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BLOG DI GIOVANNI LOI

Il blog sulla fiscalità, il diritto, la gestione economica delle farmacie e delle aziende operanti nel settore farmaceutico


Proroga alla riforma del sistema di remunerazione della Farmacia.

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, January 02, 2018 11:26:17

La
Legge 27 dicembre 2017, n. 205 – Bilancio
di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale
per il triennio 2018-2020
– meglio nota come “Legge di bilancio 2018”, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.302 del 29 dicembre 2017 – Suppl.
Ordinario n. 62, quest’anno funge anche da “Legge Milleproroghe”, a causa del
previsto scioglimento delle Camere disposto dal Presidente Sergio Mattarella
per fine legislatura.
Tra
le diverse proroghe disposte anche quest’anno in extremis dal Governo, interessa alla Farmacia soprattutto quella
contenuta al comma 1141, art.1, che rinvia di un anno, ovvero al 1° gennaio
2019, l’entrata in vigore del nuovo sistema di remunerazione della filiera del
farmaco.
L’attuale
sistema di remunerazione, caratterizzato dal riconoscimento all’Industria, alla
Distribuzione intermedia e alla Farmacia di una percentuale stabilita per Legge
del prezzo di vendita al pubblico del medicinale, è ormai del tutto incapace di
remunerare adeguatamente il Canale e
soprattutto le Farmacie e i Grossisti dell’attività svolta e degli investimenti
sostenuti.
Del
resto l’attuale sistema di remunerazione è stato definito in un’epoca in cui i
prezzi dei farmaci erano quantomeno costanti, se non addirittura crescenti, riuscendo
quindi a garantire margini appropriati.
Oggi
il mercato del farmaco distribuito attraverso il Canale Farmacia, si caratterizza invece, da un lato, per la progressiva
riduzione dei prezzi a causa della “genericazione delle vendite” e, dall’altro,
per l’incremento degli sconti e delle trattenute praticati dal Servizio
sanitario nazionale.
Il
fenomeno, del resto comune a molti altri Paesi, qualora non affrontato
attraverso la decisa revisione del modello, è destinato a pregiudicare la
sostenibilità dell’intera filiera distributiva e quindi -in ultima- la stessa
tutela della salute pubblica.
Proprio
per ciò, ancora nel 2010, la questione è stata sollevata dal Governo (all’epoca
guidato da Berlusconi), che con il DL 78/2010 ha disposto l’avvio di un confronto
tecnico tra il Ministero della salute, il Ministero dell’economia e delle
finanze, l’AIFA e le associazioni di categoria maggiormente rappresentative,
per la revisione dei criteri di remunerazione della spesa farmaceutica.
L’invito
del Governo cadde purtroppo nel nulla al punto che due anni dopo, stante l’urgenza
e la drammaticità della situazione, il nuovo Governo Monti ha stabilito che:
1) A decorrere dal 1 gennaio 2013, l’attuale sistema
di remunerazione della filiera distributiva del farmaco fosse sostituito da un
nuovo metodo, definito con decreto del Min. Salute, di concerto con il MEF,
previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le
Regioni, sulla base di un accordo tra le associazioni di categoria maggiormente
rappresentative e l’Aifa;
2) In caso di mancato accordo tra tutti gli attori
coinvolti, onde garantire comunque il rispetto del suddetto termine, il Governo
avrebbe provveduto direttamente e autonomamente, con un decreto del Ministro
della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
Purtroppo
la storia è nota: non solo non è stato trovato alcun accordo tra le
associazioni di categoria, invero solo timidamente ricercato nell’autunno del
2012, ma neppure i deboli Governi di questi anni sono stati in grado di imporre
per decreto la necessaria riforma.
Ecco
allora il balletto delle proroghe: il 1° gennaio 2013 è stato dapprima ottimisticamente
rinviato al 30 giugno 2013, per poi slittare al 1° gennaio 2014, poi al 1°
gennaio 2015, poi al 1° gennaio 2016, poi al 1° gennaio 2017, poi al 1° gennaio
2018 ed ora al 1° gennaio 2019. Con questa, siamo così arrivati alla settima
proroga.
Decisamente
troppo, considerato che a finanziare quest’inerzia sono stati soprattutto i
farmacisti, che in questi anni hanno assistito al crollo degli utili derivanti
dal fatturato mutualistico, ovvero da quello che dovrebbe rappresentare il core business della loro attività.
Giovanni Loi
Commercialista
Venezia



Legge di bilancio 2018: alcune novità per la Farmacia.

