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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


L’incompatibilità per il socio della Farmacia

Uncategorised Posted on Sat, February 13, 2021 14:53:59

Uno dei temi più dibattuti a seguito delle modifiche normative disposte negli ultimi anni a favore della liberalizzazione del Settore, che ha portato la “Farmacia di soli farmacisti (che fanno solo i farmacisti)” a diventare la “Farmacia di tutti (farmacisti e non farmacisti, società di persone e di capitali)”, riguarda il vincolo della non-incompatibilità del titolare e del socio di società titolare di Farmacia.

La Legge n.362/1991, come modificata nell’agosto 2017 dalla Legge sulla concorrenza (Legge n.124/2017), prevede infatti:

  • all’art. 7, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata sia incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Inoltre alle suddette società si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8;
  • all’art. 8, che la partecipazione alle società titolari di farmacia privata, salvo il caso di comunione ereditaria, sia incompatibile:

a) nei casi di cui al citato art. 7;

b) con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;

c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.

Al Ministero della salute, subissato da una moltitudine di richieste di chiarimenti da parte di privati cittadini, federazioni di ordini professionali, enti del Servizio sanitario nazionale in merito alla corretta interpretazione delle nuove disposizioni, si accorsero immediatamente delle notevoli difficoltà interpretative, al punto che il Ministero stesso, con la nota di trasmissione della relazione prot. 12257 del 3 novembre 2017, dovette chiedere soccorso al Consiglio di Stato, che sul finire del 2017 fornì i seguenti chiarimenti:

  1. Medici: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio di società titolare di farmacia, qualunque medico, sia che eserciti la professione sia che non la eserciti e sia solo iscritto all’albo professionale;
  2. Titolari, gestori provvisori, direttori, collaboratori di farmacia: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, indipendentemente dal fatto che sia un “socio operativo”, un “socio di capitali”, un “socio persona fisica” o un “socio società”, chiunque sia titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia;
  3. Rapporto di lavoro: È incompatibile e quindi non può assumere la qualifica di socio, chiunque abbia un altro rapporto di lavoro, intendendo con questo non solo un rapporto di lavoro subordinato, ma qualsiasi rapporto di lavoro (anche autonomo) che abbia carattere continuativo e la cui regolarità delle prestazioni sia tale da risultare assorbente;
  4. Farmacie del concorso straordinario: Le incompatibilità previste dalla norma sono applicabili sia alle farmacie vinte con concorso ordinario sia a quelle vinte con concorso straordinario.

Il dibattito tuttavia, anche a livello dottrinale, era tutt’altro che chiuso e pochi mesi dopo, nell’aprile del 2018, anche il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n.75-2018/I intitolato “Le Società per la gestione delle farmacie private”, si volle esprimere sulle novità introdotte dalla Legge n. 124/2017 (art. unico, commi 157 e ss.) e quindi sul regime delle incompatibilità.

Al riguardo i tre autori dello Studio (P. Guida, A. Ruotolo e D. Boggiali) arrivarono alla sconsolata conclusione che, seguendo l’indirizzo dettato dal Consiglio di Stato, la partecipazione alle società di farmacia sarebbe stata di fatto impedita a quasi tutte le persone fisiche, rimanendo compatibili solo i disoccupati, pensionati, studenti e le casalinghe.

Al fine di superare questa impasse, lo Studio trovò nella ratio della norma due ambiti soggettivi di applicazione dell’incompatibilità: uno, concernente “qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché (…) l’esercizio della professione medica” rivolto a qualsiasi socio; l’altro, cui afferiscono tutte le ipotesi di cui all’art. 8, rivolto ai soli farmacisti. A supporto di tale conclusione il Notariato richiamò le disposizioni normative riguardanti il regime sanzionatorio, operante solo per i farmacisti (Legge n. 362/1991, art. 8, c.3) e quelle in materia successoria (Legge n. 361/1991, art. 7, c. 9).

Com’era facile prevedere, negli anni seguenti il tema dell’incompatibilità si è spostato dal piano dottrinale a quello giurisprudenziale, arrivando ad una prima sintesi con le sentenze della Corte Costituzionale n. 11 del 5 agosto 2020, del Consiglio di Stato n. 4634 del 20 luglio 2020 e del TAR Toscana n. 233 del 20 febbraio 2020.

Con riguardo al tema dell’incompatibilità con “qualsiasi rapporto di lavoro”, la giurisprudenza ha stabilito infatti che possono legittimamente partecipare ad una società titolare di farmacia sia farmacisti che non farmacisti, anche se dipendenti pubblici o privati o lavoratori autonomi a condizione che siano soci di mero capitale e non siano in alcun modo coinvolti nella gestione della farmacia o della società. Eccezion fatta per le società costituite dai vincitori di una farmacia a concorso straordinario per i quali per il primo triennio valgono in via restrittiva tutte le condizioni di incompatibilità previste nel comma 2 dell’art. 7 e nel comma 1 dell’art. 8 della l. 362/91, compresa dunque quella “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato”. Superato il triennio i soci delle società vincitrici saranno equiparabili agli altri soci di farmacia in termini di norme di incompatibilità.

Sul tema dell’incompatibilità e in particolare dell’incompatibilità con la professione medica ovvero “con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica” (art. 7, comma 2, secondo periodo, della legge n. 362 del 1991, come novellato dalla Legge n. 124 del 2017) si è recentemente espresso il TAR Marche con la sentenza n. 106/2021 pubblicata l’8 febbraio 2021.

Il TAR ha affermato che “la ratio della disciplina delle incompatibilità che riguardano la titolarità della farmacia e i rapporti con altre professioni sanitarie risiede nella necessità di garantire al massimo l’indipendenza e l’autonomia dell’attività di dispensazione dei farmaci, soprattutto rispetto all’attività di prescrizione degli stessi, evitando così possibili conflitti di interessi”.

Pertanto agli esercenti professioni sanitarie non è sufficiente “schermarsi” attraverso la costituzione di un “soggetto intermedio” (ovvero di una società) per superare l’incompatibilità.

La sentenza spiega che l’incompatibilità tra l’esercizio della professione medica con la professione di farmacista è posta dall’ordinamento a presidio della libertà nello svolgimento delle rispettive attività di prescrizione del farmaco e di consiglio farmaceutico, in modo da evitare il verificarsi di possibili conflitti di interessi.

La sentenza stabilisce che l’incompatibilità è un principio generale applicabile a tutti i soggetti che, in forma singola o associata, siano titolari o gestori di farmacie e va estesa a qualsiasi forma di partecipazione alle società di farmacia, senza alcuna limitazione o esclusione, quindi anche ai soci che partecipano con il solo conferimento di capitali.

