa di scioglimento per riduzione o perdita del capitale sociale.

L’art. 7 stabilisce invece che nella redazione del bilancio in corso al 31.12.2019 la valutazione della “continuità aziendale” dev’essere verificata anteriormente al 23 febbraio 2020.

L’art. 8 infine, onde favorire i finanziamenti da parte dei soci alle società, prevede che per quest’anno non si applichi il principio della postergazione. Potranno quindi essere liberamente rimborsati, senza esser posposti alla soddisfazione degli altri creditori.

Il Capo IV –Misure fiscali e contabili– all’art. 18 consente a quelle Farmacie che a marzo hanno subito una riduzione del fatturato di almeno il 33% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, di sospendere per i mesi di aprile e maggio i versamenti in autoliquidazione relativi:

  • alle ritenute alla fonte (sul lavoro dipendente e assimilato) e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale;
  • all’iva;
  • ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi Inail.

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati senza applicazione di interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili.

L’art. 20 consente invece a tutte le Farmacie di rideterminare gli acconti Irpef, Ires e Irap sulla base della dichiarazione relativa al periodo in corso, senza incorrere in sanzioni e interessi per versamenti effettuati in misura non inferiore all’80% dell’imposta che risulterà dovuta per l’anno 2020.

L’art. 27, al fine di non ostacolare l’impiego di farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche o ancora in fase di sperimentazione e che rientrano, in assenza di farmaci specifici per la cura del COVID-19, nei programmi c.d. di “uso compassionevole”, equipara la loro cessione alla loro distruzione, escludendone quindi la concorrenza alla formazione dei ricavi ai fini delle imposte dirette e dell’iva.

Infine, l’art. 30 estende il credito d’imposta del 50% previsto dal DL Cura Italia per le spese di sanificazione, anche alle spese sostenute nel corso del 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale. Quest’ultima misura risulta doppiamente interessante per le Farmacie che, da un lato, potranno recuperare la gran parte dei costi sostenuti per l’acquisto di tali beni, dall’altro, potranno vedere crescere le loro vendite di tali prodotti a tutte quelle aziende vicine che ne avranno necessità.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e lo “spacchettamento” delle mascherine

Uncategorised Posted on Sat, April 11, 2020 10:08:31

Le mascherine e in generale i dispositivi di protezione individuale sono la prova provata dell’imbarazzante impreparazione del nostro Paese al repentino diffondersi dell’epidemia.

Per settimane questi prodotti, spesso di valore economico poco più che irrisorio, ma di grandissima efficacia nel contrasto al contagio, sono stati introvabili.

In Italia non si producono da anni, spinti dalle regole della globalizzazione e della cieca efficienza in Paesi lontani. Le scorte, sufficienti appena al fabbisogno ordinario, del tutto inadeguate all’esplosine delle richieste, hanno lasciato tutti sprovvisti: dalla gente comune agli operatori sanitari in prima linea contro il virus.

Così nell’avanzare incessante del contagio, l’assenza delle più elementari armi di difesa, ha animato lo scontro politico.

Emblematico l’acceso confronto tra l’assessore della Regione Lombardia Gallera e il Ministro Boccia per la fornitura di “mascherine di carta igienica” o la risoluta determinazione del Governatore del Veneto Zaia per la produzione e distribuzione gratuita di “mascherine della Regione”, attraverso la collaborazione di un importante imprenditore locale.

Nel disagio generale si sono aperti nuovi canali, sono comparsi nuovi fornitori.

Prezzi alle stelle. Pagamenti anticipati, senza alcuna garanzia. Lotti minimi enormi. Grandi confezioni. Speculazioni. Raggiri. Truffe.

Fortunatamente la Guardia di Finanza è prontamente intervenuta, consentendo di arginare questa deriva e deplorevoli speculazioni.

Hanno fatto notizia anche le sanzioni comminate ad alcune Farmacie che, per soddisfare il maggior numero di persone, hanno “spacchettato” le grandi confezioni per poi venderle singolarmente o al massimo in pacchettini a “dimensione famiglia”.

Le contestazioni avanzate dalla GdF muovevano su due livelli: uno amministrativo, l’altro penale.

Sul piano amministrativo, lo spacchettamento compromette quel “contenuto minimo informativo” fornito dalla confezione integra e previsto dall’art. 6 del Codice del consumatore (DLGS n.206/2005), per cui i prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore, commercializzati sul territorio nazionale, devono riportare, chiaramente visibili e leggibili, almeno le indicazioni relative alla denominazione legale o merceologica del prodotto, al nome o ragione sociale o marchio e alla sede legale del produttore o di un importatore stabilito nell’Unione europea, al Paese di origine se situato fuori dell’Unione europea, all’eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno, i materiali impiegati, i metodi di lavorazione, le istruzioni d’uso.

Tuttavia la vendita di mascherine “sfuse”, “sconfezionate”, potrebbe avere anche risvolti penali in quanto l’art. 501 bis del Codice penale punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con una multa da euro 516 a euro 25.822 chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compia manovre speculative ovvero occulti, accaparri o incetti prodotti di prima necessità a fini speculativi.

Sul problema delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale è quindi, in prima battuta, intervenuto il DL Cura Italia (DL n. 18/2020), che all’art.15 afferma che è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni.

L’Associazione di categoria, con la Circolare emanata il 18 marzo 2020, ha prontamente interpretato tale deroga come una autorizzazione, date le circostanze, a sconfezionare questi prodotti per venderli singolarmente.

Ma si trattava evidentemente solo di un’interpretazione e per di più “di parte”.

La delicatezza della questione richiedeva quindi un chiarimento più deciso, che è finalmente arrivato con l’Ordinanza n. 9 del 9 aprile 2020 – Disposizioni urgenti per la vendita al dettaglio di dispositivi di protezione individuale da parte delle Farmacie (GU Serie Generale n.96 del 10-04-2020).

La disposizione “urgente e indifferibile” è volta appunto a regolare una più opportuna distribuzione di mascherine e di dispositivi di protezione individuale da parte delle Farmacie al fine di garantirne la più ampia diffusione ai cittadini nonché di prevenire azioni speculative ai danni dei cittadini stessi.

L’ordinanza consente lo spacchettamento e la vendita sfusa, anche in assenza degli imballaggi di riferimento, pur con le opportune cautele igieniche e sanitarie adottate dal venditore e ad un prezzo inferiore o pari all’importo previsto per la singola confezione diviso il numero dei pezzi presenti nella confezione stessa.

Chiarezza è fatta!

Finalmente.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



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