FISCO E FARMACIE Posted on Fri, December 29, 2017 21:38:08

Tra le varie disposizioni contenute
nella Legge di bilancio, meritano un richiamo due importanti norme che
riguardano la Farmacia, sebbene più rivolte alla farmacia del futuro che a
quella di oggi.
Innanzitutto si segnala un intervento
a favore dell’Enpaf, considerato che, a seguito dell’approvazione della Legge
sulla concorrenza e quindi della possibilità anche per i “non-farmacisti”
(ovvero di soggetti non iscritti all’Istituto previdenziale di categoria) di
essere soci di società titolari di farmacia, avrebbe subito una pericolosa riduzione
delle proprie entrate.
La Legge di bilancio 2018 è quindi intervenuta
prevedendo che le società di
capitali, le società cooperative a responsabilità limitata e le società di
persone proprietarie di farmacie private, qualora i soci “non-farmacisti”
abbiano la maggioranza del capitale sociale, dovranno versare all’Enpaf un
contributo pari allo 0,5% del fatturato annuo netto iva.
Il contributo
dovrà essere corrisposto entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento ai
valori di fatturato dell’anno precedente.
Un’altra importante disposizione
riguarda la “Farmacia dei servizi” che, come noto, stenta a decollare a causa della
ridotta, se non assente, convenienza economica per la farmacia: costretta a
sostenere elevati costi a fronte di ricavi spesso contenuti o irrisori.
Nella Legge di bilancio è previsto l’avvio in forma sperimentale della
remunerazione delle prestazioni erogate dalle farmacie con oneri a carico del
Servizio sanitario nazionale.
La sperimentazione riguarderà
complessivamente nove Regioni, con popolazione residente superiore ai due
milioni, distribuite lungo tutto il territorio nazionale, di cui tre verranno
selezionate dal Min. della Salute (di concerto col MEF e la Conferenza Stato-Regioni)
già nel 2018, altre tre nel 2019 e infine ulteriori tre nel 2020.
L’importo stanziato per la
sperimentazione è pari ad euro 6 milioni il primo anno, 12 milioni il secondo e
18 milioni l’ultimo.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Aumentati i limiti di fatturato che danno diritto a ridotti “Sconti SSN”

FISCO E FARMACIE Posted on Sun, December 24, 2017 16:35:24

Dal primo di gennaio 2018 cresce il
numero di farmacie aventi diritto alla riduzione degli sconti passivi a favore
del Servizio sanitario nazionale.
Legge 4 dicembre 2017, n.172, all’art.
18-bis –Disposizioni in materia di
remunerazione delle farmacie per farmaci erogati dal Servizio sanitario
nazionale
– ha infatti stabilito:

Per
le farmacie rurali sussidiate il diritto ad applicare lo sconto forfettario di
1,5%
(invece degli sconti per fasce di
prezzo e della trattenuta aggiuntiva del 2,25%) qualora realizzino un fatturato mutualistico annuo inferiore ad euro
450.000,00
(il precedente limite era di euro 387.342,67);

Per
tutte le altre farmacie il diritto ad applicare una riduzione del 60% agli
sconti per fasce di prezzo e a non subire la trattenuta aggiuntiva del 2,25%,
qualora realizzino un fatturato mutualistico annuo inferiore ad euro 300.000,00

(il precedente limite era di euro 258.228,45).
Un
intervento senz’altro opportuno a sostegno delle “piccole farmacie”, piegate
negli ultimi anni dallo sfavorevole andamento della spesa sanitaria e spesso strutturalmente
incapaci, per dimensioni e posizione, di sviluppare le vendite libere.
Un
intervento però coerente con l’attuale sistema di remunerazione della farmacia,
ovvero dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale. Un sistema di
remunerazione, quello attuale, anacronistico e in attesa di una completa revisione,
come stabilito dal legislatore ancora nel lontano 2010 e che, qualora non
intervenisse l’ennesima e inopportuna proroga, dovrebbe entrare in vigore già
dal primo gennaio 2018.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza e il concorso straordinario

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, September 19, 2017 18:50:30

Il concorso previsto dal
Decreto Monti del 2012 per l’apertura di nuove sedi farmaceutiche,
conseguentemente alla riduzione del quorum,
si differenzia dal concorso “ordinario” per una serie di peculiarità volte di
fatto a favorire la celerità delle assegnazioni e, almeno inizialmente, i più
giovanni.
La norma prevedeva infatti, nella sua iniziale stesura, che gli interessati, di età non superiore ai 40 anni, in possesso dei
requisiti di legge
potessero concorrere
per la gestione associata, sommando i titoli posseduti
, condizionatamente
però, qualora all’esito della procedura concorsuale fossero risultati
vincitori, al mantenimento della gestione
associata (…) su base paritaria, per un periodo di dieci anni, fatta salva la
premorienza o sopravvenuta incapacità
.
La
norma, lodevole nelle intenzioni, risultò tuttavia fin da subito mal formulata
e foriera di molteplici difficoltà applicative.
A
seguito di un ampio dibattito dottrinale, a soli pochi mesi dalla sua entrata
in vigore, intervenne il DL n. 95/2012 prevedendo una serie di aggiustamenti e
chiarimenti. In particolare, circa la partecipazione in via associata, si
stabilì che non sussistesse più il limite dei 40 anni d’età.
Decadeva
così l’unica vera giustificazione a quel “mostro giuridico” rappresentato dalla
“partecipazione in forma associata”.
Un
“mostro” difficile da domare, che da allora ha aperto la strada a una
molteplicità di contenziosi, che neppure le precisazioni dell’allora Min.
Balduzzi, attraverso la nota ministeriale del novembre di quello stesso
famigerato 2012, è riuscita a contenere.
Oggi,
a cinque anni di distanza e nel bel mezzo della procedura concorsuale, la Legge
n. 124/2017 interviene nuovamente sul punto, riducendo il termine iniziale di
dieci anni per il mantenimento della partecipazione societaria a tre anni.
Il
termine triennale coincide con il termine minimo di possesso della titolarità
previsto dalla normativa speciale di riferimento e di fatto tende a equiparare
i partecipanti in forma associata agli altri partecipanti.
In
attesa che la giurisprudenza strutturi una più ampia e definitiva linea
interpretativa dell’intera disposizione riguardante la partecipazione in forma
associata al concorso straordinario, auspichiamo che presto intervengano
ulteriori chiarimenti normativi.
Giovanni Loi
Commercialista
Venezia