In conclusione, qualunque sia la forma di partecipazione sociale dei medici (anche solo la presenza nel Consiglio di Amministrazione o nella compagine societaria della società controllante) configura i presupposti dell’incompatibilità.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Covid-19 e la telemedicina nelle Farmacie. Un credito d’imposta per le Farmacie che operano nei centri più piccoli:

Uncategorised Posted on Sat, February 06, 2021 16:26:20

L’evoluzione tecnologica, la ricerca da parte della popolazione di una maggiore assistenza sanitaria di prossimità, e la necessità per molti farmacisti di ampliare la propria offerta attraverso l’erogazione di “servizi sanitari”, ha favorito negli ultimi anni la progressiva introduzione della telemedicina nelle nostre Farmacie.

È stato però l’avvento della pandemia e le gravi difficoltà che medici e strutture ospedaliere hanno incontrato nella sua gestione, che negli ultimi tempi ha obbligato il Legislatore e il Servizio sanitario nazionale a volere una sanità sempre più territoriale e virtuale, dando così un’ulteriore accelerazione al fenomeno già in atto.

Lo scorso 17 dicembre la Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato un Documento del Min. Salute in relazione all’erogazione di prestazioni in telemedicina in cui vengono forniti importanti indicazioni su “sistema remunerativo/tariffario”, “adesione del paziente”, “responsabilità professionale”, “comunicazione dell’esito della prestazione sanitaria erogata in modalità televisita”, “strumenti che dovranno essere nelle disponibilità del personale sanitario (medico)”, “strumenti di supporto per il paziente”, “standard di servizio per l’erogazione di prestazioni in telemedicina”, “limiti di applicazione delle prestazioni di telemedicina a domicilio”.

Entrando nel merito delle singole prestazioni, il Documento spiega che:

  • la telemedicina televisiva è “un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza in tempo reale con il paziente, anche con il supporto di un caregiver, tuttavia, la televisita, come previsto anche dal codice di deontologia medica, non può essere mai considerata il mezzo per condurre la relazione medico-paziente esclusivamente a distanza, né può essere considerata in modo automatico sostitutiva della prima visita medica in presenza”;
  • il teleconsulto medico è “un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza con uno o più medici per dialogare, anche tramite una videochiamata, riguardo la situazione clinica di un paziente, basandosi primariamente sulla condivisione di tutti i dati clinici, i referti, le immagini, gli audio-video riguardanti il caso specifico”;
  • la teleconsulenza medico-sanitaria è “un’attività sanitaria, non necessariamente medica, ma comunque specifica delle professioni sanitarie (n.d.r. tra cui rientrano anche i farmacisti) che si svolge a distanza ed è eseguita da due o più persone che hanno differenti responsabilità rispetto al caso specifico”;
  • la teleassistenza da parte di professioni sanitarie (infermiere / fisioterapista / logopedista) è “un atto professionale di pertinenza della relativa professione sanitaria (n.d.r. tra cui quella resa dai farmacisti) e si basa sull’interazione a distanza tra il professionista e paziente/caregiver per mezzo di una videochiamata, alla quale si può all’occorrenza aggiungere la condivisione di dati, referti o immagini”.

Anche il Legislatore fiscale è intervenuto sul finire d’anno con una norma volta a favorire la capillarità del servizio di telemedicina: l’art. 19-septies della Legge di conversione del “Decreto Ristori” (Legge 18 dicembre 2020, n. 176 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19).

La norma, rubricata “Disposizioni per favorire l’accesso a prestazioni di telemedicina nei piccoli centri”, stabilisce infatti che al fine di favorire l’accesso a prestazioni di telemedicina da parte dei cittadini dei piccoli centri urbani, alle farmacie che operano nei comuni o centri abitati con meno di 3.000 abitanti è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d’imposta nella misura del 50%, fino a un importo massimo di 3.000 euro per ciascun soggetto beneficiario delle spese per l’acquisto e il noleggio, nell’anno 2021, di apparecchiature necessarie per l’effettuazione di prestazioni di telemedicina (di cui all’articolo 3 del decreto del Ministro della salute 16 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 10 marzo 2011).

Tali prestazioni potranno essere erogate presso le farmacie previo accordo con l’azienda sanitaria competente per territorio e sulla base di prescrizione del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta, applicando le tariffe stabilite dal nomenclatore tariffario regionale ovvero l’eventuale regime di esenzione previsto.

La norma precisa inoltre che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’Irap.

Per ora si rimane in attesa del Decreto attuativo del Min. Salute, da adottarsi di concerto con il MEF entro il 22 febbraio, con cui saranno definiti i criteri e le modalità di attuazione della disposizione e in particolare gli investimenti agevolabili, le procedure di concessione e di utilizzo del credito, la documentazione necessaria, le condizioni di revoca del beneficio e i relativi controlli.

Giovanni Loi Commercialista Venezia



Le agevolazioni per l’imprenditoria femminile:

Uncategorised Posted on Sat, January 30, 2021 08:59:33

La pandemia ha determinato una crisi economica senza precedenti. Dai dati recentemente pubblicati da Unioncamere risulta tuttavia che le imprese a guida femminile siano state tra le più penalizzate.

Del resto l’imprenditoria femminile è tradizionalmente sviluppata in alcuni dei settori più colpiti dalla crisi, come la ristorazione, il turismo, l’abbigliamento, la cura della persona, lo spettacolo. Inoltre, è un dato di fatto che sulla popolazione femminile siano ricaduti gran parte gli effetti collaterali del lock-down, come le nuove modalità di lavoro (lo smart-working) e di studio dei figli (la didattica a distanza).

A questo proposito giova ricordare che l’art.1, commi 97-106, della Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178 del 30 dicembre 2020) ha istituito un Fondo a sostegno dell’impresa femminile, con una dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022. Gli interventi previsti dalla norma possono riguardare:

a) contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero-professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

b) finanziamenti senza interesse, finanziamenti agevolati e combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

c) incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, nella forma di contributo a fondo perduto per l’integrazione del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’80% della media del circolante degli ultimi tre esercizi;

d) percorsi di assistenza tecnico-gestionale per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

e) investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start-up e le pmi innovative.

Entro fine febbraio dovrà essere emanato il Decreto attuativo da parte del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, che determinerà le modalità di attuazione, i criteri e i termini per la fruizione delle agevolazioni previste dalla Legge.

Nel frattempo la Regione del Veneto, con Deliberazione della Giunta Regionale n. 60 / DGR del 26/01/2021, ha approvato il “Bando per l’erogazione di contributi alle PMI a prevalente partecipazione femminile. Anno 2021” sulla base della Legge regionale 20 gennaio 2000, n. 1.