La Legge sulla concorrenza e i farmaci ospedalieri

FISCO E FARMACIE Posted on Sat, September 16, 2017 12:44:44

Ai
sensi dell’art.92, DLgs n. 219/2006, quei medicinali che per caratteristiche
farmacologiche o innovatività o modalità di somministrazione o per altri motivi
di tutela della salute pubblica non possono essere utilizzati in condizioni di
sufficiente sicurezza al di fuori di strutture ospedaliere, sono definiti “medicinali
utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero” e sull’imballaggio esterno
devono riportare le frasi: «Uso riservato agli ospedali. Vietata la vendita al
pubblico».
Tenuto
conto delle caratteristiche specifiche di questi medicinali, l’AIFA ha la
facoltà di stabilirne l’uso esclusivamente in alcuni centri ospedalieri o anche
in “strutture di ricovero a carattere privato”.
In
ogni caso questi medicinali vengono forniti dai produttori e dai grossisti
direttamente alle strutture autorizzate a impiegarli o agli enti da cui queste
dipendono ovvero, ai sensi del comma 162 dell’art. 1 della recente Legge
annuale per il mercato e la concorrenza, alle farmacie.
Circa
quest’ultime tuttavia non è chiaro se il riferimento sia a tutte le farmacie oppure
solo a quelle in possesso dell’autorizzazione alla distribuzione all’ingrosso
di medicinali, come appunto regolate dal DLgs n. 219/2006.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza e il trasferimento delle farmacie soprannumerarie

FISCO E FARMACIE Posted on Tue, September 12, 2017 21:47:27

Un’ulteriore
novità introdotta dalla Legge 4 agosto 2017 n.124 è rappresentata dalla
possibilità concessa alle farmacie soprannumerarie di trasferirsi territorialmente
da un Comune all’altro della stessa Regione, qualora ricorrano determinate
condizioni.
In
particolare è necessario che le farmacie soprannumerarie:

non siano sussidiate;

non siano state vinte in base a concorso straordinario, ex art. 11, Legge n. 27/2012;

siano site in Comuni con una popolazione inferiore a 6.600 abitanti e quindi in
Comuni che, in base all’attuale quorum,
abbiano diritto a non più di due sedi farmaceutiche;

siano divenute soprannumerarie per effetto del decremento della popolazione;

presentino un’apposita istanza e, qualora accolta, paghino una tassa di
concessione governativa una tantum di
euro 5.000.
È
inoltre richiesto che:

i Comuni in cui le farmacie soprannumerarie possono essere trasferite abbiano
un numero di farmacie inferiore a quello spettante in base all’attuale quorum;

venga redatta una graduatoria regionale delle varie Istanze di trasferimento,
che tenga conto dei titoli posseduti e dell’ordine cronologico di ricevimento;

il trasferimento si perfezioni entro il termine della procedura biennale del
concorso ordinario per sedi farmaceutiche.
Tale
procedura, che dovrebbe consentire una ridistribuzione delle sedi farmaceutiche
su base regionale, in considerazione dei flussi demografici, si presta tuttavia
a diverse interpretazioni, che potrebbero originare molti nuovi contenziosi.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza, l’ereditarietà e ulteriori incongruenze

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, September 06, 2017 09:49:15

Uno
degli aspetti che ha maggiormente caratterizzato la regolamentazione del
settore della distribuzione farmaceutica nel nostro Paese riguarda la rigida
disciplina della trasmissione ereditaria della titolarità di farmacia.
Una
disciplina particolarmente tutelante per la famiglia del socio o titolare di
farmacia, che è stata in passato oggetto di accese discussioni, anche sulla
stampa generalista, per la presenza, da un lato, di restrittive norme sui
requisiti soggettivi che dovevano essere necessariamente posseduti dai terzi per
l’acquisizione della titolarità e, dall’altro, le importanti deroghe concesse invece
agli eredi del farmacista defunto.
Fino
al 2006 infatti la Legge prevedeva che alla morte del titolare/socio i suoi
eredi, qualora non fossero stati “farmacisti-idonei”, avevano a disposizione tre
anni per cedere la farmacia o la relativa partecipazione ereditata, ma il termine
si allungava fino al compimento del trentesimo anno di età dell’erede (purché
si trattasse del coniuge o di un altro erede in linea retta entro il secondo
grado) o addirittura a dieci anni (purché l’erede si fosse iscritto alla
facoltà di farmacia).
Queste
deroghe, volte di fatto solo a consentire all’erede di acquisire i titoli
necessari al mantenimento della farmacia, hanno favorito nel tempo la
costituzione di vere e proprie dinastie e sono state spesso etichettate come espressione
di un insano corporativismo.
A
partire dal 2006 si è comunque assistito ad una radicale rivisitazione di
queste regole successorie, attraverso l’accorciamento del periodo di tolleranza
concesso agli eredi, che dapprima, con il tanto discusso Decreto Bersani, è
stato portato in tutti i casi a soli due anni e successivamente, nel 2012 con
il Decreto Cresci Italia di Monti, a dodici mesi dalla presentazione della
dichiarazione di successione.
Anche
la recente Legge sulla concorrenza interviene sul punto. Tuttavia, a differenza
delle precedenti, la riforma operata non è diretta, ma appare “incidentale”,
“scoordinata” e per certi versi “disarmonica”.
Infatti,
fermo restando che in senso generale qualora il socio sia una società e non una
persona fisica non ha più senso parlare di successione ereditaria, la norma di
riferimento è rimasta sul punto, sotto il profilo letterale, del tutto
immutata.
L’art.
7, Legge n.362/91 stabilisce infatti ancora che a seguito di acquisto a titolo
di successione di una farmacia, qualora
vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2
, l’avente
causa deve cedere la partecipazione nel termine di un anno dalla presentazione
della dichiarazione di successione. Tuttavia
il secondo periodo del comma 2
, che prima riguardava l’obbligo di essere
farmacista-idoneo, oggi prevede l’incompatibilità
con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione
scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza e le nuove regole per la proprietà della farmacia

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, August 30, 2017 07:34:02

A
seguito delle recenti modifiche normative introdotte dalla Legge sulla
concorrenza, per diventare socio di una società titolare di farmacia, oggi non è
più necessario essere “farmacista-idoneo”, ma è sufficiente non trovarsi in una
situazione di “non incompatibilità”.
Adesso
possono quindi divenire soci sia le persone fisiche sia le società purché non
svolgano qualsiasi altra attività nel settore della produzione e informazione
scientifica del farmaco, non esercitino la professione medica, non siano
titolari, gestori provvisori, direttori o collaboratori di altra farmacia, non intrattengano
qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.
L’incompatibilità
prima in vigore tra la qualifica di socio e qualsiasi altra attività esercitata
nel settore della intermediazione del farmaco è stata invece ora abrogata.
La
verifica di eventuali incompatibilità spetta alla FOFI, all’Assessore alla
sanità della regione/provincia-autonoma, all’Ordine provinciale dei farmacisti
e all’ASL competenti per territorio.
È
infine assegnato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato il
compito di assicurare il rispetto di queste disposizioni, attraverso
l’esercizio dei poteri di indagine, di istruttoria e di diffida attribuitili
dalla Legge n. 287/90.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza, le grandi catene e il paradosso dei prezzi

FISCO E FARMACIE Posted on Sun, August 27, 2017 07:03:06

Il mercato delle
compravendite di farmacie è caratterizzato da prezzi in genere elevati. Molto
più alti di quelli che mediamente si praticano nelle transazioni degli esercizi
commerciali.
La ragione è duplice.
Innanzitutto le farmacie si distinguono per un elevato valore intrinseco,
dovuto alla buona probabilità dei redditi e/o flussi finanziari positivi nel
prossimo futuro. La tipologia di prodotti offerti e di bisogni soddisfatti,
uniti al continfentamento delle autorizzazioni e alla equidistribuzione
territoriale stabilita dalla normativa speciale di settore, rappresentano
infatti una forte garanzia per il cessionario, l’acquirente.
In secondo luogo,
proprio il “numero chiuso” e la “scarsità” delle
autorizzazioni ha comportato, come per ogni “bene raro”, prezzi di
transazione elevati.
La Legge sulla
concorrenza sostanzialmente non modifica la capacità reddituale attuale e
prospettica della farmacia e pertanto non ne altera il valore intrinseco.
Modifica invece significativamente la struttura del mercato della compravendita
di farmacie.
In condizioni di
stabilità della “offerta” di farmacie (non potendone essere aperte di nuove),
l’aumento della “domanda”, dovuta all’ingresso nel mercato di nuovi soggetti
abilitati ad acquisirle, farà inevitabilmente aumentare i prezzi di
trasferimento.
La formazione delle
grandi catene, proprio in quanto il numero delle autorizzazioni è contingentato
e stabilito in base al numero degli abitanti (quorum), potrà avvenire
solo attraverso la compravendita delle esistenti. Facendone lievitare i prezzi.
Questa bolla
speculativa, di cui potranno giovarsi in primis gli attuali
titolari, si tradurrà necessariamente in maggiori oneri finanziari e maggior
ammortamenti che i nuovi acquirenti dovranno sostenere.
Maggiori costi che
verranno necessariamente e talvolta astutamente ribaltati sul mercato e quindi
anche sul consumatore finale. Paradossalmente quindi l’effetto sarà opposto a
quello tanto “sbandierato” dal ex ministro Guidi e da tutti i
sostenitori della Legge sulla concorrenza, secondo cui la formazione delle
grandi catene dovrebbe consentire la formazione di economie di scala negli
acquisti, nella gestione delle risorse in genere, nella gestione del personale,
nelle politiche commerciali, finanziarie e quindi in una riduzione dei prezzi
di vendita dei prodotti, a tutto vantaggio del consumatore finale.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza, le grandi catene e l’incoerenza della norma