Il Bando prevede la concessione di contributi a fondo perduto, in regime de minimis, pari al 40% della spesa rendicontata ammissibile per la realizzazione di interventi di importo non inferiore a euro 20.000,00 e non superiore a euro 130.000,00.

Rientrano tra le spese ammissibili quelle per l’acquisto, o l’acquisizione tramite leasing finanziario, di macchinari, impianti produttivi, hardware ed attrezzature nuovi di fabbrica nonché per negozi mobili, le spese per arredi nuovi di fabbrica; mezzi di trasporto ad uso interno o esterno ad esclusivo uso aziendale, con l’esclusione delle autovetture; opere edili/murarie e di impiantistica; software – anche in cloud, brevetti, licenze, know-how o conoscenze tecniche non brevettate; banche dati, ricerche di mercato, biblioteche tecniche; campagne promozionali anche sui social network.

Le domande di sostegno dovranno essere compilate e presentate esclusivamente per via telematica, attraverso il Sistema Informativo Unificato della Programmazione Unitaria (SIU) della Regione del Veneto. La fase di compilazione sarà attiva dalle ore 10.00 di martedì 9 febbraio 2021 alle ore 12.00 di mercoledì 24 febbraio 2021 e quella di presentazione dalle ore 10.00 di martedì 2 marzo 2021 fino alle ore 17.00 di giovedì 4 marzo 2021.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Proroga dei termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 21:32:09

A causa di una serie di problemi tecnici rilevati da Sogei nelle giornate del 19, 20 e 21 gennaio 2021 nella trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, l’Agenzia delle entrate con il Provvedimento n. 20765/2021 del 22 gennaio, accogliendo le istanze di alcune Associazioni di categoria dei farmacisti e commercialisti, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha prorogato di 8 giorni (ovvero all’8 febbraio 2021) la scadenza per la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria delle spese sanitarie riferite all’anno 2020, inizialmente prevista per il 31 gennaio 2021.

A tutela privacy, con il medesimo Provvedimento è stato anche disposto lo slittamento della data entro cui i contribuenti possono comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nel 2020 per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata. Infatti, in deroga a quanto previsto dal Provvedimento n. 115304 del 6 maggio 2019, l’esercizio dell’eventuale opposizione potrà avvenire, mediante apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate, fino all’8 febbraio 2021 (e non entro il 31 gennaio), con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, e dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021 (e non dal 9 febbraio all’8 marzo), con riferimento ad ogni singola voce di spesa, accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria.

Il Provvedimento ha poi spostato dal 9 marzo 2021 al 16 marzo 2021, il termine entro il quale il Sistema Tessera Sanitaria dovrà mettere a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie 2020 e dei relativi rimborsi.

Il Provvedimento ha infine precisato che la proroga non avrà impatti sul calendario della prossima campagna dichiarativa 2021.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La dematerializzazione della ricetta bianca

Uncategorised Posted on Sat, January 23, 2021 10:06:32

Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 dicembre 2020, pubblicato in GU il 15 gennaio scorso, prevede che dal prossimo 30 gennaio anche le prescrizioni di farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale, le cosiddette “ricette bianche”, siano dematerializzate.

Pertanto il medico prescrittore procederà alla generazione in formato elettronico delle prescrizioni di farmaci non a carico del SSN, riportando almeno i dati relativi al codice fiscale del paziente, la prestazione e la data della prescrizione, nonché le informazioni necessarie per la verifica della ripetibilità e non ripetibilità dell’erogazione dei farmaci prescritti.

La ricetta elettronica verrà quindi individuata univocamente dal Numero di ricetta bianca elettronico (NRBE), assegnato dal Sistema (SAC) nel corso della compilazione da parte del medico prescrittore.

A fronte dell’esito positivo dell’invio telematico dei dati, il medico rilascerà al paziente il promemoria cartaceo, secondo il modello pubblicato sul portale del SAC (www.sistemats.it).

In alternativa, su richiesta del paziente, il promemoria gli potrà essere trasmesso tramite e-mail, sms o altro mezzo di comunicazione.

Il paziente sceglierà quindi la farmacia in cui presentare la ricetta e il Sistema (SAC) informerà infine, da un lato, la farmacia affinché prenda in carico la ricetta per procedere alla dispensazione dei farmaci prescritti e, dall’altro, il paziente perché passi a ritirarli.

Fino al perdurare del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 il paziente, che ha ricevuto la ricetta elettronica farmaceutica da parte del medico prescrittore, potrà evitare di recarsi personalmente in farmacia, inoltrando direttamente gli estremi della ricetta ricevuta dal medico alla farmacia prescelta, di modo che possa recapitare i farmaci prescritti all’indirizzo indicato dall’assistito.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



La Legge di bilancio 2021, il Covid-19 e la “Farmacia dei Servizi” tra tamponi e vaccini

Uncategorised Posted on Thu, December 31, 2020 13:46:24

L’anno si sta chiudendo con l’Italia ancora in lockdown, con le mascherine, il distanziamento sociale, il virus in circolazione, il Servizio sanitario nazionale duramente impegnato e l’approvazione di una Legge di bilancio (L. n.178/2020, G.U n.322 del 30.12.2020) che finalmente riconosce alla Farmacia un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza e nel contrasto alla diffusione della pandemia.

Nella Legge appena approvata è infatti prevista la possibilità di eseguire presso le Farmacie:

  1. test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione dell’antigene SARSCoV-2 (L. n. 178/2020, art.1, commi 418-420);
  2. vaccini, seppur sotto la supervisione dei medici eventualmente assistiti da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato (L. n. 178/2020, art.1, commi 471).

Sebbene la norma rimandi alla stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali di categoria e preveda che non debbano derivarne nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, rappresenta una svolta nell’acceso confronto tra coloro che vedono la Farmacia come un semplice “negozio” in cui l’aspetto predominante, se non l’unico, è quello “commerciale” e i sostenitori di una Farmacia evoluta, “professionale”, ma anche “regolamentata”.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e le agevolazioni IVA per alcuni beni necessari per fronteggiare l’emergenza.

Uncategorised Posted on Sat, October 17, 2020 22:27:01

L’Agenzia delle entrate, con la Circolare n.26 dello scorso 15, ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al controverso art. 124 del Decreto Rilancio, che prevede una disciplina IVA agevolata per l’acquisto dei beni considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Secondo l’art. 124 a decorre dal 1° gennaio 2021 è applicata l’aliquota iva del 5% sulle cessioni dei seguenti beni: Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

La norma prevede inoltre che le predette cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020, siano esenti iva, mantenendo comunque il diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.

Come abbiamo già avuto modo di osservare, la disposizione pur apprezzata nelle intenzioni, ha sollevato fin da subito molti dubbi interpretativi. Con la Circolare n.26, l’Agenzia delle entrate ha quindi voluto fornire alcuni chiarimenti sia di carattere interpretativo che di indirizzo operativo.