FISCO E FARMACIE Posted on Fri, August 18, 2017 20:24:54

In
generale la Legge appena varata dal Parlamento, recependo il disposto dell’art.
47, comma 4, Legge n.99/09, è volta a rimuovere gli ostacoli regolatori, di
carattere normativo o amministrativo, all’apertura dei mercati; promuovere
(appunto!) lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori.
Nella
Relazione di accompagnamento al disegno
di legge
infatti, non solo si afferma che la libera concorrenza stimola la performance economica e offre ai
consumatori una scelta più ampia di prodotti e di servizi di migliore qualità e
prezzi più competitivi, ma anche e soprattutto si specificano la finalità che
la norma intende perseguire nel tempo. Gli obiettivi di:

lungo periodo: sono la crescita del Pil e
l’aumento del reddito e dell’occupazione;

medio periodo: sono l’aumento della
concorrenza e della contendibilità dei mercati dei servizi di riferimento e la
tutela dei consumatori;

breve periodo: sono l’eliminazione di
alcune barriere all’entrata e la riduzione dei costi per i consumatori.
Nella
Relazione sono inoltre individuati
alcuni indicatori (tratti dalla scienza economica) in grado di misurare il raggiungimento
dei singoli obiettivi.
L’Indice
di Lerner, ad esempio, misura il potere monopolistico di un’impresa in base ai
prezzi che riesce a praticare, mentre l’Indice di Herfindahi-Hirschman, misura
il grado di concentrazione del marcato in base al numero di imprese ivi
presenti.
Pertanto
il superamento delle piccole catene di farmacie, attraverso l’eliminazione del limite
massimo delle 4 farmacie per provincia, che aveva finora garantito la
parcellazione del mercato in una moltitudine di piccole e micro imprese
indipendenti, è quindi contrasto con le finalità generali della norma. Anzi, il
nuovo limite del 20% su base regionale, favorendo la concentrazione del mercato
in poche grandi catene, muove esattamente nella direzione opposta a quella
voluta o (se non altro) dichiarata.
A
tutta evidenza, paiono quindi una forzatura de tutto non convincente, da un
lato, gli obiettivi per il settore della distribuzione farmaceutica definiti nella
Relazione (nel breve: l’eliminazione
di un vincolo ingiustificato alla libertà di organizzazione dell’attività d’impresa,
mentre nel medio-lungo: la modernizzazione della distribuzione farmaceutica, la
differenziazione dell’offerta e la riduzione dei prezzi per i consumatori);
dall’altro lato, gli indicatori che dovrebbero misurare l’efficacia
dell’intervento (il numero delle società di capitali titolari di farmacie
costituite; il tasso di incremento di tale numero negli anni successivi al primo;
l’andamento del numero delle licenze per società titolare; livello generale,
nel medio-lungo periodo, l’indicatore del livello medio dei prezzi delle specialità
farmaceutiche e la marginalità media sui farmaci).
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



La Legge sulla concorrenza: tra piccole e grandi catene di farmacie

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, August 16, 2017 08:32:20

L’impresa-farmacia,
per il carattere personalistico e professionale, che la caratterizza, è da sempre
stata associata alla gestione di un unico punto vendita.
Anche
quando nel 1991 il Legislatore ha permesso alle società di persone di possedere
farmacie, ha previsto, come oggetto sociale,
esclusivamente la gestione di “una” (e una sola!) farmacia.
È
stato solo nel 2006 il min. Bersani, con il noto Decreto (DL n.223/06), a consentire
alle società abilitate di acquisire più farmacie, ma con notevoli limitazioni. Infatti
ha previsto che:

le farmacie fossero non oltre le quattro e
tutte all’interno della stessa provincia;

il numero dei soci (farmacisti) almeno pari
al numero delle farmacie, di modo che ciascun socio fosse direttore al massimo
di una sola farmacia.
La
conseguenza è stata la formazione di poche e soprattutto “piccole catene”, che
di fatto non hanno modificato la struttura del Settore.
Uno
dei principali obiettivi della recente Legge sulla concorrenza –come ha
precisato lo stesso min. Guidi nella relazione introduttiva al Disegno di Legge-
è invece proprio quello di permettere la formazione delle “grandi catene”, nella
convinzione che possano favorire economie di scala e quindi un miglioramento
dell’efficienza a vantaggio del consumatore finale.
La
norma appena varata prevede infatti (comma 157) innanzitutto la possibilità per
le società di capitali di acquisire farmacie, ai non farmacisti di esserne
soci, ai direttori sanitari di non essere necessariamente soci; in secondo
luogo (sempre il comma 157) abolisce i precedenti limiti delle quattro farmacie
per provincia, introducendone (comma 158) di nuovi e notevolmente più ampi.
Le
società possono infatti ora controllare, direttamente o indirettamente, ai
sensi degli articoli 2359 e seguenti del codice civile, non più del 20 per
cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o
provincia autonoma.
Limiti
non solo molto ampi, ma anche mal definiti. In quanto non è chiaro se la
società debba avere farmacie solo all’interno di una stessa regione (come
accadeva in precedenza con le provincie) oppure in più regioni.
Limiti
infine facilmente aggirabili, al punto che è previsto dalla nuova Legge (comma
159) che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato provveda ad
assicurarne il rispetto attraverso l’esercizio dei poteri di indagine, di
istruttoria e di diffida ad essa spettanti.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Il DDL Concorrenza e le possibili degenerazioni del mercato

FISCO E FARMACIE Posted on Sat, August 12, 2017 09:39:23

Il
mercato della farmacia in Italia -come noto- è caratterizzato da un rigido
sistema normativo, volto a garantire il soddisfacimento di un bisogno di
primaria importanza, costituzionalmente garantito, quale quello della salute.
Questo
Sistema finora si è retto su alcuni capisaldi quali, per esempio, l’esclusività
della vendita dei farmaci (di fascia A); il contingentamento delle autorizzazioni
(in base alla popolazione); l’equidistribuzione territoriale (attraverso
l’identificazione delle piante organiche
o zone); la proprietà, gestione e
responsabilità sanitaria dell’esercizio-farmacia esclusivamente ai farmacisti (in
possesso di stringenti requisiti soggettivi).
Insomma,
un impianto normativo coerente e volto a favorire l’istaurarsi di uno stretto
legame tra farmacista-Farmacia-popolazione.
Il
farmacista doveva infatti svolgere una vera e propria missione sul territorio,
non poteva essere un semplice imprenditore, un puro investitore, uno
speculatore.
Era
soprattutto un professionista destinato a servire un territorio ben definito,
assumendosene tutta la responsabilità sanitaria, ma “anche” imprenditoriale, economica
e patrimoniale.
Con
l’approvazione del DDL Concorrenza, tutto
ciò viene superato e si creano i presupposti per l’ingresso potente, se non addirittura
prepotente (!), delle multinazionali, della finanza e del “grande capitale” in
genere. Per la spersonalizzazione del servizio. Per una nuova Farmacia, non più
dei farmacisti o solo dei farmacisti.
I
rischi più evidenti sono quelli, da un lato, della degenerazione dei piccoli
esercizi di vicinato, a conduzione famigliare, in grandi catene e category killer, ispirate più da logiche
di business, che di salute, e dall’altro,
della distorsione del mercato, che si realizzerebbe nel momento in cui l’offerta
di prodotti farmaceutici, non fosse più guidata dalla domanda ovvero dalle
esigenze di salute del cliente, ma dall’interesse economico-finanziario dell’Industria
e/o della Distribuzione intermedia.
Purtroppo
per evitare questi rischi, si sarebbe dovuto intervenire in modo incisivo sulle
“incompatibilità”. In oltre due anni di dibattito parlamentare, c’era tutto il
tempo per farlo e correggere una norma malscritta e pericolosa. Non lo si è
voluto fare. Non è stato fatto.
La
scelta politica è quella di una radicale trasformazione del Settore e di un servizio,
che finora aveva dato ottimi risultati in termini di presidio sanitario e di
contenimento della spesa pubblica.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Il DDL Concorrenza, le società di capitali e i primi riflessi fiscali

FISCO E FARMACIE Posted on Wed, August 09, 2017 06:35:29

Il
reddito prodotto dalla farmacia, sia in forma di ditta individuale che di
partecipazione in società di persone (s.a.s. e s.n.c.), è in via ordinaria imputato
per “trasparenza” direttamente alla persona fisica: all’imprenditore o al socio.
È quindi assoggettato in base alle disposizioni del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi, DPR 917/1986) all’Irpef
(Imposta sul reddito delle persone fisiche) ovvero ad un’aliquota progressiva, che
varia dal 23% al 43% a seconda degli
scaglioni di reddito realizzati. A prescindere che tali redditi siano stati effettivamente
prelevati/distribuiti dal farmacista imprenditore/socio.
L’approvazione
della Legge sulla concorrenza, introducendo le società di capitali quale
ulteriore forma di gestione della farmacia (privata), comporta la possibilità
di adottare un regime di tassazione completamente diverso, opposto a quello finora
naturalmente applicato.
Il
regime ordinario di tassazione dei redditi di impresa prodotti dalle società di
capitali è infatti quello dell’Ires (Imposta sul reddito delle società). Per
tali redditi il Tuir prevede due livelli di tassazione:

in capo alla società con un’aliquota fissa,
proporzionale (art.77, Tuir), pari oggi per effetto delle modifiche introdotte
dall’ultima Legge di Bilancio al 24%;