Innanzitutto l’Agenzia delle entrate ha ribadito che l’elenco indicato nell’art. 124 è tassativo e ha fatto rinvio ai codici di classifica doganale delle merci, riportato dalla circolare 12/2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM); tuttavia ha precisato che i beni agevolabili ai sensi dell’art. 124 costituiscono un paniere più ristretto di quello individuato dai codici TARIC di cui alla Circolare n. 12/2020 dell’ADM.

In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha chiarito che l’agevolazione è applicabile a qualsiasi cedente ed acquirente, in qualunque stadio della commercializzazione, ed è concessa anche per gli acquisti intracomunitari, sebbene la ratio della norma sia quella di agevolare esclusivamente le cessioni aventi finalità sanitaria.

La Circolare ha poi spiegato che l’iva agevolata si applica non solo alla cessione, ma anche al noleggio o leasing di attrezzature di cui all’art. 124.

L’Agenzia delle entrate ha anche affrontato il tema delle indicazioni da riportare in fattura, dicendo di utilizzare la dicitura «operazione esente con diritto alla detrazione» oppure di «cessione esente ai sensi dell’articolo 124, comma 2, del DL n. 34 del 2020».

Quanto infine alla compilazione delle Dichiarazioni IVA, l’Agenzia ha precisato che nel modello Lipe queste cessioni andranno riportate, rispettivamente, nei righi VP2 e VP3 che riepilogano il totale delle operazioni attive e passive.

L’Agenzia non ha invece fornito indicazioni circa i righi del modello dichiarativo in cui inserirle e, per quanto concerne le operazioni attive, che fino al 31.12.2020 sono cessioni esenti con diritto alla detrazione, molto probabilmente dovrà essere inserito un nuovo rigo nel modello Iva per tenere conto che tali cessioni non concorrono alla formazione del pro-rata.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



A Mestre nasce il primo polo bancario nel settore della Farmacia: Banca IFIS acquista Farbanca

Uncategorised Posted on Wed, June 03, 2020 06:43:29

Il 70,77% di Farbanca è stato acquistato per 32,5 milioni di euro da Banca IFIS, che ne ha assunto il pieno controllo, mentre il rimanente 29,23% appartiene ancora a 450 piccoli azionisti, per lo più farmacisti.

Farbanca, pur appartenendo alla dissestata Banca Popolare di Vicenza, non ne ha però condiviso le infelici sorti. Anzi è una Banca in salute, avendo chiuso anche il 2019 con un utile netto di 4,1 milioni di euro, crediti verso la clientela pari a circa 598 milioni di euro e un Patrimonio netto di 65,5 milioni di euro.

Banca IFIS, la banca della famiglia Furstenberg, con quartier generale a Mestre (VE), diventa quindi la prima Banca italiana nel settore della Farmacia e una delle prime in Europa, potendo oggi affiancare alle 2.800 Farmacie clienti dell’altra illustre controllata Credifarma, le nuove 1.900 Farmacie clienti portate in dote da Farbanca.

Soddisfatto il Presidente di Federfarma Marco Cossolo, secondo cui: “L’avvenuta acquisizione di Farbanca da parte di Banca IFIS rappresenta sicuramente il viatico per la creazione, insieme a Credifarma, di un polo specializzato bancario del settore che possa ampliare sempre più l’offerta di finanziamento per le farmacie corrispondendo, così, alle esigenze dell’intera categoria. Neanche è da trascurare la circostanza che l’acquisto di Farbanca sia intervenuto in un momento così delicato per gli equilibri economici del mondo della farmacia, ritengo, infatti, che proprio dal rafforzamento della presenza degli Istituti nel campo della farmacia possano derivare significativi vantaggi sia in termini di mercato che di credito per l’intero settore”.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



I primi chiarimenti circa l’iva sulle mascherine e altri beni per l’emergenza sanitaria

Uncategorised Posted on Tue, June 02, 2020 20:24:39

Come noto, l’art. 124 del Decreto Rilancio prevede a decorre dal 1° gennaio 2021 l’applicazione dell’iva del 5% sulle cessioni dei seguenti beni: Ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalita’ sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

La norma continua stabilendo inoltre che le cessioni di tali beni effettuate entro il 31 dicembre 2020, sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.

La Relazione illustrativa a “chiarimento” dell’art.124 precisa che in via transitoria le cessioni di questi beni, fino al 31 dicembre 2020, siano esenti da IVA con diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti e sulle importazioni di beni e servizi afferenti dette operazioni esenti. Viene, in sostanza, riconosciuta -recita la Relazione- l’applicazione di una aliquota iva pari a zero, in conformità a quanto comunicato dalla Commissione europea agli Stati membri con nota del 26 marzo 2020, in merito alle misure che possono essere immediatamente adottate per mitigare l’impatto della pandemia. In tale contesto, e tenuto conto che nel gennaio 2018 è stata presentata una proposta di direttiva, attualmente in discussione in Consiglio, che modifica la disciplina delle aliquote iva per permettere a tutti gli Stati di applicare un’aliquota ridotta anche inferiore al 5% e un’esenzione con diritto a detrazione dell’iva versata a monte -in principio su tutti i beni e servizi tranne alcuni esplicitamente elencati-, la Commissione ha fatto presente che gli Stati, per il periodo di emergenza sanitaria, possono ritenersi autorizzati ad applicare aliquote ridotte o esenzioni con diritto a detrazione alle cessioni dei materiali sanitari e farmaceutici necessari per contrastare il diffondersi dell’epidemia.

Come abbiamo già osservato, la disposizione risulta per certi versi contraddittoria, sollevando molti dubbi applicativi agli addetti ai lavori.

Uno dei primi auspicati chiarimenti è arrivato lo scorso 30 maggio con la Circolare n.12/2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha voluto precisare che:

  1. fino al 31 dicembre 2020 le cessioni dei beni sopraelencati sono esenti dall’iva, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’art. 19, c. 1, del medesimo DPR n. 633/72 e allo stesso modo, conformemente all’art. 68, c. 1, lett. c), del medesimo DPR, sono dunque esenti dall’applicazione dell’iva anche le importazioni di tali beni;
  2. Per quanto riguarda il termine iniziale di efficacia della disposizione, non v’è dubbio che, ai sensi del successivo art. 266, tale termine decorra dalla data di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, ovverosia, dal 19 maggio 2020. Pertanto, a partire dal 19 maggio 2020 e sino al 31 dicembre 2020, le operazioni relative a tali beni sono esenti dall’iva, mentre a decorrere dal 1° gennaio 2021, alle cessioni e alle importazioni dei medesimi beni si applicherà l’aliquota iva del 5%. Rileva pertanto il momento in cui la cessione dei beni deve ritenersi effettuata ai fini iva. Ebbene tale momento coincide con la data di consegna o spedizione del bene. in alternativa dalla data di emissione della fattura o di pagamento del corrispettivo, se natecedenti alla consegna o spedizione. per le fatture elettroniche tale momento è indicato nel campo “data fattura”. Per le importazioni il momento di effettuazione dell’operazione coincide con l’accettazione della dichiarazione in Dogana;
  3. l’elencazione dei beni contenuta nell’art. 124 va intesa come tassativa e non meramente esemplificativa. In tale elencazione sono esplicitamente riportate soltanto le mascherine “chirurgiche” e le “mascherine Ffp2 e Ffp3”. Non sono invece riportate le mascherine generiche (o filtranti), che non sono un dispositivo medico (DM) né un dispositivo di protezione individuale (DPI).