in capo alla persona fisica/socio/azionista, solo in caso
di distribuzione di utili/dividendi, con le aliquote marginali crescenti Irpef
(dal 23% al 43%).
A
complicare il quadro vi sono poi i regimi opzionali, che possono essere scelti
sia dalle ditte individuali/società di persone sia dalle società di capitali e
che si sostanziano di fatto nell’applicazione, con alcune sfumature, delle
regole del regime fiscale opposto a quello naturale.
È
così possibile, da un lato, che le società di capitali scelgano di essere
tassate per “trasparenza”, con diretta imputazione del reddito pro quota ai soci (artt. 115-116, Tuir),
e dall’altro che le ditte individuali/società di persone optino (art.55-bis, Tuir) per l’applicazione dell’Imposta
sul reddito d’impresa (Iri), e quindi per i due livelli di tassazione (società/persona)
propri delle società di capitali.
Pertanto
una delle prime conseguenze dell’approvazione della Legge sulla concorrenza è la valutazione anche sul piano fiscale
del regime fiscale più conveniente a cui ora è possibile assoggettare i redditi
derivanti dall’esercizio di farmacie private.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Il DDL Concorrenza, le società di capitali e la maturazione dell’impresa-farmacia

FISCO E FARMACIE Posted on Mon, August 07, 2017 08:21:53

Una
delle più significative modifiche introdotte dalla recente Legge annuale per il mercato e la concorrenza (meglio nota come DDL Concorrenza) è la possibilità di
gestire le farmacie private anche sotto la veste giuridica delle società di
capitali.
Tale
possibilità era infatti finora concessa alle sole ditte individuali, alle
società di persone (s.a.s. e s.n.c.) e alle (pochissime) società cooperative a
responsabilità limitata.
Le
società di capitali si dividono in S.p.a. (società per azioni), S.a.p.a. (società
in accomandita per azioni), S.r.l. (società a responsabilità limitata) e,
recentemente, S.r.l.s. (società a responsabilità limitata semplificata).
Le
società di capitali, come suggerisce il nome, si distinguono dalle società di
persone in quanto il fattore prevalente non sono le persone dei soci (il c.d. “intuitus personae”), ma il capitale
dagli stessi conferito, che diventa capitale sociale. Hanno piena e perfetta
autonomia patrimoniale: i beni conferiti dai soci diventano beni di proprietà
della società.
Le
società di capitali hanno una propria “personalità giuridica”: sono soggetti di
diritto a sé stanti, formalmente distinti dalle persone dei soci.
Le
società di capitali hanno -insomma- un proprio patrimonio, propri diritti e
proprie obbligazioni, distinti da quelli personali del socio. Di conseguenza, i
creditori personali del socio non possono soddisfarsi sul patrimonio della
società (di capitali), né i creditori sociali possono soddisfarsi sul
patrimonio personale del socio.
È
infatti la società (di capitali) a rispondere, con il proprio patrimonio, delle
obbligazioni sociali, mentre il socio gode (generalmente) di una responsabilità
limitata al solo capitale conferito.
Tuttavia,
considerato che il patrimonio sociale costituisce l’unica garanzia concessa ai
creditori della società, il Codice civile prevede specifiche norme che ne
disciplinano la consistenza minima del capitale, la preservazione del
patrimonio, la redazione del bilancio e in genere la pubblicità di tutti i
fatti rilevanti della vita sociale.
Pertanto
una gestione patrimoniale disattenta, che nelle società di persone e ancor più nelle
ditte individuali, è -tutto sommato- tollerata in primis dal legislatore, nelle società di capitali è inammissibile.
La
norma civilistica infatti, al fine di tutelare l’integrità del capitale
sociale, stabilisce una serie di vincoli alla distribuzione degli utili.
Così
nelle società di capitali i soci non possono prelevare a piacimento denaro dalle
casse sociali, ma gli utili possono essere prelevati (o meglio: distribuiti!) soltanto
se effettivamente realizzati e dopo gli accantonamenti obbligatori a “riserva”.
Inoltre, se la società ha subìto una perdita, non si possono distribuire utili
fino a quando la perdita non sia stata interamente coperta o il capitale
sociale ridotto in misura corrispondente.
Nelle
Farmacie che assumeranno la veste di società di capitali si dovrà quindi fare
molta più attenzione sia ai prelievi, ma anche a tutta una serie di formalismi
quali, per esempio, la redazione e il deposito in Camera di commercio del
bilancio, la regolare tenuta dei Libri sociali obbligatori, la verbalizzazione
delle assemblee dei soci e dei consigli di amministrazione.
Tutto
ciò consentirà certamente una “maturazione” imprenditoriale della Farmacia e la
metterà in buona parte al riparo da quei dissesti finanziari che la hanno in
parte recentemente interessata.
Si
tratta di capire se questa maturazione riguarderà anche i Farmacisti oppure se
per loro non ci sarà più posto nel mondo dell’imprenditoria.
Se
la complessa figura del “farmacista-imprenditore”, sia destinata a risolversi
con la scomparsa dell’imprenditore.
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Il DDL Concorrenza: Cara Farmacia, pace all’anima Tua

FISCO E FARMACIE Posted on Sat, August 05, 2017 08:07:04

È
finita un’epoca. Nel quasi silenzio generale è morta la farmacia tradizionale. Dopo
una lunga agonia, se ne è andata.
Nessun
funerale. Nessuna commemorazione. Nessuno sciopero. Neppure quelle “lenzuolate”
che avevano accompagnato nell’estate del 2006 l’approvazione del Decreto
Bersani.
Forse
il maggior caldo di questo particolare agosto. Forse la rassegnazione di una categoria
che nell’ultimo decennio ha visto sgretolarsi molte delle proprie certezze. La stessa
propria identità.
Farmacia
e Farmacista erano da sempre un’unica cosa. Corpo e anima di un servizio di
primaria importanza.
Fino
al ’91 infatti solo un farmacista, in possesso di particolari requisiti, poteva
essere titolare di farmacia, mantenendone la responsabilità sanitaria e la
gestione sotto forma di ditta individuale.
Ma
anche dopo, quando con la Legge n.362/91 si diede la possibilità alle società
di persone (s.a.s. e s.n.c.) di acquisirne la titolarità, fu ribadita la
condizione che tutti i soci fossero farmacisti e che il direttore sanitario
fosse uno di essi.
Le
catene, o meglio le “piccole catene di farmacie”, nascono con Bersani nel 2006,
quando fu consentito a queste società di acquisire fino a quattro titolarità,
purché tutte all’interno della stessa provincia e, sempre al fine di
sottolineare l’impronta personalistica del sistema, con la condizione che i soci/direttori
fossero almeno pari al numero delle farmacie.
Oggi
invece, con la nuova Legge sulla concorrenza, chiunque potrà acquisire una,
due, dieci, mille farmacie.
Chiunque,
sì! Perché se è vero che permangono alcune “incompatibilità”, alcune
limitazioni, le possibilità di aggirarle sono ora molteplici.
Le nuove regole del gioco consentono
ai grandi capitali, ai grandi gruppi industriali e commerciali, alle
multinazionali e alla finanza, di entrare prepotentemente nel settore. Di snaturarlo.
Stravolgerlo.
Non solo la “personalizzazione” del
servizio, ma anche la tripartizione della filiera distributiva del farmaco
(industria, distribuzione intermedia, farmacia), che da sempre è stata garanzia
di efficienza e soprattutto di efficacia, viene di fatto superata.
Capire chi, alla fine di questa lunga
partita, abbia vinto e chi ha perso è facile.
Addio, caro vecchio, farmacista!
Giovanni
Loi
Commercialista Venezia



Il DDL Concorrenza è Legge!

FISCO E FARMACIE Posted on Thu, August 03, 2017 10:42:09

Il
Disegno di Legge sulla Concorrenza dopo oltre due anni di discussioni parlamentari
è stato definitivamente approvato dal Senato ed ora è Legge.
Con esso
entrano in vigore una serie di radicali modifiche alla normativa che disciplina
l’attività della farmacia in Italia.
In
particolare:
Il comma
157, stabilisce che:
– Possono essere titolari
dell’esercizio di farmacie private anche le società di capitali;
– È incompatibile
l’esercizio della professione medica con la qualifica di socio di farmacia;
– Per diventare socio
di farmacia non occorre più essere farmacista in possesso del requisito di
idoneità;
– La direzione della
farmacia privata gestita dalla società non deve più essere attribuita
necessariamente ad uno dei soci, ma può essere attribuita a qualsiasi
farmacista in possesso del requisito di idoneità;
– È stato abolito il limite delle
4 farmacie per Provincia e pertanto le società di farmacia possono
acquisire più titolarità senza limiti numerici e territoriali.
Il comma
158 stabilisce che le società di farmacia possono controllare direttamente o
indirettamente non più del 20% delle farmacie della Regione o della Provincia
autonoma di Trento o di Bolzano e il comma 159 stabilisce che l’Autorità
garante della concorrenza e del mercato verificherà che tali limiti siano
rispettati.
Il comma
160 abolisce di fatto l’incompatibilità tra la qualifica di socio di farmacia
privata e qualsiasi altra attività esercitata nel settore della intermediazione
del farmaco.
Il comma
161 stabilisce che le farmacie che:
– non
siano state vinte a concorso straordinario;
– siano
site in comuni con una popolazione inferiore a 6.600 abitanti;
– siano
divenute soprannumerarie per effetto del decremento della popolazione;
possono
trasferirsi in comuni della medesima Regione a cui spetti un numero di farmacie
superiore a quello esistente, previo accoglimento di apposita istanza.
Il comma
163 riduce da 10 a 3 anni il termine entro cui i vincitori in società di una
nuova farmacia mediante concorso straordinario siano obbligati a mantenere su
base paritaria l’iniziale rapporto.
Il comma
164 assegna al cittadino la scelta della modalità di ritiro del foglietto
sostitutivo conforme a quello autorizzato in formato cartaceo o analogico o
mediante metodi digitali alternativi e senza costi aggiuntivi per la finanza
pubblica.
Infine
il comma 165 stabilisce che gli orari e i turni di apertura e di chiusura delle
farmacie stabiliti dalle autorità competenti costituiscano il livello minimo di
servizio che deve essere assicurato da ciascuna farmacia, che potrà quindi
essere ampliato previa comunicazione all’autorità sanitaria competente,
all’Ordine dei farmacisti e alla clientela mediante affissione di cartelli
all’esterno della farmacia.
Giovanni Loi
Commercialista Venezia



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