Infine merita menzione anche un’altro importante chiarimento con riguardo alle modalità di documentazione con fattura elettronica delle operazioni esenti da iva per la fase di emergenza e sino a tutto il fine 2020, previste dall’art. 124 del Decreto Rilancio è arrivato da Assosoftware (l’Associazione che riunisce i produttori di software gestionale e fiscale).

L’Associazione ha infatti precisato che si deve utilizzare il codice natura N4 e indicare nel riferimento normativo la dicitura «fattura emessa ai sensi dell’articolo 124, comma 2 del Dl 34 del 2020».  

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Uncategorised Posted on Fri, May 29, 2020 20:15:32

Le misure del Decreto Rilancio per le Farmacie:

Il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 –Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19- rappresenta la terza Manovra messa in campo dal Governo in questi ultimi due mesi per fronteggiare la gravissima crisi sanitaria ed economica che ha investito il nostro Paese.

Battezzato dal Presidente Conte “Decreto Rilancio”, prevede interventi per 55 miliardi, 266 articoli, suddivisi in 8 Titoli (I° “Salute e sicurezza”, II° “Sostegno alle imprese e all’economia”, III° “Misure in favore dei lavoratori”, IV° “Misure per la disabilità e la famiglia”, V° “Enti territoriali e debiti commerciali degli enti territoriali”, VI° “Misure fiscali”, VII° “Disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio”, VIII° “Misure di settore”).

Si tratta di una Manovra ad ampio raggio, finalizzata a far ripartire l’Italia, dopo il lock-down e la serrata generale di negozi e attività produttive. Una Manovra quindi che per diversi aspetti impatta anche sulle Farmacie.

Il Titolo I° (“Salute e sicurezza”), stanzia circa 3,250 miliardi di spesa per il potenziamento e il riordino del Sistema sanitario nazionale con riguardo sia alle Strutture ospedaliere, che in questi mesi hanno evidenziato più di qualche problema, sia soprattutto alla rete assistenziale territoriale.

Purtroppo, anche in questa occasione, come già avvenuto con il Decreto Cura Italia, riscontriamo che il legislatore nel ridisegnare l’architettura del nuovo Sistema sanitario, in senso più territoriale, che ospedalecentrico, si sia dimenticato delle Farmacie, mentre ha prestato attenzione ai “medici di medicina territoriale”, agli “infermieri di famiglia o di comunità” ai “Dipartimenti di prevenzione”, alle “Unità assistenziali speciali di continuità”.

Riteniamo invece che le Farmacie, quali «Farmacie di servizi», possano (o meglio: debbano!) svolgere un ruolo fondamentale all’interno della sanità territoriale. Si pensi per esempio alla vigilanza rispetto a eventuali alterazioni nella salute pubblica, attraverso campagne di screening diffuso della popolazione, oppure rispetto a politiche di deospedalizzazione, tramite la necessaria assistenza professionale, organizzativa, di servizi e prodotti.

Al di là delle considerazioni carattere generale, di Sistema, il Titolo I° contiene anche alcune disposizioni che impattano immediatamente nell’operatività quotidiana delle Farmacie. In tal senso l’art. 8 prevede limitatamente al periodo emergenziale, che il periodo di validità delle prescrizioni mediche di medicinali di Fascia A, sia prolungato per una durata massima di ulteriori 30 giorni. Inoltre, per i pazienti in trattamento con medicina con ricetta scaduta e non utilizzata, la validità sia prorogata di ulteriori 60 giorni dalla data di scadenza. Mentre per le nuove prescrizioni, la validità della ricetta sia estesa a 60 giorni, per un numero massimo di 6 pezzi, fatte salve comunque le disposizioni più favorevoli già previste per determinate patologie croniche o rare.

Nella stessa direzione, il successivo art. 9 stabilisce che, durante il periodo emergenziale, i Piani terapeutici, che includono la fornitura di ausili, dispositivi protesici e altri prodotti correlati a qualsiasi ospedalizzazione a domicilio, in scadenza durante lo stato di emergenza, siano prorogati di ulteriori 90 giorni.

Passando al Titolo II° (“Sostegno alle imprese e all’economia”), tra le norme d’interesse per le Farmacie, vi è l’art. 24, che prevede uno sconto nei versamenti irap di prossima scadenza. La norma stabilisce che non è dovuto per quest’anno il saldo relativo al 2019 e il primo acconto (pari al 40%) dell’imposta relativa al 2020. Acconto che sarà anche escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo l’anno successivo.

In più, le Farmacie che nel mese di aprile hanno subito una riduzione di fatturato superiore ad 1/3 rispetto allo stesso mese del 2019, oppure che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 (si pensi ad esempio alle Farmacie vinte in base al concorso straordinario indetto ai sensi della Legge n.27/2012), potranno beneficiare di un contributo a fondo perduto ai sensi dell’art. 25. L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 come segue:

a) 20% per le Farmacie con ricavi o compensi non superiori a 400 mila euro nel 2019;

b) 15% per le Farmacie con ricavi o compensi non superiori a un milione di euro nel 2019;

c) 10% per le Farmacie con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a 5 milioni di euro 2019.

L’ammontare del contributo eventualmente spettante alle Farmacie non potrà essere inferiore a 2 mila euro e non concorre alla formazione della base imponibile irpef e irap.

Le Farmacie che abbiano subito una riduzione dei ricavi durante la Fase 1, nei mesi di marzo, aprile e maggio, superiore al 50% rispetto all’anno precedente potranno beneficiare di un credito d’imposta del 60% dei canoni di locazione pagati con riferimento a ciascuno dei tre mesi. Anche in questo caso il credito d’imposta non concorre alla formazione della base imponibile irpef e irap.

Sempre all’interno del Titolo II° un’ultima disposizione interessante per le Farmacie, in particolare per quelle che hanno fatto investimenti agevolati con il cd “superammortamento”, è quella contenuta all’art. 50, che prevede che il termine di consegna del bene sia prorogato dal 30 giugno al 31 dicembre 2020.

Anche dalla lettura del Titolo III°, contenente “Misure in favore dei lavoratori”, si evincono diverse disposizioni che nel bene o nel male possono riguardare le Farmacie, in quanto “datrici di lavoro”.

Così, per effetto delle nuove disposizioni (art. 80), risulta ancora preclusa e lo sarà per 5 mesi, la possibilità delle Farmacie di licenziare per giustificato motivo oggettivo. Viene quindi prorogato il termine di 60 giorni inizialmente previsto dall’art. 46 del Decreto Cura Italia. Si tratta di una disposizione troppo sbilanciata a favore del lavoratore, che lo tutela anche nel caso di “evidente infedeltà”.

Gli artt. 72 e 73 prorogano i termini concessi dal Decreto Cura Italia per congedi o permessi da parte di quei dipendenti con figli minori di 12 anni (o in via innovativa, a determinate condizioni, con figli minori di 16 anni) o infine che già usufruiscono della Legge 104/1992. Tali disposizioni se, da un lato, vanno incontro alle comprensibili necessità di lavoratori e famiglie, dall’altro, potrebbero comportare una restrizione dell’organico operativo delle Farmacie, soprattutto in un periodo molto particolare come quello che stiamo vivendo, con potenziali ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività o comunque con il rischio di maggiori costi per straordinari.

Nell’art. 88 è previsto il nuovo obbligo per le aziende di garantire la “sorveglianza sanitaria eccezionale” a quei dipendenti che per età o patologie, risultino maggiormente esposti al rischio di contagio da covid-19.

Ancora in materia di lavoro, va segnalato che il Decreto Rilancio, prorogando le disposizioni del “Cura Italia”, conferma la possibilità di accedere alla Cassa integrazione e pertanto anche quelle Farmacie (non molte!) che a causa del virus hanno subito una significativa contrazione di attività potranno usufruirne ancora.

Passando al Titolo VI° “Misure fiscali”, evidenziamo diverse misure che incidono sulle Farmacie. Tra queste dobbiamo però precisare che, al momento, non rientra il credito d’imposta pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per l’adeguamento dei locali in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus. L’art. 120 del Titolo VI° stabilisce infatti che tale agevolazione spetti solo ai soggetti indicati nell’allegato 1 e tra questi non vi sono le Farmacie. In sostanza il legislatore ha fornito un’importante agevolazione a quelle aziende che durante la Fase 1 hanno dovuto chiudere, ma non ha considerato le Farmacie che invece durante il picco epidemiologico hanno dovuto nell’emergenza attrezzarsi per rimanere aperte. L’auspicio è che si accorga della grave, ingiusta, svista e possa presto includerle.

Di sicuro interesse per le Farmacie è invece l’art. 124, che stabilisce l’esenzione iva, con diritto alla detrazione dell’iva assolta sugli acquisti. per le cessioni effettuate dal 19 maggio 2020 al 31 dicembre 2020 dei seguenti beni: ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e nitrile, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari e soprascarpe, cuffie copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3 per cento in litri; carrelli per emergenza; estrattori RNA; strumentazione per diagnostica per COVID-19; tamponi per analisi cliniche; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo.

Le cessioni di tali beni sconteranno invece l’aliquota del 5% a partire dal 1° gennaio 2021. Come abbiamo già espresso (post 134, 23 maggio 2020) la disposizione risulta contraddittoria e di difficile applicazione. È quindi auspicabile intervenga quanto prima un chiarimento da parte del legislatore o dell’Agenzia delle entrate in merito sia alla confusione tra esenzione iva e iva a zero, sia sui beni realmente interessati, come sollecitato anche dalla Fofi.

L’art. 125 sostituisce di fatto l’art. 64 del Decreto Cura Italia e l’art. 30 del Decreto Liquidità, alzando il credito d’imposta al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario e non concorre alla formazione del reddito ai fini irpef e irap. In particolare la Norma stabilisce che sono ammissibili le spese sostenute per:

a) la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;

b) l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

c) l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

d) l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;

e) l’acquisto di dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

In ogni caso le modalità e i criteri di utilizzo del credito saranno stabiliti da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

È interessante inoltre la possibilità concessa dall’art.122 di cedere questo credito d’imposta ad altri soggetti, tra cui gli Istituti di credito, che potranno scontarlo secondo modalità che saranno definite da un successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

L’art. 140 estende a tutto il 2020 la moratoria sulle sanzioni prevista in precedenza fino al 1° luglio per tutti i commercianti al minuto e quindi anche le Farmacie con un volume d’affari nel 2018 non superiore a 400 mila euro che dal 1° gennaio 2020 sono obbligati a trasmettere telematicamente i dati relativi ai corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. Con tale proroga è quindi possibile, per questi soggetti, dotarsi di un registratore telematico anche dopo il 1° luglio 2020, ma comunque entro il 31 dicembre 2020, continuando ad utilizzare, fino alla messa in uso del registratore telematico, i vecchi scontrini (con memorizzazione giornaliera nei vecchi registratori di cassa non telematici) ovvero le ricevute fiscali, con la loro registrazione obbligatoria nel registro dei corrispettivi e trasmettere poi all’Agenzia delle Entrate con cadenza mensile (entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione) i dati dei corrispettivi giornalieri. Viene inoltre previsto lo slittamento al 1° gennaio 2021 del termine di adeguamento dei registratori telematici per la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri esclusivamente al sistema TS (Tessera Sanitaria).

L’art. 186 riconosce per l’anno 2020 a favore delle imprese e quindi anche delle Farmacie un credito d’imposta nella misura del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati su giornali quotidiani e periodici, anche on line, nonché sulle emittenti televisive e radiofoniche, locali e nazionali, analogiche o digitali. Per il solo anno 2020 la percentuale del credito viene calcolata sull’intero ammontare dell’investimento effettuato (anziché sull’importo incrementale rispetto all’investimento pubblicitario dell’anno precedente come previsto dalle disposizioni ordinarie). La comunicazione telematica dell’ammontare degli investimenti sostenuti/programmati per l’anno 2020 deve essere presentata nel periodo compreso tra il 1° e il 30 settembre 2020. Sono escluse dagli investimenti ammissibili:

– le spese sostenute per l’acquisto di spazi nell’ambito della programmazione o dei palinsesti editoriali per pubblicizzare o promuovere televendite di beni e servizi;

– le spese per la trasmissione o per l’acquisto di spot radio e televisivi di inserzioni o spazi promozionali relativi a servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite in denaro, di messaggeria vocale, chat-line;

– le spese accessorie, di intermediazione e ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad essa funzionale o connessa.

In conclusione si tratta di una Manovra molto importante, che dovrà essere completata e (speriamo!) migliorata, oltre che dall’iter parlamentare per la necessaria conversione in Legge, anche da un centinaio di Provvedimenti attuativi che spiegheranno operativamente le modalità applicative.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: il problema dell’iva

Uncategorised Posted on Sat, May 23, 2020 11:58:48

La domenica del 26 aprile si concluse per molti italiani davanti alla TV con la conferenza stampa del Presidente Conte e l’annuncio delle nuove disposizioni per l’imminente apertura della Fase 2. In quell’occasione il Presidente fece anche riferimento a quello che ormai è uno dei simboli di questa pandemia: le “mascherine” (!).

“Stiamo pensando – precisò infatti Conte- di stabilire un prezzo per le mascherine chirurgiche che può essere di 50 centesimi. Inoltre, toglieremo l’iva” su questi strumenti di protezione personale.

Il messaggio fu subito accolto con grande favore dai consumatori, ma lasciò un velo di preoccupazione a quei molti Farmacisti che nel frattempo, tra mille difficoltà e per far fronte alle richieste della propria clientela, avevano acquistato scatoloni di mascherine a prezzi decisamente più alti e pagandoci sopra l’iva del 22%.

A dimostrazione che l’Italia è un Paese che funziona e che le promesse diventano realtà, quella stessa notte il Commissario straordinario Arcuri emanò la discussa Ordinanza n. 11/2020 e fissò il prezzo di vendita delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, al netto dell’iva.

Al di là del prezzo, manifestammo subito la necessità di un chiarimento da parte del Governo circa le proprie intenzioni in materia di iva. L’espressione a-tecnica usata dal Presidente Conte in conferenza stampa (“toglieremo l’iva”), lasciava troppi dubbi (www.epicanews.it, post 86/2020). In particolare non era chiaro se il Presidente Conte intendesse rendere le cessioni “esenti iva” oppure a “iva zero”.

La questione non è di poco conto in quanto la normativa di riferimento (art. 19, DPR n. 633/1972) stabilisce che l’iva relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti non è detraibile a differenza di quanto invece accade per le cessioni a “iva zero”.

Mentre tutti attendavamo l’auspicato chiarimento, lo scorso 19 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto n. 34/2020 (meglio noto come “Decreto Rilancio”) che all’art. 124 e nel relativo commento in Relazione illustrativa, stabilisce per le cessioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (tra cui le mascherine):

  • la riduzione dell’aliquota iva al 5%;
  • l’esenzione dall’aliquota sull’iva per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020;
  • il riconoscimento per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 di un’aliquota iva pari a zero;
  • il diritto alla detrazione dell’iva (ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del DPR n. 633/1972).

Insomma, di tutto di più!

La disposizione, immediatamente operativa, da un lato, lascia tutti gli addetti nella più totale incertezza interpretativa, mentre dall’altro rafforza tra i Farmacisti la convinzione di aver subito un ulteriore danno.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: un nuovo accordo e l’esenzione dell’iva.

Uncategorised Posted on Thu, May 14, 2020 07:51:28

Mentre la polemica mediatica tra il Commissario straordinario Arcuri, i Grossisti e le Farmacie non sembra finire, è stata resa nota la sigla di un nuovo Accordo che dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) garantire gli approvvigionamenti necessari a sostenere le vendite al pubblico delle mascherine chirurgiche a 0,50 euro, così come imposto dall’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Accordo prevede in particolare che:

  • i Grossisti per far fronte al fabbisogno del mese di maggio, a partire dal prossimo lunedì 18 maggio, riforniscano le Farmacie con 9 milioni di mascherine, mentre a partire dal mese di giugno le forniture saliranno a 20 milioni di mascherine alla settimana;
  • il Commissario straordinario a partire da oggi integri gli approvvigionamenti delle Farmacie con ulteriori 10 milioni di mascherine.

Staremo a vedere.

Nel frattempo è stato approvato dal CdM nella serata di ieri l’atteso “Decreto Rilancio” che tra le varie misure prevede anche l’esenzione dell’Iva, con diritto alla detrazione, per le cessioni effettuate nel corso del 2020 di mascherine chirurgiche e mascherine Ffp2 e Ffp3.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: tutto male ciò che finisce male.

Uncategorised Posted on Tue, May 12, 2020 10:10:38

Fin da subito siamo stati molto critici rispetto all’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in 0,50 euro (oltre all’iva di Legge), ritenendola un atto di irriconoscenza nei confronti di quei molti Farmacisti che in questi mesi di grande emergenza, difronte all’imbarazzante mancanza nel mercato di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale si sono adoperati in ogni modo per sopperire alle richieste non solo della propria clientela, ma anche e soprattutto di molti operatori sanitari.

Infatti, in attesa che venisse fatta chiarezza, l’impressione era che le Farmacie in questa vicenda stessero subendo “oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa”.

Critici siamo stati anche rispetto alle parole usate dal Commissario straordinario a margine della sigla del relativo Protocollo d‘intesa con cui ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0,50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Abbiamo infatti avuto subito l’impressione che le Farmacie, utilissime nell’emergenza, ora erano destinate a diventare “solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro”.

A poco più di due settimane, la realtà è che le Farmacie hanno in magazzino mascherine acquistate a prezzi ben superiori al prezzo imposto di vendita. Spesso, senza la documentazione necessaria per ottenere il promesso complicato “ristoro”. I clienti che esigono -stanti i proclami del Governo- di acquistarle a 0,50 euro (oltre all’iva di Legge). E gli attesi approvvigionamenti, promessi da Arcuri, al prezzo d’acquisto calmierato di 0,40 euro, che tardano ad arrivare. Anzi, non arrivano proprio!

In questa situazione, a dir poco insostenibile, il Commissario straordinario in un’intervista rilasciata a Repubblica, è andato al contrattacco, affermando: “La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti. (…) Le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere. L’unica mia colpa è di non aver voluto sanare mascherine prive di autorizzazioni che i responsabili della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio. (…) L’unica evidente verità è che non essendo in grado di approvvigionarsi delle mascherine, adesso provano a scaricare le loro responsabilità sul Commissario. Oppure, peggio ancora, aumentando il prezzo. (…) sempre più negozi della grande distribuzione vendono le mascherine a 0,50 centesimi, più Iva. (…) Il prezzo massimo è stato fissato nell’esclusivo interesse dei cittadini. Anche perché chi oggi afferma di non avere mascherine e di aver bisogno delle forniture del Commissario, fino a qualche settimana le aveva e le faceva pagare ben di più ai cittadini”.

Parole assolutamente inaccettabili. Offensive. Forse, come dice Confindustria, dettate da cattivi consiglieri.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la firma del Protocollo d’intesa per ottenere il “ristoro”

Uncategorised Posted on Sun, May 03, 2020 21:33:45

Un passo in avanti. Forse. Il primo maggio è stato siglato un Protocollo d’intesa tra il Commissario straordinario Arcuri, la Fofi, Federfarma e Assofarm per definire la complicata situazione venutasi a creare a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Ordinanza n. 11 del 26 aprile scorso.

L’Ordinanza, che fissa il prezzo massimo di vendita al pubblico delle mascherine chirurgiche in € 0,50, oltre all’iva di Legge, aveva infatti suscitato in settimana molte critiche in quanto il prezzo di vendita imposto non solo non è remunerativo, ma spesso è inferiore al relativo prezzo di acquisto.

Dal Protocollo d’intesa si evince però le Farmacie che alla mezzanotte del 26 aprile avevano in giacenza mascherine chirurgiche acquisite ad un prezzo (netto iva) superiore a € 0,40 verranno indennizzate per la differenza. Analogo indennizzo spetterà anche quegli acquisti effettuati a decorrere dal 1° aprile, ma ricevuti tra il 27 aprile e il 3 maggio.

L’indennizzo è rappresentato dalla differenza tra i costi, al netto dell’iva, sostenuti dalle Farmacie per l’acquisto entro la mezzanotte del 26 aprile delle mascherine chirurgiche e il prezzo di € 0,40 per singola mascherina ceduta dal 27 aprile in poi e fino ad esaurimento scorte.

L’indennizzo verrà riconosciuto a fronte dell’esibizione:

  • della documentazione tecnica relativa alle quantità di riferimento (certificazione CE, ai test report relativi, conformità ai regolamenti UNI EN 14683, documentazione relativa a produzioni e importazione di mascherine chirurgiche effettuate in deroga al D.L. n. 18 del 17/3/2020 art. 15);
  • dell’estratto dell’inventario di magazzino relativo alle mascherine chirurgiche;
  • della dichiarazione resa dal legale rappresentante della farmacia circa il diritto al rimborso, accompagnata da una dichiarazione di conformità da parte del commercialista o del revisore legale.

Nel Protocollo è inoltre precisato che le mascherine monouso, aventi analoghe capacità protettive e correttamente presenti in commercio, sono equiparate a quelle richiamate nell’allegato 1 della citata Ordinanza n. 11/2020. Pertanto anche per queste mascherine scatta l’obbligo del prezzo di vendita imposto di € 0,50 e del relativo indennizzo a parità di condizioni.

Va purtroppo infine osservato che il Commissario Arcuri a margine della sigla del Protocollo ha precisato che a partire dal 4 maggio “gli italiani troveranno mascherine chirurgiche a 0.50 euro al netto di Iva in 50mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti. Da metà del mese diventeranno 100mila, uno ogni 600 abitanti.”

Insomma, le Farmacie sono state utili finora. Arrabattandosi per dare un servizio quando nessuno era in grado di farlo. Procurando le preziosissime mascherine per la popolazione e spesso anche per diversi operatori sanitari, sprovvisti. Ciononostante d’ora in poi saranno solo uno dei tanti canali di distribuzione. Sicuramente il più competente e adeguato. Ma nient’altro.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: la conservazione della documentazione fiscale e amministrativa di riferimento

Uncategorised Posted on Wed, April 29, 2020 06:59:31

Nella confusa situazione del prezzo di vendita delle mascherine e in attesa che il Governo precisi meglio le modalità operative con cui darà seguito all’impegno assunto dal Presidente Conte di togliere l’iva, si segnala la nota diramata oggi da Federfarma con riguardo all’Accordo dalla stessa sottoscritto con il Commissario straordinario per l’emergenza, la Fofi e Assofarm.

Il sindacato di categoria, alfine di facilitare la determinazione di quel mal definito “ristoro” che le Farmacie dovrebbero ricevere a seguito della vendita a soli € 0,50 (netto dell’iva), di mascherine acquistate a prezzi superiori,invita le Farmaciea conservare “la documentazione fiscale e amministrativa di riferimento che evidenzi lo scarto tra prezzo di acquisto e prezzo di cessione”.

In considerazione di ciò e in attesa di ulteriori auspicati sviluppi, le Farmacie che avessero in giacenza mascherine facciali (standard uni en 14683) di Tipo 1, di Tipo 2 o di Tipo 3, dovranno pertanto conservare le relative fatture di acquisto e redigere un inventario aggiornato alla data del 26 aprile 2020.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



Il Coronavirus e il prezzo delle mascherine nella Fase 2: regna l’incertezza

Uncategorised Posted on Mon, April 27, 2020 22:12:55

L’Ordinanza n. 11 /2020 con cui ieri sera il Commissario straordinario Arcuri ha stabilito che il prezzo di vendita al pubblico delle mascherine non possa essere superiore € 0,50 ha immediatamente sollevato molte critiche.

È infatti noto come in queste settimane i Farmacisti abbiano subìto la mancanza di questi dispositivi di protezione nel mercato: insufficienti non solo a soddisfare le richieste della popolazione, ma in primis l’esigenza di protezione loro e dei loro collaboratori nell’esercizio dell’attività.

In queste settimane i Farmacisti (abbandonati a se stessi!) si sono adoperati in ogni modo per far fronte a questa gravissima emergenza.

Hanno pagato prezzi gonfiati, in via anticipata, senza alcuna dilazione, per lotti spesso ingenti. Talvolta cadendo addirittura nella trappola di truffatori senza scrupoli. Ma alla fine sono riusciti a rifornirsi, sebbene non a un prezzo di acquisto tale da poter essere vendute a € 0,50 più iva.

L’applicazione dell’ultima Ordinanza parrebbe quindi imporre alle Farmacie di venderle sotto costo.

Invero, nel pomeriggio di oggi il Commissario straordinario Arcuri ha comunicato il raggiungimento di un Accordo con la Fofi, Federfarma e Assofarm volto a garantire alle Farmacie che negli ultimi giorni hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi di ricevere un ristoro e assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo.

Sempre oggi pomeriggio Arcuri ha reso noto che sono stati firmati contratti con alcune aziende italiane per la fornitura di 660 milioni di mascherine chirurgiche ad un prezzo medio di 0,38 €.

Ma tutto ciò cosa significa?

Veramente le Farmacie sono da oggi obbligate a vendere le mascherine sottocosto, in attesa di un fantomatico “ristoro”?

In attesa che venga fatta al più presto chiarezza, l’impressione è che le Farmacie in questa vicenda stiano subendo oltre ad un grave danno, un’ancor più inaccettabile beffa.

Giovanni Loi

Commercialista Venezia



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